![]() |
|
|
|
N. 7 luglio 2009
|
"Magnificat"
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp «Soccorri
a la mia guerra» «Amor mi spinge a dir di te parole», questa la cifra poetica di Francesco Petrarca (1304-1374), l’interprete più alto del "dolce stil novo" che tocca il suo vertice cantando la "Vergine bella". Nato ad Arezzo una quarantina d’anni dopo Dante, e come lui già esule politico, il Petrarca fu poeta cesareo di Giovanni Colonna alla corte pontificia in Avignone; sperimentò la gloria – coronato d’alloro in Campidoglio – e la povertà, il viaggiare irrequieto e la nostalgia della solitudine (invidiava il fratello monaco benedettino).
Interiormente fu diviso tra la fedeltà al celibato e l’amore per
una donna già maritata, Laura di Noves, sposa del marchese Ugo di Sade
(nata nel 1308 e morta di peste nel 1348). Sono celebri le canzoni a lei
dedicate, e solo nel confronto con queste si comprende la Canzone
alla Vergine (n. 366), considerata il punto di svolta del Canzoniere:
la conversione del poeta, che si ispira finalmente a un’altra
"Dea". , che, di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che ’n te Sua luce ascose, amor mi spinge a dir di te parole; ma non so ’ncominciar senza tu’ aita, et di Colui ch’amando in te si pose. Invoco lei che ben sempre rispose, chi la chiamò con fede: Vergine, s’a mercede miseria extrema de l’humane cose già mai ti volse, al mio prego t’inchina, soccorri a la mia guerra, bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina. , et del bel numero una de le beate vergini prudenti, anzi la prima, et con più chiara lampa; o saldo scudo de l’afflicte genti contr’ a’ colpi di Morte et di Fortuna, sotto ’l qual si triumpha, non pur scampa; o refrigerio al cieco ardor ch’avampa qui fra i mortali sciocchi: Vergine, que’ belli occhi che vider tristi la spietata stampa ne’ dolci membri del tuo caro figlio, v olgi al mio dubio stato, che sconsigliato a te vèn per consiglio.
, d’ogni gratia piena, che per vera et altissima humiltate salisti al ciel onde miei preghi ascolti, tu partoristi il fonte di pietate, et di giustitia il sol, che rasserena il secol pien d’errori oscuri et folti; tre dolci et cari nomi ài in te raccolti, madre, figliuola et sposa: Vergine gloriosa, donna del Re che nostri lacci à sciolti et fatto ’l mondo libero et felice, ne le cui sante piaghe prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.
|
|