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N. 11 dicembre 2009
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50 anni fa... di SERGIO GASPARI, smm Nel congedarci da queste colonne in questo anno 2009, 50.mo anniversario della consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, vorremmo invitare i lettori a prendere coscienza dell’Atto avvenuto a Catania il 13 settembre 1959, rispondendo ai seguenti quesiti: 1) Come si spiega la presenza di Maria nel cuore dei fedeli? 2) Perché la consacrazione mariana e quali scopi intende perseguire? 3) Quali sono le principali formule di consacrazione mariana che la Chiesa oggi propone? 1 La presenza di Maria nella vita dei fedeli. Anzitutto la presenza materna della Vergine nel cuore e nella vita dei fedeli. Per ricordare l’Atto di consacrazione l’Episcopato italiano decise l’erezione di un tempio votivo, dedicato a Maria madre e regina, sul Monte Grisa sopra Trieste, città aperta verso l’Europa dell’Est. Dopo Catania (6-13 settembre 1959), la Peregrinatio della venerata statua della Madonna di Fatima ebbe luogo a Roma, dove la visita della Madre riuscì grandiosa. Il 18 settembre un aereo portò la statua da Roma a Trieste. Il giorno seguente si benediceva la prima pietra del nuovo Tempio. Si udì la voce di Giovanni XXIII radiotrasmessa: codesto «Tempio mariano... a tutti ricorderà il vincolo soave della consacrazione... Come un visibile atto di fede e di amore, il Tempio rimarrà a suggello delle promesse ed a pegno di protezione della celeste Madre e Regina». Il 22 maggio 1966 veniva consacrato il nuovo Tempio. Paolo VI in un telemessaggio puntualizzava: «A questa Madre l’Italia si è consacrata con atti rinnovati di convinzione profonda; il Tempio ricorda e ricorderà l’impegno della sua storia più recente». Monumento architettonico della pietà mariana, il Tempio di Trieste rende visibile ciò che Pio XII diceva il 26 luglio 1954 ad un gruppo di fedeli della Bretagna (Francia), consacrati al Cuore immacolato di Maria: «Ognuno che si è consacrato a Maria le appartiene in maniera tutta particolare. Egli è diventato un santuario della Santissima Vergine». La Madre e Regina dimora nel cuore dei suoi consacrati. Con illuminata e profonda intuizione, rivolgendosi ai rettori dei santuari d’Italia, nel 1976 Paolo VI rilevava la presenza della Vergine in tutti i fedeli: «È proprio vero che Maria, come occupa un posto privilegiato nel mistero di Cristo e della Chiesa così è sempre presente nell’animo dei nostri fedeli e ne compenetra, nel profondo, come all’esterno, ogni espressione e manifestazione religiosa». La consacrazione traduce in atteggiamenti cultuali questa presenza della Madre e Regina nell’animo dei suoi figli, per portarvi il Figlio salvatore.
