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N. 11 dicembre 2009
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Alla
scuola di Maria Un privilegio del
Signore onnipotente «Quando
noi diciamo sì al Signore, lui opera cose grandi» Nel rileggere il brano della Genesi nel quale Maria, la madre del Redentore, viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti nel peccato, circa la vittoria sul serpente, la Liturgia della Parola inneggiava festante al trionfo della Vergine immacolata: «Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore», amore che, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, rese la beata Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, immune da ogni macchia di peccato originale. Riferendosi alle suddette parole della Ineffabilis Deus di Pio IX, che riconoscono nella Immacolata Concezione di Maria un «privilegio di Dio onnipotente», il teologo H.U. von Balthasar fa un’osservazione che propongo al mio lettore.
«Nessuno – egli scrive – aspira meno della Madre di Cristo a "privilegi" personali; ella se ne compiace unicamente in quanto tornano a beneficio di tutti i suoi figli nella Chiesa. Tutti i privilegi di Maria vanno approfonditi e spiegati alla luce di tale principio mariano» (in Punti fermi, pag.129). Esemplificando poi questo principio mariano, così egli dice a proposito del "privilegio" dell’Immacolata Concezione: «Perché – si chiede – Maria fu "concepita immacolata"? Appunto perché qualcuno doveva pronunziare il sì totale e integrale di Israele a Dio "in rappresentanza dell’intero genere umano" (come scrive Tommaso d’Aquino), affinché la Parola di Dio trovasse un luogo in cui, incarnandosi, potesse scendere sulla terra. In questa purezza Maria pronunziò il sì per tutti noi affinché anche noi, imitandola, potessimo diventare, nell’osservanza della volontà del Padre, fratelli, sorelle e madri di Gesù» (Ivi).
Ponendoci così alla scuola di Maria – che come madre della famiglia di Dio fa sentire più intensamente il legame fraterno che unisce tutti i fedeli – vorremmo imparare da lei il suo autentico spirito: spirito che ella stessa apprese dal Figlio suo, mite e umile di cuore; spirito di servizio che la porta a vegliare nascostamente e maternamente per la Chiesa, ed a proteggerne benignamente il cammino, verso la patria, finché giunga il giorno glorioso del Signore. Forse ella non sentì dalla viva voce di Gesù che «il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Lo vide, però, per lunghi anni sottomesso alla sua autorità materna. Da lui, che stette in mezzo a noi «come colui che serve» (Lc 22,27), ella imparò ad essere la serva dei servi del Signore. Alberto Rum |
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