Madre di Dio

 

N. 11 dicembre 2009

 Esortazione
    Sergio Gaspari

 Quel giorno
   Battista Galvagno

«Impariamo ogni giorno a servire»
    Giovanni Ciravegna

"Madre del buon consiglio..."
    Alberto Maria Careggio

Vita dello spirito nel Nuovo Testamento
    
Giuseppe Daminelli

Un segno di speranza
    Nieves San Martín

Un nuovo linguaggio sulla mediazione
    Stefano De Fiores

Una «Sacra Famiglia»
  
 Giovanni Battista Magoni

Un ritratto realistico e motivato

Dogma moderno, dottrina antica
    
Sergio Gaspari

Un privilegio del Signore onnipotente
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Il Dio per noi
  
 Giuseppe Maria Pelizza

«Stella del nostro mar»
  
 Eliseo Sgarbossa

Maria, persona in relazione
    Vincenzo Vitale

Davvero originale
    
Maria Di Lorenzo

Un profondo sentimento quotidiano
    Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 11 dicembre 2009 - Copertina

 Studi e ricerche

 
di NIEVES SAN MARTÍN

Un segno di speranza
   

Venezuela: sorprendenti scoperte nell’immagine della Madonna di Coromoto. Nota della Conferenza episcopale.
 

Nel corso di una recente conferenza stampa svoltasi nella sede della Conferenza episcopale venezuelana (Cev) in occasione del restauro dell’immagine di Nostra Signora di Coromoto, patrona del Paese, sono state presentate nuove scoperte relative all’icona, collegata alla prima evangelizzazione della Nazione.

Il ruolo della tradizione

Tra la fine del 1651 e l’inizio del 1652 una bella signora appare al capo della tribù Coromoto e a sua moglie dicendo loro: «Andate dai bianchi, perché vi mettano dell’acqua in testa per poter andare in cielo».

Dopo aver fatto quello che la Signora chiedeva, gli indios uscirono dalla foresta e ricevettero gli insegnamenti del Vangelo. Molti vennero battezzati.

Giovanni Paolo II in preghiera dinanzi alla statua della Madonna di Coromoto (viaggio apostolico in Guatemala, Nicaragua, El Salvador e Venezuela, 5-12.2.1996).
Giovanni Paolo II in preghiera dinanzi alla statua della Madonna di Coromoto
(viaggio apostolico in Guatemala, Nicaragua, El Salvador e Venezuela, 5-12.2.1996).

Il capo, tuttavia, sentendo di aver perso la libertà, decise di fuggire nuovamente nella foresta. All’alba dell’8 settembre 1652, la Signora apparve di nuovo a lui, alla moglie, alla cognata e al figlio di questa. Vedendola, il capo le chiese di lasciarlo in pace, dicendo che non avrebbe più obbedito. Si alzò per prendere l’arco e uccidere la Signora, ma lei gli si avvicinò per abbracciarlo, e l’arco gli cadde di mano. L’uomo decise di prendere la Signora per un braccio per farla uscire dalla sua capanna, ma in quel momento avvenne il miracolo: la Signora scomparve, lasciando in mano al capo una sua piccola immagine (cm 2 per cm 2,5) che, nei 357 anni trascorsi dall’apparizione, è stata esposta a vari fattori che ne hanno provocato il deterioramento. Per questo, la fondazione María camino a Jesús, sin dal 2002, ha avviato una campagna di sensibilizzazione al fine di riparare i danni della reliquia.

In laboratorio

Dal 9 al 15 marzo 2009, in un laboratorio appositamente allestito, l’équipe di lavoro ha registrato scoperte inattese.

Il primo aspetto che ha richiamato l’attenzione è stato il fatto che, una volta analizzate le acque impiegate nel trattamento, il pH è risultato inspiegabilmente neutro. È stata poi individuata la presenza di vari simboli di origine indigena. Con l’osservazione al microscopio si è riusciti ad identificare negli occhi della Madonna, di meno di un millimetro, la presenza dell’iride, fatto particolarmente sconcertante se si pensa che gli occhi dell’immagine erano semplicemente dei punti. L’occhio sinistro evidenzia caratteristiche prettamente umane e nell’iride si è notato un piccolo punto di luce. Ingrandendolo, si è potuto osservare che questo sembra formare l’immagine di una figura umana dalle specifiche caratteristiche.

Messa di Papa Wojtyla a Coromoto (10.2.1996).
Messa di Papa Wojtyla a Coromoto (10.2.1996 – foto Giuliani).

Una tappa importante

«Il restauro dell’immagine rappresenta una vera pietra miliare, perché è la prima volta che la venerata icona viene sottoposta a un processo come questo», afferma la Cev in una nota. «Al di là dell’essere l’espressione del risultato dello sforzo di un’équipe multidisciplinare, è un appello a volgere la nostra vita a Dio e a vivere l’invito che la Madonna ha fatto ai nostri antenati quando li ha esortati a riconciliarsi e a unirsi come veri fratelli in Dio, nonostante la cultura spagnola e quella indigena avessero visioni e interessi diametralmente opposti. È un appello alla fraternità e all’accettazione dell’altro; è un segno di speranza, di gioia e di fede» (Zenit, 4.9.2009).

Nieves San Martín

Invito all’approfondimento: B. Simonetto, Venezuela. I più importanti santuari della Nazione, in Madre di Dio, giugno 2009, pp. I-IV.
  

Il sussidio

L’UOMO NOSTRA SECONDA EUCARISTIA
(R. Rosso, Effatà 2009, pp. 96, € 8,00).
 

La prima di copertina del volume qui presentato.«Gesù prese il pane e il vino, disse la preghiera di benedizione, li diede ai discepoli e disse: Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue… Fate questo in memoria di me.

Gesù ci scandalizza, non ha paura di scuotere la nostra fede e, se ci lascia perplessi questo atteggiamento di Gesù stesso nel lasciarci il segno del pane e del vino, assai più restiamo scandalizzati di fronte al mistero dell’altra Eucaristia: l’uomo, corpo e sangue di Cristo.

È questa l’Eucaristia più compromettente per Gesù stesso e la più sconcertante per noi. Matteo (25,31-46) ci presenta uno dei più rivoluzionari discorsi di Gesù. Nel giudizio finale, alla fine dei tempi, il Signore dividerà i buoni dai cattivi e ai buoni dirà: "Venite benedetti del Padre mio e possedete il regno preparato per voi già dall’inizio del mondo. Infatti avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere. Ero forestiero e mi avete alloggiato. Ero nudo e mi avete vestito. Ero in carcere e siete venuti a trovarmi".

Allora i buoni risponderanno dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o quando hai avuto sete e ti abbiamo dato da bere? Quando ancora ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo alloggiato, o quando nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti da te?". Ed ecco la risposta del Signore: "In verità vi dico che, tutte le volte in cui avete fatto queste cose a uno di questi fratelli poveri, l’avete fatto a me".

Sì, quello è il momento in cui Gesù ha proteso le mani su tutti i poveri del mondo e ha pronunciato le parole di consacrazione».

r.s.

Due ragazze rom seguite dall'associazione Nocetum di Milano.
Due ragazze rom seguite dall’associazione Nocetum di Milano (foto Vision).

Don Renato Rosso vive dal 1972 con i nomadi. Dopo dodici anni trascorsi in Italia e otto in Brasile, dal 1992 condivide l’esistenza degli jajabor, zingari musulmani del Bangladesh.