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N. 8 agosto-settembre 2009
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm L’Eucaristia
e Maria «Vivere l’amore e in questo modo far entrare
la luce di Dio nel mondo» L'odierno consesso umano ha disperatamente bisogno di amare e di essere amato; i legami però sono sempre più fluidi, fragili, allentati. La relazione umana, oggi, è soggetta a questo paradosso dell’individualismo: il bisogno di nuove aggregazioni e l’esigenza di legami allentati; le relazioni sentimentali vivono questa logica: l’amore è prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile. Il genere di capacità che si acquisisce è quella di «finire subito e cominciare daccapo»: è l’insulsa e disgregatrice cultura della vita e dell’amore liquido (Z. Bauman). Papa Ratzinger ha individuato, compreso e additato la malattia e la terapia per il nostro tempo, per la nostra umanità postmoderna: l’amore agapico frutto dell’Amore trinitario, che ha nell’Eucaristia il suo perenne ed efficace sacramento.
Nell’enciclica Deus caritas est del 25 dicembre 2005, Benedetto XVI insegna che l’Eucaristia, sacramento dell’amore oblativo del Figlio di Dio per tutti, può essere considerata come una sorta di mistica dell’amore, della comunione, della donazione e della missione, per cui oltre alla valenza sacramentale, preminente, possiede anche un ineludibile carattere sociale. «Da ciò si comprende come agape sia ora diventata anche il nome dell’Eucaristia: in essa l’agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi attraverso di noi. Solo a partire da questo fondamento cristologico-sacramentale si può capire correttamente l’insegnamento di Gesù sull’amore. Il passaggio che Egli fa fare dalla Legge e dai Profeti al duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, la derivazione di tutta l’esistenza di fede dalla centralità di questo precetto, non è semplice morale che poi possa sussistere autonomamente accanto alla fede in Cristo e alla sua riattualizzazione nel Sacramento: fede, culto ed ethos si compenetrano a vicenda come un’unica realtà che si configura nell’incontro con l’agape di Dio. La consueta contrapposizione di culto ed etica qui semplicemente cade» (Deus caritas est 14). È questo, evidentemente, un importante, cogente ed attuale approfondimento della dottrina eucaristica capace di veicolare e di sottolineare la fecondità della valenza oblativo-sociale ed agapico-etica insita nel Sacramento dell’Amore, che concretamente deve portare, sull’esempio di Gesù Cristo, tutti i membri della Chiesa ad essere credibili segni dell’Amore (cf Deus caritas est 13-15).
Essendo sacramento di Cristo, non può mancare la finalità escatologica dell’agape; l’uomo eucaristizzato dal "Pane di vita" si fa prossimo e si fa allo stesso tempo comunione, ma anche giudizio, nel senso che «l’amore diviene il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita» (Deus caritas est 15). La concretezza dell’Amore trinitario ed eucaristico non solo cura e ricostruisce i cuori feriti, non solo rigenera e stabilizza la comunione, rende agevoli e proficui i rapporti tra Dio e le sue creature e fra le creature stesse, ma possiede anche una grande forza propulsiva per ridare alle società e a ogni singolo uomo/donna il sorriso della fraternità/sororità, sia interecclesiale, che ecumenica, e per molti aspetti interreligiosa, che etico-sociale, suggerendo e impiantando l’etica della comunione. I cristiani e i credenti in Dio in modo particolare devono diventare i banditori dell’amore concreto e irreversibile – quello insegnatoci da Gesù buon samaritano (cf Lc 10,29-37) –, nella ferma convinzione che l’amore «è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati a immagine di Dio. Vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo, ecco ciò a cui vorrei invitare – auspica Benedetto XVI – con la presente enciclica» (Deus caritas est 39). Salvatore M. Perrella Aa. Vv., Dio è amore. Commento e guida alla lettura dell’enciclica "Deus caritas est", Paoline 2006, pp. 144, € 9,00.
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