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N. 7 luglio 2009
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Nostra
Signora del Deserto
di TERESIO OLIVERI «Mamma, come sei
bella!» Un miracolo è all’origine del Santuario di
Millesimo (Savona). La prima costruzione, una chiesetta, risale al
settembre 1726. In questa valle, già chiamata del Deserto nel 1500, si trovano solo boschi di castagno, unica risorsa di questo luogo fino al 1950 circa. In questi boschi erano presenti degli essiccatoi, piccole case in muratura con all’interno una grata sulla quale venivano appoggiate le castagne che si facevano seccare. Proprio su uno di questi essiccatoi, di cui è testimonianza della reale esistenza una parte del muro interno, presente dietro l’altar maggiore, era stata dipinta, da uno sconosciuto, molto rozzamente, la Madonna con il Bambino seduta su di un trono. Questa sacra immagine, nell’andare degli anni, è stata ritoccata varie volte, modificandone anche l’aspetto. Nel 1964, grazie al professor Gabriele Cena, è stata riportata alla luce la prima immagine.
Nel 1724... Perché in un luogo così solitario è stato costruito un santuario? Nel 1724, la tradizione popolare vuole che la Madonna del Deserto abbia compiuto un importante miracolo. Per uno dei sentieri che collegano la Liguria con il basso Piemonte, camminava una donna con suo figlio cieco dalla nascita. Quella madre giungeva da Finale Ligure e doveva raggiungere la città di Ceva, dove aveva saputo che c’era un dottore che curava i ciechi. Alla sera, giunta presso la Madonna del Garbazzo o delle tre fonti, chiamata anche così perché questo luogo è ricco di acqua, e avendo trovato quell’essiccatoio dove poter dormire, si è messa a pregare davanti alla sacra effigie, forse chiedendo aiuto per il lungo cammino che doveva ancora compiere e forse per ottenere la grazia della guarigione. La mattina seguente la donna pregò ancora la Madonna del Deserto e ripartendo il figlio, che mai vide, le disse: «Mamma, come sei bella!». Ecco il grande miracolo. La donna corse verso la frazione ai piedi della valle, annunciando il fatto. Si cominciò allora, da ogni luogo, a raggiungere la Madonna del Deserto che ha compiuto e compie ancora miracoli e grazie. Già nel 1726 si parlava di 5-6 mila persone nei giorni festivi. Nel settembre 1726 venne dato dal Vescovo di Alba, diocesi che comprendeva la Valle del Deserto, il permesso per la costruzione della prima chiesa alla quale è stato dato il titolo di Santissimo Nome di Maria. Nell’inverno tra il 1726 e il 1727, la chiesetta venne costruita e finita dai fedeli delle zone vicine che lavoravano instancabilmente.
Il 22 maggio 1727, lunedì dopo Pentecoste, la chiesa venne benedetta e si celebrò la prima Messa alla quale partecipò una folla di 5.000 persone. Nel 1796 la Rivoluzione francese danneggiò la chiesetta distruggendo ogni documento storico e incendiando quadri e altri oggetti di pietà e di valore; questo per due volte. Fortunatamente la chiesa si salvò e venne restaurata nelle parti rovinate. Nel 1809 Pio VII, che pernottò anche a Millesimo, concesse l’indulgenza plenaria a quanti confessati e comunicati avessero pregato per le sue intenzioni. Un tempio più grande Per la mancanza di spazio, dovuta alla molteplice folla che giungeva al Santuario, nel 1867 si pensò di costruire un tempio più grande. Il Santuario attuale, a forma di croce latina, con una navata centrale dove sono disposti otto piloni ad esagono, ai lati due cappelle e con una cupola rotonda alta, da terra, 53 metri, è stato terminato, ma non finito secondo il disegno del geometra Bertero di Carmagnola, nel 1878 grazie al lavoro di tutti i fedeli che giungevano al Deserto. Nel 1893 ci fu la prima incoronazione della Madonna e del Bambino, concessa dal Papa a seguito della domanda di mons. Placido Pozzi, vescovo di Mondovì. Per abbellire al meglio il nuovo Santuario, dal 1946 al 1952 con il canonico don Ruffino, allora rettore, si fece dipingere l’abside dal maestro Adalberto Migliorati, seguìto, dopo la sua morte (1952), da due suoi allievi che terminarono la cupola e il cupolino.
Dal 1961, grazie al rettore don Vignolo, il Santuario è passato parrocchia. Le feste principali del Santuario cominciano dalla seconda domenica di settembre e, dal 1994, proseguono fino alla prima domenica di ottobre: Santissimo Nome di Maria, Vergine addolorata, Cuore immacolato di Maria, Festa delle famiglie e degli Angeli Custodi. All’interno del Santuario sono presenti anche due collezioni di ex voto: una a carboncino del pittore di Millesimo Giuseppe Barlocco e una su tela del pittore di Cairo Montenotte Carlo Leone Gallo. Adiacente al Santuario c’è anche una mostra fotografica dove sono stati radunati documenti storici e fotografie d’epoca. Infine, non va dimenticato l’organo, costruito nel 1855 dai fratelli Agati di Pistoia. Affiliazione spirituale Il 10 maggio 2003 è stata emessa la "sentenza" definitiva
che conferma il rinnovo del "Vincolo spirituale" che lega il
Santuario alla Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. L’attestato
è stato rilasciato dalla Penitenzieria apostolica, sottoscritto dal
card. Carlo Furno, arciprete della Basilica liberiana, e dal segretario
capitolare mons. Elio Venier.
Teresio Oliveri
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