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N. 11 dicembre 2009
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI, smm Dogma moderno,
dottrina antica 8 dicembre: Immacolata Concezione. «Non è
Maria che ha la fortuna di non essere come noi, ma siamo noi che abbiamo
la disgrazia di non essere come lei». Il Prefazio della solennità dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria proclama: «Tu (Dio) hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna dimora del tuo Figlio». Il testo liturgico traduce in preghiera il dogma dell’Immacolata Concezione, la cui dottrina affiora dalle Letture del giorno. Nel divino oracolo della prima Lettura, il "Protovangelo", Dio ammonisce Satana: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa» (Gen 3,15). Difatti, vedremo dopo, la tradizione popolare soprattutto nell’arte cristiana, a partire dal 1500, rappresenta Maria immacolata come colei che schiaccia la testa del serpente. Raffigurazione avvalorata dal Vangelo. L’Angelo saluta la Vergine: «Gioisci, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28). L’espressione «Piena di grazia», senza indicazione di limiti di tempo, indica che, fin dal primo istante della sua esistenza, ella è protetta da Dio. Unica creatura umana non inquinata dal peccato e colei che è germogliata, tuttasanta, dalle mani sante di Dio, l’Immacolata ci mostra la Chiesa già senza macchia né ruga. Ha scritto il francese Roger Guyaut: «Non è Maria che ha la fortuna di non essere come noi, ma siamo noi che abbiamo la disgrazia di non essere come lei». Ma san Paolo nella seconda Lettura (Ef 1,3-12) sostiene che anche per noi c’è un grande disegno di salvezza, nel quale siamo chiamati ad esser nella gloria e nella dignità di figli di Dio. Più che un’eccezione, la Vergine senza peccato va contemplata come un vero recupero dell’uomo preda del peccato, una promessa certa, anzi l’inizio di un mondo nuovo, l’anticipo della vita celeste. L’Immacolata Concezione è un dogma moderno, ma la dottrina è antica. La tradizione cattolica professa la fede nella grazia che redime dal peccato (i credenti) e nella grazia che preserva dal peccato (l’Immacolata). Vediamone la dottrina in tre momenti.
Da Venanzio Fortunato a... In un carme latino il poeta Venanzio Fortunato (ca. +600) con una suggestiva immagine definiva la Vergine «il nuovo fiore della terra che il cielo coltiva dall’alto». Agostino d’Ippona (+430) osservava decisamente: quando si tratta del peccato non si parli della Vergine. Poco prima di lui, Ambrogio di Milano (+397) non ammetteva in Maria nessun difetto. Cirillo di Alessandria (+444), grande sostenitore al Concilio di Efeso del titolo di Maria Theotokos (431), asseriva: in Maria immacolata «la creatura caduta nel peccato viene riportata in paradiso». Anselmo d’Aosta (+1109), padre della Scolastica, mentre verbalmente negava il concepimento immacolato – poiché Cristo è il solo senza peccato – lo affermava implicitamente, allorché dichiarava: «Era conveniente che la Vergine risplendesse di una tale purezza da non poterne immaginare una più grande dopo quella di Dio». Prevenendo Scoto, Eadmero di Canterbury (+1124), discepolo di sant’Anselmo, è il primo teorico e difensore dell’Immacolata. Egli (spiega il privilegio mariano, ricorrendo al significativo paragone della castagna, frutto eccellente, che nasce e si sviluppa in un involucro circondato da spine, senza esser toccata dai loro aculei), così enuncia il suo ragionamento: Dio «potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit» (in PL 159, 305) e conclude con la descrizione dei benèfici effetti che ne derivano all’umanità. Nel XII sec. i teologi perlopiù verbalmente negavano l’Immacolata Concezione, ma sostanzialmente l’affermavano. All’Università di Parigi, verso il 1250, la dottrina sull’Immacolata veniva esposta. Pare certo che Tommaso d’Aquino (+1274), domenicano, parlasse di Maria esente sia dal peccato attuale sia dal peccato originale. Il francescano Giovanni Duns Scoto (+1308), «cantore del Verbo incarnato e difensore dell’immacolato concepimento di Maria», tratta della redenzione preventiva della Vergine. È noto il suo assioma: «Potuit, decuit, ergo fecit». Potuit: possibilità da parte di Dio; decuit: era conveniente in base