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N. 7 luglio 2009
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Opinioni
di BRUNO PODESTÀ, diacono La Parola: LA GRANDE PROVA DI MARIA E GIUSEPPE. Nei Vangeli non viene scritto molto sulla persona di san Giuseppe. Di lui viene detto che era un «uomo giusto», cioè un fedele e ligio osservante dei precetti e dei comandamenti della Legge, e i cui antenati erano della Casa di Davide. Il Vangelo di Matteo, però, riporta un fatto che implicitamente mette in risalto quanto era grande la statura morale e spirituale di san Giuseppe. Fu il momento in cui si accorse della gravidanza della sua promessa sposa Maria. Anche se l’Evangelista non ci dice nulla sullo stato d’animo creatosi in Giuseppe, è facile immaginare il travaglio che questa constatazione causò in lui. Quello che vedeva palesemente con i suoi occhi in Maria era inspiegabile.
Fu con animo eccezionalmente forte che Giuseppe poté sopportare e vivere in quel crogiuolo di angustie. È alquanto logico pensare che Giuseppe, essendo un uomo molto prudente, si sia trattenuto dal formulare giudizi sull’accaduto. Non pensò certamente ad un atto di infedeltà di Maria, il che sarebbe stata una grave mancanza nel giovane falegname di Nazaret, che avrebbe intaccato la virtù della sua giustizia. Trovò la forza di arginare i torrenti impetuosi della gelosia e di rinunciare a denunciare pubblicamente con atteggiamento vendicativo la sua promessa Sposa, esponendola all’infamia riservata alle donne che avevano commesso infedeltà coniugali, che poteva comportare persino la lapidazione. Tuttavia, essendo un uomo santo e retto, al quale ripugnava ogni falsità, non voleva certamente addossarsi tacitamente la paternità di un figlio di cui ignorava la provenienza. Assillato da questa tormentosa preoccupazione, fu così, come dice il Vangelo, che Giuseppe decise, con vivissimo rincrescimento e dolore, di ripudiare in segreto la sua promessa Sposa che tanto amava. Certamente per san Giuseppe il pensiero di lasciare Maria, che stimava profondamente, dalla cui ineffabile presenza derivava grande conforto e consolazione e dalle cui altissime virtù riceveva ispirazione per santificarsi e amare ancor più intensamente e perfettamente Dio, fu un travaglio non indifferente.
Immaginiamo le sue ansiose e intense preghiere rivolte a Dio, al quale chiedeva luce per comprendere quel mistero oscuro; condividiamo il silenzio della sua carissima Maria, che con grande prudenza serbava gelosamente "il segreto del Re" nel suo cuore, attendendo, con grande fede, che fosse Dio stesso ad intervenire per informare il suo compagno di questo straordinario mistero. È pur certo che questo silenzio pesava enormemente nel cuore di Maria, che comprendeva benissimo il dolore del suo futuro Sposo, e nell’animo di san Giuseppe, causando in entrambi grande turbamento. Se in questa difficile prova Maria dimostrò la sua ferma fiducia in Dio, Giuseppe manifestò la fortezza e la nobiltà del suo animo e la sua concreta generosità. Diacono Bruno Podestà,
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