Madre di Dio

 

N. 8 agosto-settembre 2009

 «Una felice decisione»
    Sergio Gaspari

 «Da uno all’altro»

«L’ultima consegna d’amore»
    Giovanni Ciravegna

"Madre sempre vergine..."
    Giuseppe Versaldi

Concepiti dalla Parola
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Un problema, oggi, di comunicazione
    Stefano De Fiores

Sensazione di stupore
  
 Moreno Roncoletta

Prima del riposo notturno

«Stava in piedi presso la croce»
    
Sergio Gaspari

Un segreto venuto dal cielo
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La cura dello spirito
  
 Giuseppe Pelizza

«Quanti preghi indarno!»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mi ha voluto tanto bene»
    Sabino Amedeo Lattanzio

Helder Câmara, una vita per i poveri
    
Maria Di Lorenzo

«Apparve poi un segno grandioso»
    Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 8 agosto-settembre 2009 - Copertina

 Studi e ricerche

 
di SALVATORE M. PERRELLA osm

L’Eucaristia e Maria
   

«Vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo»
(Benedetto XVI, Deus caritas est).
 

L'odierno consesso umano ha disperatamente bisogno di amare e di essere amato; i legami però sono sempre più fluidi, fragili, allentati. La relazione umana, oggi, è soggetta a questo paradosso dell’individualismo: il bisogno di nuove aggregazioni e l’esigenza di legami allentati; le relazioni sentimentali vivono questa logica: l’amore è prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile. Il genere di capacità che si acquisisce è quella di «finire subito e cominciare daccapo»: è l’insulsa e disgregatrice cultura della vita e dell’amore liquido (Z. Bauman).

Papa Ratzinger ha individuato, compreso e additato la malattia e la terapia per il nostro tempo, per la nostra umanità postmoderna: l’amore agapico frutto dell’Amore trinitario, che ha nell’Eucaristia il suo perenne ed efficace sacramento.

S. Fiume (1915-1997), Il buon samaritano, archivio storico San Paolo, Roma.
S. Fiume (1915-1997), Il buon samaritano, archivio storico San Paolo, Roma.

Nell’enciclica Deus caritas est del 25 dicembre 2005, Benedetto XVI insegna che l’Eucaristia, sacramento dell’amore oblativo del Figlio di Dio per tutti, può essere considerata come una sorta di mistica dell’amore, della comunione, della donazione e della missione, per cui oltre alla valenza sacramentale, preminente, possiede anche un ineludibile carattere sociale. «Da ciò si comprende come agape sia ora diventata anche il nome dell’Eucaristia: in essa l’agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi attraverso di noi. Solo a partire da questo fondamento cristologico-sacramentale si può capire correttamente l’insegnamento di Gesù sull’amore. Il passaggio che Egli fa fare dalla Legge e dai Profeti al duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, la derivazione di tutta l’esistenza di fede dalla centralità di questo precetto, non è semplice morale che poi possa sussistere autonomamente accanto alla fede in Cristo e alla sua riattualizzazione nel Sacramento: fede, culto ed ethos si compenetrano a vicenda come un’unica realtà che si configura nell’incontro con l’agape di Dio. La consueta contrapposizione di culto ed etica qui semplicemente cade» (Deus caritas est 14).

È questo, evidentemente, un importante, cogente ed attuale approfondimento della dottrina eucaristica capace di veicolare e di sottolineare la fecondità della valenza oblativo-sociale ed agapico-etica insita nel Sacramento dell’Amore, che concretamente deve portare, sull’esempio di Gesù Cristo, tutti i membri della Chiesa ad essere credibili segni dell’Amore (cf Deus caritas est 13-15).

J. Bassano (1515-1592), Il buon samaritano, fondazione Cini, Venezia.
J. Bassano (1515-1592), Il buon samaritano, fondazione Cini, Venezia.