2. Perché la consacrazione e quali scopi si prefigge? Pio XII nel 1958 ricordava ai Monfortani: «I missionari della Compagnia di Maria sono stati chiamati a guidare le anime a nostro Signore per mezzo della Santissima Vergine, nello spirito della devozione speciale che il Fondatore possedeva in alto grado». Nella consacrazione il fedele accoglie e introduce la Madre di Gesù «in tutto lo spazio della propria vita interiore» (Redemptoris Mater = RM 45). Solo così ella può riprodurre «nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito» (Marialis cultus = MC 57). Ma affinché la Madre possa compiere nei figli ciò che ha operato nel Figlio, Paolo VI nel 1970 precisava: «Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce Maria a Gesù, e che apre a noi la via che a lui ci conduce». Già teologi del calibro di san Tommaso d’Aquino (+1274), di Francesco Suarez (+1617) concentravano l’attenzione sulla Vergine per una conoscenza maggiore di Cristo. San Luigi Maria di Montfort nel 1700 lanciava questa sfida: «Mi si tracci una via nuova per andare a Cristo... Io preferisco la via immacolata di Maria» (Trattato della vera devozione a Maria =VD 158), cioè quella stessa che ha seguito Cristo per venire a noi. Il medesimo insegnamento ritroviamo nel cap. VIII della Lumen gentium del Vaticano II e in Paolo VI, quando annotava: «Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo» (MC 25). La Madre sta accanto al Figlio per donarlo ai figli, e sta accanto ai figli per avvicinarli al Figlio. La consacrazione allora va espletata a vari livelli. 1) Personale: il motto Totus tuus dello stemma episcopale di Giovanni Paolo II – «Operare e vivere in Maria per essere in Maria e per Maria tutto di Gesù» – è stato, per il venerato Pontefice, un riuscitissimo programma di vita spirituale e pastorale. 2) Familiare: le famiglie si affidano alla Vergine, certe che ella come madre interviene nell’educazione etica dei suoi figli, accompagnandoli nel cammino della loro trasformazione morale; contemplando lei, le famiglie scoprono la dignità umana e cristiana, constatano la potenza trasfigurante della grazia, comprendono che la vita non va egoisticamente privatizzata, ma spesa per Cristo e i fratelli. Inoltre Maria madre richiama l’idea della fratellanza: lei rifonda e rinsalda in Cristo i rapporti tra i vari membri del nucleo familiare. 3) Convivenza sociale: fin dall’epoca patristica la Chiesa ha percepito che la Vergine, pur vivendo al di là della storia, non ha deposto la sua missione salvifica (cf Lumen gentium 62). Ella «abita nella città degli uomini»: si manifesta ad essi e li ispira ad impegnarsi in un’azione sociale di solidarietà e di progresso civile dei popoli. 4) Convivenza multietnica: il sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira (+1977), discepolo del "cattolico musulmano" Louis Massignon (+1962), sosteneva che «con Maria i popoli... ritornano alle loro origini», e spiegava: «La donna ebrea Madre di Gesù, venerata anche dai musulmani, dovrebbe essere un appello alla riappacificazione dei figli di Abramo». 3. Le varie forme di consacrazione mariana. In questi ultimi decenni nella Chiesa si sono praticate varie forme di consacrazione. Pur nella loro diversità di metodo e di terminologia, esse sono complementari tra loro. Tutte trovano il loro fondamento biblico-liturgico in Gv 19,26-27. Il duplice gesto di Gesù sulla croce – affidamento di Giovanni alla Madre e della Madre a Giovanni – è interpretato come: 1) consacrazione al Cuore immacolato di Maria dal messaggio di Fatima; 2) consacrazione all’Immacolata da san Massimiliano Maria Kolbe (+1941); 3) affidamento alla Vergine dalla liturgia e dal Magistero pontificio; 4) espressione e mezzo di rinnovazione delle promesse battesimali dalla Tradizione, di cui l’esponente più noto è il Santo di Montfort (+1716). In ognuna di esse si vuol indicare che per vivere la vocazione battesimale di morte e risurrezione con Cristo, confortati dalla presenza materna della Vergine, è bene, come l’apostolo Giovanni, accogliere Maria e affidarsi a lei filialmente. 1) La consacrazione chiesta a Fatima è diretta al Cuore immacolato di Maria, ma vede la Signora del cielo, portavoce e interprete di Cristo, come cuore della salvezza e colei che nell’amore svela la volontà salvifica del Cuore di Cristo; 2) quella proposta da Kolbe si prefigge l’appartenenza al Signore mediante l’immedesimazione con l’Immacolata; 3) nell’affidamento ci si consegna alla Madre per scoprire in lei il Figlio, così che tra lei e i credenti si stabilisce un tale «perenne vincolo di amore», al punto che «nei suoi figli adottivi Maria riconosce e ama il Figlio»; 4) in quella più marcatamente battesimale, proposta particolarmente dal Montfort, si accoglie la Madre del Signore quale formatrice degli «apostoli degli ultimi tempi» (VD 58) e dei "predestinati" alla perfezione della santità. Sergio Gaspari, smm
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