![]() |
|
|
|
N. 7 luglio 2009
|
Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI, smm Guida
esperta e luminosa «Il ricco patrimonio mariano del Carmelo è
diventato nel tempo un tesoro per tutta la Chiesa» La memoria della beata Vergine Maria del monte Carmelo è una festa dell’Ordine dei Carmelitani, che fanno risalire la loro origine a un gruppo di eremiti sul monte Carmelo, in Palestina, e la cui Regola ottenne l’approvazione della Chiesa all’inizio del XIII secolo. Il generale dell’Ordine, san Simone Stock (+1265), supplicava la Vergine di dotare di qualche privilegio i frati che portavano il suo nome. Il 16 luglio 1251, secondo la tradizione, gli apparve la gloriosa Vergine e, tenendo in mano lo scapolare dell’Ordine, gli disse: «Ecco il privilegio che concedo a te e a tutti i figli del Carmelo. Chiunque muore rivestito di questo abito sarà salvo». Quel 16 luglio fu scelto come data per una festa mariana dell’Ordine, introdotta tra il 1376 e il 1386. Dato il rapido diffondersi delle confraternite dello scapolare, la festa si estese da diocesi a diocesi, da nazione a nazione, sotto il titolo di "Commemorazione solenne della Beata Maria Vergine del monte Carmelo". Fu estesa a tutta la Chiesa da Benedetto XIII nel 1726. Se nel Codice delle rubriche del 1960 fu ridotta a semplice commemorazione, nel Calendario romano del 1969 è stata ripristinata quale memoria facoltativa, perché si tratta – rilevava Paolo VI – di una delle feste che, «celebrate originariamente da particolari famiglie religiose, oggi, per la diffusione raggiunta, possono dirsi veramente ecclesiali» (Marialis cultus 8).
Giovanni Paolo II nel 2001, 750mo anniversario della consegna dello scapolare, nel suo messaggio ai Carmelitani scriveva: «Il ricco patrimonio mariano del Carmelo è divenuto nel tempo un tesoro per tutta la Chiesa». Patrimonio così sintetizzabile: la vita mariana del Carmelo raggiunge il suo apice mirabile nell’unione mistica con Maria. Madre, sorella, patrona I primi eremiti medievali del Carmelo (sec. XII) e i loro eredi non volevano essere altro che discepoli di Gesù, e perciò scelsero di «vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servirlo con cuore puro e totale dedizione» (Regola del XII sec.), come Maria, la madre di Gesù, divenuta madre dei suoi discepoli. Così il riferimento alla Vergine come madre, sorella e patrona appartiene al carisma dei Carmelitani, "Ordine tutto mariano". Difatti i frati che abitavano sul Carmelo «per la contemplazione delle cose celesti», erano detti "Fratelli della beata Vergine Maria", per la somiglianza con lei nella verginità. Nella formula di professione essi promettevano obbedienza a Dio e alla Vergine (Costituzioni del 1281) e si professavano frati dediti in «modo speciale» alla Vergine. Il priore generale, Pietro di Millaud, nel 1282 precisava che l’Ordine, appartenente a Maria, era stato fondato a lode e gloria della Vergine gloriosa.
Un itinerario La Vergine è guida sicura nel cammino dei contemplativi e dei fedeli verso la santa montagna: Cristo. Cammino che suppone la purificazione quotidiana e la spoliazione da tutto ciò che non è Dio, ma assicura un crescendo continuo di santità verso l’incontro beatificante con il Signore. Questo itinerario, chiamato "Salita al monte Carmelo" (espressione molto cara al linguaggio carmelitano), sarà agevolato con il presidio della Vergine Madre. Giunta nel regno del Figlio al coronamento del suo pellegrinaggio terreno – esplicita il Vaticano II – ella non ha deposto questa missione di salvezza: «Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62). Con Maria, guida esperta sulle vette, il fedele che cerca Dio passa dal monte Carmelo al monte che è Cristo. Nel sec. XVI i due dottori e riformatori dei Carmelitani, Teresa d’Avila (+1582) e Giovanni della Croce (+1591), fecero della "Salita al monte Carmelo" il simbolo di quel che san Bonaventura (+1274) chiamava l’«Itinerario dell’anima a Dio». "Chiragogia" Alla fine del 1800 la carmelitana Teresa di Lisieux (+1897) si rivolgeva alla Vergine come «l’incomparabile Madre» che cammina con i poveri e gli umili della terra «per la strada comune, per guidarli al cielo». In seguito Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, +1942), carmelitana martire di Auschwitz, è ben consapevole che la Vergine «può formare a propria immagine coloro che le appartengono... E chi sta sotto la protezione di Maria è ben custodito». Per la Stein, più che un «modello che ci sta di fronte», la Madre del Signore è una «persona che ci sta accanto» e, tenendoci per mano, ci guida nel cammino verso la perfezione cristiana. Ella parla di "chiragogia" o "accompagnamento per mano": la Madre accompagna i suoi figli «mano nella mano, verso Cristo».
«Somma nudità» I grandi mistici carmelitani hanno avuto un senso acuto della vita spirituale come "Cammino di perfezione" (Teresa d’Avila) o "Salita del monte Carmelo" (Giovanni della Croce) o "Piccola via" (Teresa di Lisieux). In questo itinerario dell’anima per giungere all’unione con Dio in Cristo, «nella somma nudità e libertà di spirito» per il conseguimento dei beni spirituali, è presente Maria, madre che accompagna i contemplativi verso le alte vette della santità. Un fervente scrittore carmelitano, Arnoldo Bostio (+1499), raccomandava: «Nessun giorno, nessuna notte, nessun cammino, nessuno studio, nessuna conversazione, nessuna gioia, nessuna fatica, nessun riposo devi trascorrere senza il ricordo di lei. Nello stesso vestibolo della memoria sia sempre la prima... Ogni giorno tu diverrai più grande, più interiore, più forte, più illuminato, più puro, diverrai migliore, poiché ella insegna le vie di Dio». Tre gradi Tra i mistici carmelitani che hanno ricevuto tale favore di unione, i più celebri sono la terziaria Maria Petyt (Maria di santa Teresa, +1677) e Michele di sant’Agostino (+1684) che, nella vita di lei e nel trattato Vita mariaforme e mariana descrive l’unione mistica con Maria distinguendo tre gradi:
"Traditio personae" Questa unione intima e stabile suppone, nella tradizione carmelitana, la "Traditio personae", il porsi completamente a disposizione della Vergine per giungere ad una vita mariaforme: esperienza di continua adesione d’amore a lei, in modo tale da vivere più intensamente la vita di identificazione con Cristo. Il fedele che si consegna alla Madre diviene più somigliante a suo Figlio: la Madre stampa nei figli i lineamenti stessi del volto del Figlio primogenito. B. Secondin-L. Gamboa Arostequi, Alle radici del Carmelo, Ocd 2006, pp. 235, € 14,00; C. Truzzi, Un monte, una madre, Ocd 2005, pp. 399, € 18,00. Sergio Gaspari |
|