Madre di Dio

 

N. 8 agosto-settembre 2009

 «Una felice decisione»
    Sergio Gaspari

 «Da uno all’altro»

«L’ultima consegna d’amore»
    Giovanni Ciravegna

"Madre sempre vergine..."
    Giuseppe Versaldi

Concepiti dalla Parola
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Un problema, oggi, di comunicazione
    Stefano De Fiores

Sensazione di stupore
  
 Moreno Roncoletta

Prima del riposo notturno

«Stava in piedi presso la croce»
    
Sergio Gaspari

Un segreto venuto dal cielo
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La cura dello spirito
  
 Giuseppe Pelizza

«Quanti preghi indarno!»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mi ha voluto tanto bene»
    Sabino Amedeo Lattanzio

Helder Câmara, una vita per i poveri
    
Maria Di Lorenzo

«Apparve poi un segno grandioso»
    Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 8 agosto-settembre 2009 - Copertina

 

 

 

 

 Incontri con Maria

 
di MARIA DI LORENZO

Helder Câmara, una vita per i poveri
   

La sua esistenza è stata tutta un quotidiano, spirituale, vero dialogo con la Madre di Dio, venerata in modo particolare nella forma più nota e più cara al popolo dell’importante Paese latino-americano: la "Madonna Aparecida".
  

Il 27 agosto 1999, all’età di novant’anni, moriva il vescovo brasiliano Helder Câmara. Il "Vescovo dei poveri", che l’Abbè Pierre, incontrandolo per la prima volta negli anni Sessanta, aveva definito «il Curato d’Ars del XX secolo».

Quando era stato consacrato vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, nel 1952, aveva aperto il palazzo residenziale a tutti: mendicanti, disoccupati, ragazze madri. Il Cardinale allora lo aveva mandato a chiamare dicendogli che non era "bello" vedere tutta quella confusione e lo sporco che quei poveracci portavano con sé, forse avrebbe fatto meglio ad evitarlo.

Dom Helder Câmara.
Dom Helder Câmara (foto Gaeta).

Dom Helder ci aveva pensato un attimo e poi si era sfilato l’anello episcopale dalla mano dicendo: «Eminenza, pochi giorni fa durante la mia consacrazione lei mi disse, pronunciando la formula di rito, "Ecco, ti offro il tesoro più caro della Chiesa di Cristo: i poveri". Visto che oggi mi vieta questo tesoro, può riprendersi anche l’anello…».

Qualche giorno dopo ricevette una lettera dal Cardinale: conteneva il suo anello e il permesso di fare ciò che voleva del palazzo vescovile.

Câmara era fatto così. Tutta la sua vita aveva deciso di spenderla per i poveri. Era per essi che un giorno aveva firmato un assegno "in bianco" con Dio. Nel 1964 era stato chiamato a guidare l’Arcidiocesi di Olinda-Recife, nel cuore del Nord-Est brasiliano, uno dei punti nevralgici del Terzo Mondo, terra arida e desolata, poverissima. E lui aveva scelto di stare a fianco degli ultimi.

«Madre, / quando, definitivamente, toglierò / le mie povere scarpe?», aveva domandato una volta alla Madre celeste pensando al tempo del suo infinito riposo in Dio. «Nell’eternità – ma guarda come il tempo / ha lasciato in me le sue tracce – vorrei / un punto di riferimento / per farmi un’idea / della grandezza del Signore. Servirà, Madre, / accompagnare i tuoi passi, / contemplare i tuoi gesti, / seguire il tuo sguardo?».

L'Abbè Pierre (1912-2007).
L’Abbè Pierre (1912-2007 – foto Scalcione).

«Sul mio cammino...»

La Madonna era la sua principale interlocutrice. Ce lo rivelano le pagine di un libro, tra i molti che ci ha lasciato, dal titolo La Madonna sul mio cammino (Queriniana 1985). È una raccolta di preghiere composte nell’arco di trent’anni (dal 1945 al 1974), scritte nel raccoglimento delle ore notturne, quelle che a lui erano più care per pregare e vivere in intimità con Dio, nella piccola sacrestia dalle pareti bianche spesso prese di mira dalle raffiche di mitra, nel silenzio tante volte lacerato da telefonate minacciose che promettevano morte.

Una sorta di diario spirituale, il suo, fitto di domande, promesse, richieste. Sono attimi, istantanee dello spirito, intuizioni vissute a cuore aperto, come esperienze di meditazione e di preghiera, che permettono di conoscere meglio la sua spiritualità e di tracciare la sua biografia interiore in chiave mariana.

«Madre, sarà audacia chiedere / di fare di me il tuo giullare, il tuo cantore?», domanda alla Vergine. E promette: «Se Dio mi darà forza e memoria / voglio imparare il tuo nome / in tutte le lingue / solo il tuo nome / perché egli solo vale un poema / egli solo vale una canzone…».

Madonna Aparecida, patrona del Brasile.
Madonna Aparecida, patrona del Brasile (foto www.cattoliciromani.com).

"Cielo sereno"

Dom Helder Câmara era nato a Fortaleza, in Brasile, il 7 febbraio 1909. Helder è parola olandese che significa Cielo sereno. Fu scelto dal padre, anticlericale, quasi per sfida all’uso comune di imporre ai bambini i nomi del calendario cristiano. Ma non poteva forse scegliere nome migliore: il cielo sereno era nel cuore di dom Helder, fratello dei poveri come san Francesco d’Assisi.

