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N. 8 agosto-settembre 2009
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Opinioni
di CARLO MAFERA La Parola:
Mi ha colpito, nelle prime pagine, la cronaca della presentazione del suo precedente testo, Con occhi nuovi. Riferisce dell’intervento di Vittorio Messori che affermò un concetto a me particolarmente caro. Lo scrittore diceva che all’inizio del XX secolo c’era il pudore del corpo, ma dalla fine del precedente secolo e fino ad ora (inizio del XXI) c’è un persistente pudore dell’anima e quando si tratta di parlarne, la gente storce il naso, salvo poi di nascosto leggere "cose spirituali" e pregare! Negli ultimi capitoli la Borghese tocca il tema della sofferenza e della morte (grandi tabù della civiltà occidentale). Parla della conversione di un suo amico giornalista poco prima di morire, conversione autentica dove lei ha giocato un ruolo importante e attivo, avendogli presentato un domenicano preparato e sensibile. Un colloquio da cui il suo amico uscì trasformato e illuminato. Descrive con grande delicatezza gli ultimi suoi giorni nell’isola di Panarea, luogo divenuto un’oasi spirituale per la scrittrice.
Ma il capitolo più toccante e coinvolgente è quello del racconto degli ultimi mesi di vita di Giovanni Paolo II, conosciuto da Alessandra che narra il suo incontro con il Pontefice, avvenuto in aereo, nel corso di un suo viaggio apostolico. Dice di aver avuto il permesso da Navarro Valls, allora direttore della Sala stampa della Santa Sede, di sedersi accanto al Papa, come avveniva per i giornalisti di lungo corso. Lei ne fu onorata, anche perché era ancora alle prime armi. Riferì a Giovanni Paolo II di essere discendente del papa Paolo V Borghese, quello, sotto il cui pontificato, fu terminata la Basilica di san Pietro. Ma il Santo Padre non sembrava interessato a questa storia. Quando però gli raccontò della sua recente conversione, il "grande Karol" si svegliò dal torpore e le fece una carezza dolcissima che le rimase impressa nell’anima… Chi legge si sente intimo con la scrittrice, capace di far percorrere spazi di infinita e incommensurabile spiritualità. Si tratta di un viaggio interiore, più bello e più ricco di qualsiasi pellegrinaggio che tradizionalmente si intraprende. Cita infatti il grande Pascal: «Tutto il male dell’uomo nasce dal fatto che non è capace di starsene tranquillo nella propria stanza».
L’autrice è più "Marta" che "Maria" e interpreta la filosofia foscoliana «dello spirto guerrier che entro mi rugge», avendo lei la necessità di viaggiare spesso, ma nello stesso tempo la nostalgia e il desiderio di ritirarsi in luoghi appartati dove dissetarsi con forti momenti di spirtualità, come fa nell’isola di Panarea. Invito a leggere questo godibilissimo libro soprattutto per la descrizione empatica della sofferenza di Giovanni Paolo II, sofferenza che ha fatto piangere il mondo intero, dove tutti si possono riconoscere. Carlo Mafera, |
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