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N. 11 dicembre 2009
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"Magnificat"
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp «Stella
del nostro mar» Vittoria Colonna (Marino, 1490-Roma, 1547), poetessa e nobildonna, figlia di Fabrizio Colonna signore di Anagni e moglie di Ferrante d’Avalos marchese di Pescara, fu una delle donne più celebri del Rinascimento italiano. Rimasta vedova senza figli, cercò conforto nelle amicizie con illustri personalità della cultura e dell’arte, fra cui i cardinali Contarini, Bembo e Reginald Pole, e i più noti umanisti del suo tempo. Coinvolta negli scontri fra le famiglie Colonna e Farnese, fu esiliata da Roma e viaggiò molto fra Napoli e il Nord Italia, ospite delle corti di Ferrara (Estensi) e di Mantova (Gonzaga), preferendo infine rifugiarsi presso diversi monasteri del Lazio: Orvieto, Viterbo, Roma. Documento di una vita così intensa è il suo epistolario (Lettere, 1530-1570). La sua fama letteraria è dovuta alle sue opere poetiche – Rime (1538), Rime Spirituali (1546), Pianto sulla Passione di Cristo e Orazione sull’Ave Maria (1556). Ma Vittoria è altrettanto celebre per il suo stretto rapporto affettivo e intellettuale con Michelangelo, al quale fu legata da profonda amicizia. Colpita infine da una grave malattia, fu accolta dalla nipote Giulia Colonna e morì il 25 febbraio 1547 nel palazzo di Torre Argentina in Roma. Ecco due suoi sonetti mariani dalle Rime Spirituali.
Vergine pura, che dai raggi ardenti
Immortal Dio nascosto in mortal velo
Stella del nostro mar, chiara e secura,
d’invitta alta virtù nostra natura.
S’è accennato all’amicizia di Vittoria Colonna con Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Quando lo scultore terminava il suo primo capolavoro, la Pietà (1499), Vittoria non aveva ancora compiuto dieci anni, ma rimase presto affascinata dal genio di Michelangelo. Il quale la conobbe, anni dopo, e a sua volta fu colpito dalla bellezza di lei, e più tardi dalla intensità delle sue esperienze umane e religiose. Vittoria divenne per lui una amica fraterna e ispiratrice, anzi "un amico", come lo stesso artista affermò quando ella venne a mancare: «Morte mi tolse un grande amico». Ciò avveniva quando Vittoria, a cinquantasette anni, concludeva la sua esistenza terrena, dopo essere stata a lungo assistita da Michelangelo in persona. Riportiamo a confronto alcuni versi dello scultore, duri come schegge di marmo ma originali per il mistero che evocano: nella bellezza dei volti scolpiti (si pensi alle sue Madonne), l’arte rende viva e immortale l’opera, che sopravvive al suo creatore.
Com’esser, donna, può quel c’alcun vede
Dunche, posso ambo noi dar lunga vita
Poi la ferita al cuore dell’artista, quando Vittoria gli viene a mancare:
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