Ordinato sacerdote a 22 anni, è stato vescovo per quasi mezzo secolo. Ritiratosi nel 1985, aveva però continuato a restare a Recife, in mezzo ai poveri, vivendo egli stesso poveramente, con indosso una semplice talare bianca e una croce di ferro sul petto.

Lo accusavano spesso di essere un "politico", ma dom Helder poggiava tutta la sua azione sul Vangelo. Soleva dire in tono disarmante: «Se do il pane ai poveri, tutti mi chiamano santo; se dimostro perché i poveri non hanno pane, mi chiamano comunista e sovversivo…».

Amico di Camilo Torres, il prete che un giorno aveva imbracciato il mitra, Câmara aveva scelto invece la via della pace e della non-violenza.

Cattedrale di Rio de Janeiro: Giovanni Paolo II incontra dom Helder Câmara (viaggio apostolico in Brasile, 2-6.10.1997).
Cattedrale di Rio de Janeiro: Giovanni Paolo II incontra dom Helder Câmara
(viaggio apostolico in Brasile, 2-6.10.1997 – foto Giuliani).

Nella cella del cuore

«Chi sono?», si domandava. «Un ingenuo? Un presuntuoso? O un agitatore? Cristo, mio solo giudice, lo sa. Non desidero che una cosa: seguire ogni giorno più fedelmente il Pellegrino della pace e parlare in nome di quelli a cui si impedisce di farlo…».

In Tu mi capisci, Madre santissima Câmara arriva a confessare alla Mamma celeste: «Dopo la Consacrazione / ti sento talmente presente / che in certi giorni / quasi mi volto per contemplarti, / quasi non mi trattengo e pronuncio il tuo nome. / Non lo faccio / per imitare il tuo esempio, / seguire la tua lezione: / ho totale certezza / che ti perdi nella Vittima divina, / sparisci in essa, Corredentrice, / dando al Padre una lode perfetta / e agli uomini un aiuto completo».

Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) a colloquio con il "Vescovo dei poveri".
Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) a colloquio con il "Vescovo dei poveri" (foto Belluschi).

Poeta e mistico

Chi l’avrebbe mai detto? Si pensava di sapere tutto di lui, eppure forse si ignorava il fatto che Helder Câmara è stato anche un poeta e un mistico. Un grande mistico di Maria. Ecco allora spiegata la ragione della sua serenità di fondo, ecco da dove nasceva la sua pace: il piccolo Arcivescovo dagli occhi grandi e acquosi, pieni di luce e di azzurro, il viso disegnato da un reticolo di rughe, aveva Maria nella cella del proprio cuore e con lei stava al sicuro, anche nei giorni di tempesta, che pure furono molti nella sua lunghissima vita.

Cinque lettere

Leggiamo insieme cosa scrive in una delle sue liriche, dedicata all’infanzia di Maria: «Una fanciulla entrò nel Tempio: / si immerse nelle Scritture / che i dottori della legge appena sorvolavano; / pregò in modo tanto semplice, / tanto umile, tanto profondo / che gli angeli si trasformarono / in discepoli di orazione; / tacque, ascoltò, sperò / come non mai la terra aveva saputo fare… / Il diavolo guardò le nuvole: / all’istante divennero oscure e gravide. / Si sentì perduto. / Il Giusto stava per coprirsi di rugiada, / il Messia stava per nascere…».

Helder Câmara con l'arcivescovo di Torino Michele Pellegrino (1903-1986).
Helder Câmara con l’arcivescovo di Torino Michele Pellegrino (1903-1986).

È davvero notevole la sua capacità di penetrazione psicologica nei misteri di Maria, da lui seguita in ogni momento della vita, nelle umili faccende quotidiane, negli stessi sentimenti segreti, cercando di immaginare i suoi pensieri di fanciulla, mentre saliva al Tempio tra i genitori Anna e Gioacchino, mentre si preparava a essere la Madre del Salvatore. Non è una teologia mariana, la sua, ma un canto appassionato e limpido, sorretto da un commovente abbandono filiale che ci restituisce la sua figura, forse un po’ troppo usurata, di "profeta delle favelas" in una luce di candore e tenerezza assolutamente nuova.

«Madonna degli apostati, Regina degli eretici, Fiore dei timidi, Sollievo dei convalescenti, Sonno degli insonni, Quiete dei pazzi, Salvezza dei cinici, Difesa degli ipocriti, Rifugio dei bugiardi…», e altre insolite litanie mariane egli aggiunge a quelle già conosciute dalla cattolicità. Perché Maria, dice Câmara, ha il mondo intero nelle sue mani amorose di madre: «Dalla tua mano – scrive – dipende l’unità del mondo».

L’Arcivescovo che aveva scelto la via degli ultimi, ben sapendo che gli ultimi sono i primi nel cuore di Dio, aveva un piccolo "segreto". Un segreto di sole cinque lettere: Maria.

Maria Di Lorenzo
   

Invito all’approfondimento: centro internazionale Helder Câmara (via Gassendi 13, Milano; info@heldercamara.it), associazione composta da persone con esperienze e formazione diverse che desiderano impegnarsi per la realizzazione di un mondo più giusto a partire dalla testimonianza dell’Arcivescovo brasiliano.