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N. 11 dicembre 2009
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Testimonianze di GIOVANNI BATTISTA MAGONI fmi Una
«Sacra Famiglia» Pavoniani (Figli di Maria immacolata), un
grande ideale: essere costruttori di unità e comunione fraterna. Padre Lodovico Pavoni (Brescia, 1784-Saiano, 1849) fu posto dalla Provvidenza su quel crinale difficile della storia, quale fu il delicato trapasso fra il XVIII e il XIX secolo: dall’Illuminismo al Romanticismo, dalla Rivoluzione francese alla Restaurazione del Congresso di Vienna dopo la meteora napoleonica, da una Chiesa ancora condizionata da consuetudini e privilegi nobiliari ad una Chiesa che cercò di avvicinarsi al popolo e alle classi più povere, dando inizio a quella mirabile fioritura di opere di carità, che la contraddistinsero nella prima metà dell’800.
«Passione educativa». Tutta la sua vita è sempre segnata dal desiderio profondo di imitare l’amore di Gesù per i fanciulli, radunandoli per offrire loro proposte di educazione religiosa e di formazione culturale e professionale, passando gradualmente dalle più semplici strutture di un oratorio festivo a quelle più complesse di un collegio d’arti (l’Istituto di San Barnaba), nelle quali offrire, soprattutto ai più poveri, ospitalità familiare a tempo pieno, scuole e laboratori dove acquisire professionalità e indipendenza economica per il futuro. Servire la verità e la «sana cultura». Una delle prime attività professionali avviate da Pavoni nel suo Collegio d’arti fu «quella nobilissima della tipografia» (la prima scuola grafica d’Italia, 1821). Ben presto, si rese conto che l’attività tipografica poteva diventare un grande strumento di diffusione della verità religiosa e di promozione culturale, una nuova modalità di apostolato della comunicazione sociale. La sua Tipografia del pio istituto San Barnaba divenne casa editrice, che nel 1837 ottenne il riconoscimento di Tipografia vescovile. I suoi successori, con l’Editrice Àncora e con la sua catena di librerie, sentono ancora oggi, come un preciso impegno carismatico, quello di prolungare nel tempo questa preziosa eredità spirituale del loro Fondatore. Religiosi sacerdoti e laici a servizio della missione. Rispetto alla tradizione consolidata di vita religiosa, Pavoni «inventò» un diverso profilo di religioso-prete e di religioso-laico, integrati, a pari dignità di consacrazione e a complementare compito nella missione, in un nuovo tipo di istituto apostolico che si facesse carico dell’educazione totale di giovani poveri o dal futuro compromesso, per i quali il progetto educativo culminerà sì nella formazione cristiana, ma concedendo autonomia e ampio spazio all’attività professionale e al perseguimento dei valori umani e terreni. Pavoni si adoperò perché nel suo Istituto si vivesse un vero "spirito di famiglia".
Famiglia era la comunità educativa formata dai ragazzi e dai loro educatori; Sacra Famiglia chiamava il gruppo dei collaboratori; Religiosa Famiglia era il sinonimo abituale da lui usato al posto di congregazione o di istituto. In un mondo segnato da divisioni e discordie, i Pavoniani si sforzano di essere testimoni di quell’unità e di quella comunione fraterna che il loro Fondatore volle lasciare come testamento supremo. Il 14 aprile 2002, a Roma, Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato. I Pavoniani sono 212 distribuiti in 33 sedi (Casa provinciale: via Benigno Crespi 30, Milano, tel. 02-60.72.352). Giovanni Battista Magoni |
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