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N. 11 dicembre 2009
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Copertina di GIOVANNI CIRAVEGNA «Il
Vangelo fa alzarci da noi stessi per essere accanto a chi ha bisogno» L'anno 1954, centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, divenne un anno mariano che ebbe il suo momento particolarmente significativo nella istituzione della festa di Maria regina, fissata per il 31 maggio e poi trasportata al 22 agosto, come completamento della solennità dell’Assunta, formando così un unico mistero, come si legge nella Costituzione conciliare sulla Chiesa: «La Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei signori e vincitore del peccato e della morte» (LG 59).
Colei che al momento dell’annuncio dell’Angelo si era definita la «serva del Signore», disposta e disponibile sempre a tradurre nella sua vita quel «si compia in me la sua Parola», riceve ora il premio promesso ai discepoli fedeli. Maria è stata la "vera discepola" di suo Figlio; colei che più di tutti ha compreso e vissuto quanto Gesù predicava e viveva: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto di molti» (Mt 20,28). Per questo, commenta Giovanni Paolo II nella sua enciclica, «Maria è diventata la prima tra coloro che servendo Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducono i loro fratelli al Re, servire il quale è regnare, ed ha conseguito pienamente quello stato di libertà regale, proprio dei discepoli di Cristo: servire vuol dire regnare!» (RM 41). L’immagine della Vergine regina assume e sviluppa nell’iconografia forme e significati diversi. In Santa Maria in Trastevere a Roma, la Regina siede accanto al Cristo, sul medesimo trono, e nel libro aperto sostenuto dal Cristo si legge: «Vieni, mia eletta, e porrò su di te il mio trono». L’incontro dello sposo con la sposa significa l’incontro del Cristo con la Chiesa, perché Maria, vergine e madre, rimane per la Chiesa il "perenne modello".
Espressione e significati simili possiamo leggere nella nostra formella, ove l’artista, come già nella scena dell’Assunta, pone in sommità del quadro la raffigurazione che richiama la Trinità di Rublev. Da quell’icona – commenta P. Evdokimov – «si sprigiona un potente appello: Siate uno come io e il Padre siamo uno. L’uomo è a immagine del Dio trinitario, nella sua natura la Chiesa-Comunione è inscritta come la sua ultima verità. Tutti gli uomini sono chiamati a riunirsi attorno alla medesima e unica coppa, a elevarsi al livello del cuore divino e a prendere parte alla cena messianica». «Perché tutti siano una cosa sola»: è stata la preghiera finale di Gesù, è stato l’impegno di tutta la sua missione; missione per la quale vuole strettamente unita e partecipe la Madre sua.
Il figlio Gesù con la corona regale in mano, tenendo nell’altra il libro delle Scritture, incorona ora la madre regina, premio meritato per aver accolto, conservato e vissuto la Parola. «Fissando quindi lo sguardo sul mistero dell’Assunzione di Maria, del suo incoronamento nella gloria – invitava Giovanni Paolo II nella preghiera dell’Angelus – impariamo quotidianamente a servire. Servire Dio nei nostri fratelli; esprimere nel servizio la regalità della nostra vocazione cristiana in ogni stato o professione, in ogni luogo e in ogni tempo. Tradurre nella realtà della vita quotidiana mediante tale atteggiamento la domanda "Venga il tuo regno", che eleviamo tutti i giorni nella preghiera del Signore al Padre». Giovanni Ciravegna |
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