Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2009

 Amori inseparabili
    Sergio Gaspari

 Anna
  
 Mariaxaveria Bertola

Il racconto di una festa di nozze
    Giovanni Ciravegna

"Madre castissima..."
    Alceste Catella

Il segreto della sua vita
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Armonizzare pietà popolare e liturgia
    Stefano De Fiores

È presente nel dialogo ecumenico

Guida esperta e luminosa
    
Sergio Gaspari

Come in ogni focolare domestico...
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Noi, artigiani della pace
  
 Giuseppe Pelizza

«Soccorri a la mia guerra»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mamma, come sei bella!»
    Teresio Oliveri

Moglie, mistica e santa
    
Maria Di Lorenzo

Una filiale confessione di fede
    a cura della Redazione

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2009 - Copertina

 Alla scuola di Maria

 
di ALBERTO RUM

Come in ogni focolare domestico...
   

«La Vergine è tutt’occhi per compatire e soccorrere le nostre miserie»
(sant’Alfonso Maria de’ Liguori).

Il 24 febbraio 1858 a Lourdes, l’immacolata Madre del Signore, nella sua ottava apparizione, dice e ripete una parola nuova: «Penitenza. Pregate per la conversione dei peccatori». Obbediente all’invito di Maria, Bernardetta si sentirà votata al servizio dei peccatori nel corpo di Cristo. E noi vogliamo accogliere, personalmente e comunitariamente, il messaggio della santa Madre di Dio e a lei rivolgiamo la nostra moltiplicata e fervorosa invocazione: «Prega per noi peccatori».

Occorre anzitutto notare che la preghiera dell’Ave Maria, come quella del Padre nostro, è formulata in prima persona plurale. Non diciamo: «Padre mio, dammi oggi il mio pane quotidiano». Parimenti, anche nell’Ave Maria non diciamo «Prega per me peccatore». Diciamo invece: «Prega per noi peccatori».

La facciata del Santuario (1536) di Savona dedicato a Maria venerata sotto il titolo di Mater misericordiae.
La facciata del Santuario (1536) di Savona dedicato a Maria venerata sotto il titolo di Mater misericordiae (foto Giuliani).

Ciò sta a significare che Maria, madre della Chiesa, ricorda a noi che «la Chiesa universale si presenta come un popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4). Ricorda a noi che «i credenti in Cristo... costituiscono una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo tratto in salvo. Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio» (LG 9).

Ricorda ancora che «questo popolo messianico ha per capo Cristo; per condizione la dignità e libertà dei figli di Dio; per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati, e per fine il Regno di Dio» (LG 9).

Maria, quindi, ci ricorda «il sapiente disegno di Dio, il quale ha collocato nella sua famiglia – la Chiesa –, come in ogni focolare domestico, la figura di una donna, che nascostamente e in spirito di servizio veglia per essa e benignamente ne protegge il cammino verso la patria» (Paolo VI, Marialis cultus).

Il santuario Madonna della misericordia di Monte Berico (Vicenza), la cui origine risale al 1428.
Il santuario Madonna della misericordia di Monte Berico (Vicenza), la cui origine risale al 1428 (foto Di Tullio).

Prega per noi peccatori... Nella preghiera del Signore noi diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori; e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male». Nell’Ave Maria chiediamo alla santa Madre di Dio che ci aiuti a vivere fedelmente la vocazione alla santità. La nostra vita – scrive Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater – «è una svolta incessante e continua tra il cadere e il risollevarsi, tra l’uomo del peccato e l’uomo della grazia e della giustizia».

Maria è la soccoritrice del popolo cristiano nell’incessante lotta tra il bene e il male, perché "non cada" o, caduto, "risorga". Per questo noi l’invochiamo Rifugio sicuro dei peccatori: «O alma Madre del Redentore, porta sempre aperta del cielo e stella del mare, soccorri il tuo popolo, che cade, ma pur anela a risorgere».

Alberto Rum