![]() |
|
|
|
N. 7 luglio 2009
|
Un
canto per Maria
a cura della REDAZIONE Una filiale confessione di fede «È la musica che fa la Chiesa, in tutti i
sensi; musica che fa umanità» «Modello di tutta la Chiesa nell’esercizio del culto divino, Maria è anche, evidentemente, maestra di vita spirituale per i singoli cristiani. Ben presto i fedeli incominciarono a guardare a Maria per fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno di vita. Già nel IV secolo, sant’Ambrogio, parlando ai fedeli, auspicava che in ognuno di essi fosse l’anima di Maria per glorificare Dio: "Dev’essere in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore, dev’essere in ciascuno il suo spirito per esultare in Dio". Maria, però, è soprattutto modello di quel culto che consiste nel fare della propria vita un’offerta a Dio» (21). «È importante osservare come la Chiesa traduca i molteplici rapporti che la uniscono a Maria in vari ed efficaci atteggiamenti cultuali» (22).
«È sommamente conveniente che gli esercizi di pietà verso la Vergine Madre esprimano chiaramente la nota trinitaria e cristologica, che in essi è intrinseca ed essenziale» (25). «E vogliamo aggiungere, proseguendo secondo la linea dell’insegnamento conciliare, alcuni orientamenti – biblico, liturgico, ecumenico, antropologico – da tener presenti nel rivedere o creare esercizi e pratiche di pietà, per rendere più vivo e più sentito il legame che ci unisce alla Madre di Cristo e Madre nella comunione dei santi» (29). «Infine, qualora ve ne fosse bisogno, voremmo ribadire che lo scopo ultimo del culto alla beata Vergine è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita del tutto conforme alla sua volontà» (39).
Le espressioni riportate, tratte dalla Marialis cultus (1974) di Paolo VI, costituiscono il punto di riferimento della nuova rubrica di Madre di Dio, Un canto per Maria, volta a scoprire o riscoprire i tesori delle cosiddette "Lodi mariane" (storia, teologia-spiritualità, valenza pastorale), popolari e no. A poco serve la devozione superficiale, o la pietà "rituale", che svanisce nell’impatto con i problemi dell’esistenza. «Si può cantare, è vero, un lied di Schubert, ma sappiamo che ogni canto è nuovo e vecchio allo stesso tempo. La partitura è la stessa, ma la canzone è nuova e diversa ogni volta che la si canta: non è la stessa canzone. La vita non è ripetizione» (Raimon Panikkar). Quanto detto sarebbe già una giustificazione per rispolverare "cose vecchie", ma di sorprendente modernità, poiché «il passato di ciascuno è patrimonio di tutti» (Giuseppe Guerra). Ogni lettore possa ricreare la partitura e personalizzarla.
La rubrica è curata da fratel Mario Moscatello, religioso della Società San Paolo, che ne è anche l’ideatore, qualificato cultore-animatore di musica sacra, e dal maestro Giuseppe Tarabra, dalla brillante, apprezzata, lunga esperienza nel campo delle sette note. A loro, un vivissimo ringraziamento. |
|