Madre di Dio

 

N. 7 luglio 2009

 Amori inseparabili
    Sergio Gaspari

 Anna
  
 Mariaxaveria Bertola

Il racconto di una festa di nozze
    Giovanni Ciravegna

"Madre castissima..."
    Alceste Catella

Il segreto della sua vita
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Armonizzare pietà popolare e liturgia
    Stefano De Fiores

È presente nel dialogo ecumenico

Guida esperta e luminosa
    
Sergio Gaspari

Come in ogni focolare domestico...
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Noi, artigiani della pace
  
 Giuseppe Pelizza

«Soccorri a la mia guerra»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mamma, come sei bella!»
    Teresio Oliveri

Moglie, mistica e santa
    
Maria Di Lorenzo

Una filiale confessione di fede
    a cura della Redazione

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 7 luglio 2009 - Copertina

 "Magnificat" 

 
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp

«Soccorri a la mia guerra»
   

«Amor mi spinge a dir di te parole», questa la cifra poetica di Francesco Petrarca (1304-1374), l’interprete più alto del "dolce stil novo" che tocca il suo vertice cantando la "Vergine bella".

Nato ad Arezzo una quarantina d’anni dopo Dante, e come lui già esule politico, il Petrarca fu poeta cesareo di Giovanni Colonna alla corte pontificia in Avignone; sperimentò la gloria – coronato d’alloro in Campidoglio – e la povertà, il viaggiare irrequieto e la nostalgia della solitudine (invidiava il fratello monaco benedettino).


Miniature dei secc. XIV e XV, tratte dal volume La Bibbia di Natale, Edizioni San Paolo.

Interiormente fu diviso tra la fedeltà al celibato e l’amore per una donna già maritata, Laura di Noves, sposa del marchese Ugo di Sade (nata nel 1308 e morta di peste nel 1348). Sono celebri le canzoni a lei dedicate, e solo nel confronto con queste si comprende la Canzone alla Vergine (n. 366), considerata il punto di svolta del Canzoniere: la conversione del poeta, che si ispira finalmente a un’altra "Dea".
  

Vergine bella, che, di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sì che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole;
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con più chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contr’ a’ colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ’l qual si triumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que’ belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne’ dolci membri del tuo caro figlio, v
olgi al mio dubio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliuola et madre,
ch’allumi questa vita et l’altra adorni,
per te il tuo figlio,
et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutti terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa, V
ergine benedetta,
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, che puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

Vergine santa, d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergine gloriosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto ’l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che ’l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s’a’ tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove ’l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia tòrta via drizzi a buon fine.