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N. 8 agosto-settembre 2009
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI, smm «Stava in
piedi presso la croce» 15 settembre: B.V.M. addolorata. Sul Calvario, «salda
nella fede, forte nella speranza, ardente nella carità». Il 15 agosto tutte le Chiese della tradizione apostolica celebrano l’Assunzione della B.V.M., solennità della «sua perfetta configurazione a Cristo risorto» (Marialis cultus = MC 6). Massima festa mariana. Tanto che la sua gloriosa Assunzione nei cieli con il Figlio risorto si prolunga nella memoria del 22 agosto: B.V. Maria regina. Un mese dopo, nello stesso giorno, il 15 settembre, la Chiesa celebra la B.V. Maria addolorata. L’Assunta e l’Addolorata sono le due feste mariane pasquali: accentuano la partecipazione della Madre alla Pasqua di morte e risurrezione del Figlio, due momenti dello stesso evento salvifico. Come il Figlio è asceso nella gloria del cielo, e la Madre lo ha seguito nella sua glorificazione, così ancor prima ella ha condiviso con lui la sua morte sacrificale. La Madre offerente con il Figlio sul Golgota La memoria della B.V.M. addolorata si presenta quale «occasione propizia per rivivere un momento decisivo della storia della salvezza e per venerare la Madre "associata alla passione del Figlio e vicina a lui innalzato sulla croce"» (MC 7 e Colletta). La Madre, che il Venerdì santo sta accanto alla croce, è la donna che rifulge di gloria resurrezionale e viene innalzata quale terra nuova nell’alto dei cieli. Se si prescinde dall’inno dell’Ufficio di lettura, che riporta lo Stabat Mater dolorosa, inno di tradizione francescana e facoltativo nella Messa del giorno, la Chiesa negli altri testi eucologici del 15 settembre usa la semplice ma espressiva formula giovannea Stabat Mater.
Maria «stava presso la croce» (Gv 19,25) allo stesso modo con cui il Signore risorto, agnello immolato, dimora permanentemente presso il Padre (Ap 5,6). Sacerdote eterno, Gesù risorto è stantem, "sta in piedi" alla destra del trono di Dio per intercedere a favore degli uomini (Eb 7,25; Rm 8,34). Facendo eco al quarto Vangelo, Ambrogio di Milano (+ 397) usa un’espressione tanto encomiabile quanto eloquente: «Stantem illam lego, flentem non lego», ossia: «Leggo (nel Vangelo) che ella stava presso la croce, non leggo che fosse piangente». La Vergine sta in piedi accanto alla croce per offrire con animo materno all’eterno Padre «la vittima da lei generata» (MC 20; cf LG 58). Sul Calvario contempliamo due offerenti; difatti si distinguono «due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima» (Arnaldo di Chartres, +1156). Giovanni Taulero (+1361) specificherà: Maria offre se stessa con Cristo, come ostia viva, per la salvezza di tutti. Per questa sua compartecipazione all’offerta del Figlio, la tradizione antica la venerava accanto alla croce in atteggiamento pre-resurrezionale. Fin dalla sera del venerdì di passione ella intravvede la luce dell’alba del giorno della risurrezione, pregusta la gloria del terzo giorno di Pasqua, sicura che la fede, pur nella sofferenza più acuta, non delude. Infatti ben più delle pie discepole, ella rappresenta la Sposa nuova, personifica la Madre «della moltitudine dei credenti» (Ruperto di Deutz, ca. +1130) che, condividendo con il Figlio la sua morte redentrice, genera la vita pasquale nei figli di Dio. La maternità pasquale della Vergine Secondo Leone XIII «Maria ricevette un duplice annuncio della sua maternità: dall’Angelo, nella casa di Nazaret, e da Gesù, figlio suo, sulla croce» (enciclica Adiutricem populi christiani). Il Pontefice ricordava il dono che Gesù fece della Madre ai suoi discepoli: «Maria accettò ed eseguì di gran cuore le parti di quel singolare ufficio di madre, i cui inizi furono consacrati nel Cenacolo» (Ivi). Paolo VI ha ripreso l’argomento specificando che la maternità di Maria verso Cristo capo alla nascita, «si dilatò assumendo sul Calvario dimensioni universali» (MC 37). Giovanni Paolo II spiegava: «La sua maternità (è) iniziata a Nazaret ed (è stata) vissuta sommamente a Gerusalemme sotto la croce» (Tertio millennio adveniente 54), e precisava: «Se già in precedenza la maternità di Maria nei riguardi degli uomini era stata delineata, ora (al Calvario) viene chiaramente precisata e stabilita: essa emerge dalla definitiva maturazione del mistero pasquale del Redentore» (Redemptoris Mater = RM 23). Giovanni Paolo II continuava: «Questa "nuova maternità di Maria", generata dalla fede, è frutto del "nuovo" amore, che maturò in lei definitivamente ai piedi della croce, mediante la sua partecipazione all’amore redentivo del Figlio» (Ivi). La maternità della Vergine verso Cristo capo a Betlemme si estende, sul Calvario, alle membra del suo corpo ecclesiale e all’umanità intera, si prolunga nella Chiesa nascente riunita nel Cenacolo (At 1,14), perdura nel tempo storico dell’umanità. Giunta nel regno del Figlio al coronamento del suo pellegrinaggio terreno – rileva il Vaticano II – la Vergine non ha deposto questa missione di salvezza: «Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (LG 62).
"Regina del cielo e Signora del mondo" Questo testo liturgico del 15 settembre mostra i due momenti della partecipazione della madre alla Pasqua del Figlio. «Avendo amato più di tutti, (ella) sul Calvario aveva sofferto anche più di tutti» (Pascasio Radberto, ca. +865). La Vergine è la madre di tutti i dolori. Ma sta "intrepida" presso la croce (sant’Ambrogio), cioè «salda nella fede, forte nella speranza, ardente nella carità». La donna del dolore che condivide la morte con il Redentore, rigenera la vita, cosicché diventa la Signora della vita nel cielo e nel mondo. Un noto aforisma patristico e liturgico recita: Eva mater dolorosa, Maria mater gloriosa. Difatti Eva provoca la morte, Maria restituisce la vita: «Ciò che Eva ha distrutto con il peccato, Maria lo restaura per la nostra salvezza... Da lui (serpente) il veleno della divisione, da lei (Maria) il mistero del Salvatore» (Prefazio della VI Domenica di Avvento, rito ambrosiano). Efrem Siro (+373) aggiunge: «Maria ci ha dato il pane che conforta, al posto del pane che affatica datoci da Eva». Eva, disobbediente, porge all’uomo il frutto mortifero, Maria, sorgente della vita, elargisce ai fedeli il frutto del suo grembo immacolato: Cristo, pane della vita e farmaco d’immortalità. Partecipe della totalità del Mistero pasquale del Figlio, Maria splende nella Chiesa pellegrinante quale «segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino» verso la gloria della Pasqua eterna (LG 68; cf Catechismo della Chiesa cattolica 972). Madre addolorata, ella è la donna della gioia ritrovata nel Figlio risorto. Sergio Gaspari
Invito all’approfondimento:
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