Essendo sacramento di Cristo, non può mancare la finalità escatologica dell’agape; l’uomo eucaristizzato dal "Pane di vita" si fa prossimo e si fa allo stesso tempo comunione, ma anche giudizio, nel senso che «l’amore diviene il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita» (Deus caritas est 15). La concretezza dell’Amore trinitario ed eucaristico non solo cura e ricostruisce i cuori feriti, non solo rigenera e stabilizza la comunione, rende agevoli e proficui i rapporti tra Dio e le sue creature e fra le creature stesse, ma possiede anche una grande forza propulsiva per ridare alle società e a ogni singolo uomo/donna il sorriso della fraternità/sororità, sia interecclesiale, che ecumenica, e per molti aspetti interreligiosa, che etico-sociale, suggerendo e impiantando l’etica della comunione.

I cristiani e i credenti in Dio in modo particolare devono diventare i banditori dell’amore concreto e irreversibile – quello insegnatoci da Gesù buon samaritano (cf Lc 10,29-37) –, nella ferma convinzione che l’amore «è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati a immagine di Dio. Vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo, ecco ciò a cui vorrei invitare – auspica Benedetto XVI – con la presente enciclica» (Deus caritas est 39).

Salvatore M. Perrella

Invito all’approfondimento: Aa. Vv., Dio è amore. Commento e guida alla lettura dell’enciclica "Deus caritas est", Paoline 2006, pp. 144, € 9,00.
  

Il sussidio

DISCEPOLA DELLA PAROLA
(L. Guglielmoni-F. Negri [a cura di], Paoline 2009, pp. 128, € 5,00).
 

La prima di copertina del volume qui presentato.La Parola non finisce mai di prendere carne: Dio, infatti, continua a chiedere ospitalità nei nostri cuori, come in Maria. Da lei, Vergine in ascolto, possiamo imparare come accogliere e lasciarci plasmare dalla Parola così che la nostra vita gusti la gioia vera, testimoni la fede e porti un fermento cristiano nella società.

È questo il criterio con cui sono stati scelti le preghiere e i testi di riflessione qui proposti. Nell’arco di 31 giorni, pastori e maestri spirituali contemporanei - da Carlo Maria Martini a Ermes Ronchi, da Tonino Bello a Raniero Cantalamessa, da David Maria Turoldo a Luigi Giussani, da Paolo VI a Benedetto XVI - ci presentano la Vergine del silenzio e dell’obbedienza, dell’attesa e della novità, dell’accoglienza e dell’adorazione.

Ogni testo è un coinvolgente invito a risvegliarci dal sonno dell’abitudine e della mediocrità, dalla superficialità e dalla credenza generica e a fidarci della Parola che dà senso alla vita.

«Prendete Maria nella vostra casa, accoglietela tra i "vostri beni", per imparare da lei la disposizione interiore all’ascolto e l’atteggiamento di umiltà e di generosità che la contraddistinsero come prima collaboratrice di Dio nell’opera della salvezza» (Giovanni Paolo II).

Tre autori citati in Discepola della Parola; da sinistra: Anastasio Ballestrero, Primo Mazzolari, Luciano Monari.
Tre autori citati in Discepola della Parola; da sinistra: Anastasio Ballestrero (foto Tagliabue),
Primo Mazzolari (foto Enrico Belluschi), Luciano Monari (foto Alessia Giuliani.

«Con lo stesso cuore di Maria mi rivolgo a te, Signore, per dirti che sono pronto a servire te, Dio della mia speranza, perché si realizzi in me la tua Parola, che perdona e salva, che santifica e che ogni giorno chiama a cantare le meraviglie del tuo cuore.

Prendi il mio cuore, Signore, come prendesti il cuore della Vergine Maria, per farne la tua dimora tra noi, così che ogni giorno possa anch’io generarti e renderti presente come splendore del Padre che è nei cieli e come ponte di comunione fra il cielo e la terra, fra la tua e la nostra piccola storia. Amen» (Averardo Dini).

s.b.