al principio della pietà; ergo fecit: Dio quindi operò il concepimento immacolato. Nel 1400 a Costantinopoli l’imperatore Manuel II Paleologo (+1425) in un’omelia sulla Dormizione affermava: appena fu concepita, la santa Theotokos fu ricolmata di grazia. A partire dal 1500 Martin Lutero (+1546) nel 1544 appuntava: «Era necessario che sua Madre fosse vergine, una giovane vergine, una santa vergine, che fu preservata dal peccato originale e purificata per mezzo dello Spirito Santo». Nell’arte della Chiesa cattolica, a partire dal 1500, Maria immacolata è rappresentata come colei che schiaccia la testa del serpente. Al globo terrestre, sospeso nello spazio, è attorcigliato il serpente, e la Vergine, raggiante e coronata di stelle, domina il globo: con un piede schiaccia la serpe e con l’altro si erge sulla falce della luna collocata sopra il globo del mondo. Verso la metà del 1600 il fecondo scrittore mariano Ippolito Marracci (+1675) scrive De legitimo fidelium sensu, per dimostrare la definibilità dell’Immacolata Concezione sulla base della fede ininterrotta dei fedeli. Nel 1700 il Montfort canta la Vergine, splendore di Dio creatore e capolavoro dello Spirito santificatore. Proprio per questo Montfort sosterrà che alla Vergine tuttasanta è riservata «la formazione e l’educazione dei grandi santi, che vivranno verso la fine del mondo» (Vera devozione 35). A far emergere dal patrimonio della tradizione ecclesiale la verità sull’Immacolata fu Pio IX, che l’8 dicembre 1854 procedette alla definizione del dogma, dichiarando: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante del suo concepimento, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, è stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale». Il 27 novembre 1830, 24 anni prima, la novizia delle suore Figlie della carità, Caterina Labouré, a Parigi vide la Vergine in piedi su di un globo, e dalle sue mani aperte partivano dei raggi. Attorno a questo quadro la veggente poté leggere, scritte a lettere d’oro, queste parole: «O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te». Evidente preludio e palese allusione al dogma del 1854. Tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 a Lourdes, Bernadette Soubirous ebbe 18 apparizioni dalla Vergine, che alla fine, quasi a conferma della verità definita dalla Chiesa 4 anni prima, si presentò come «l’Immacolata Concezione». Il noto scrittore Alessandro Manzoni (+1873) nell’inno Ognissanti esclamava: «Te sola più su del perdono, l’Amor che può tutto locò».
Epoca contemporanea Nel 1900 Massimiliano M. Kolbe (+1941) con audacia teologica sosteneva: «In certo qual modo possiamo affermare che l’Immacolata è l’incarnazione dello Spirito Santo». Il poeta francese Paul Claudel (+1955), nella poesia La Vierge à midi ci ha lasciato questi folgoranti versi: «È mezzogiorno. Vedo la Chiesa aperta. Devo entrare /...Io vengo solo, o Madre, per guardarvi /...Perché siete bella e siete immacolata. / La donna nella grazia infine restituita. / La creatura nel suo primo onore e nel suo splendore finale. / Tale quale uscì da Dio il mattino del suo originale splendore. / Intatta ineffabilmente perché siete la Madre di Gesù Cristo». «Più di te, soltanto Dio», ripeteva Jose-maría Escrivá de Balaguer y Albas (+1975), il santo della chiamata universale alla santità nel quotidiano. Giorgio La Pira (+1977) appuntava: «Con Maria i popoli battezzati ritornano alle loro origini»: nell’Immacolata riscoprono la loro vocazione originaria alla santità. Il sacerdote Italo Mancini (+1993) presentava l’Immacolata come «il frutto non avvelenato dal serpente, il paradiso concretizzato nel tempo storico, la primavera i cui fiori e frutti non conosceranno più il pericolo della contaminazione e della putredine». Paolo VI l’8 dicembre 1963 affermava: l’Immacolata è «una zolla innocente, una fiorita e profumata aiuola, che il Figlio di Dio si riservò nell’immensa palude che è l’umanità». E Benedetto XVI l’8 dicembre 2005: l’Immacolata «rispecchia la Chiesa, la anticipa nella sua persona... È lei il suo vero centro di cui ci fidiamo». Ci fidiamo e ci affidiamo a colei che, sola, viene da Dio e vive per Dio. Sergio Gaspari
Invito all’approfondimento:
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