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N. 11 dicembre 2009
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Convegno Ami
di VINCENZO VITALE ssp Maria,
persona in relazione Una tematica di particolare attualità
culturale. In questo contesto, la figura della Vergine assume un rilievo
davvero inedito. Se c’è una persona che è in relazione in tutti i sensi, verso l’alto come in senso orizzontale, tanto da essere un «microcosmo di relazioni», questa è proprio la Vergine Maria. Ad approfondire questa tematica è stato dedicato dall’Associazione mariologica interdisciplinare italiana (Ami) il convegno annuale intitolato Maria, persona in relazione. Prospettive teologiche, svoltosi a Roma presso l’Istituto delle suore Ancelle del Sacro Cuore di Gesù lo scorso 19-20 settembre. Si tratta di un tema di forte attualità culturale, data la riscoperta, anche teologica, della centralità della "relazione" come categoria che definisce e caratterizza l’uomo, in un contesto culturale che tende invece al narcisismo e in definitiva al nichilismo, anche se in versione soft. In questo quadro, la persona di Maria, in quanto essere umano caratterizzato da relazioni molto speciali e di grande significato anche antropologico, assume un rilievo e una capacità propositiva inedita: ed è quanto i relatori hanno approfondito.
*** Nella relazione d’apertura, intitolata Riflesso delle relazioni trinitarie nell’esperienza di Maria, la professoressa Michelina Tenace ha evidenziato anzitutto l’unicità del rapporto che Maria intrattiene con le tre Persone divine, unicità dovuta all’elezione per la sua missione particolare associata a Cristo. Tale unicità (del rapporto di Maria con le tre Persone della Trinità) è visibile nell’ordine (taxis) diverso che caratterizza tale rapporto considerato per Maria e per noi: noi entriamo in rapporto con la Trinità a partire dall’opera manifestata di Dio (morte e risurrezione di Gesù), Maria vi entra con l’Annunciazione, dalla Parola accolta, cioè dalla "porta della vita". A partire da questa singolarità, si possono rileggere i "privilegi" di Maria, la Tuttasanta in cui l’ordine della creazione e della redenzione coincidono. Maria per prima e ante litteram ha accolto l’invito della Trinità a vivere la logica pasquale della kenosis (cf Fil 2,8). In Maria, poi, ciascuna persona della Trinità ha lasciato un’impronta particolare: rispetto al Padre, ne è l’icona materna; in quanto figlia obbediente al Padre è simile al Figlio; per il legame con lo Spirito Santo, è associata alla sua missione di Consolatore, è luogo di comunione tra Dio e l’umanità, è partecipe della natura divina, Tuttasanta (cf Ef 1,4). Il sì personale di Maria a Dio diventa così il sì dell’umanità: in Maria possiamo vedere pienamente realizzata l’immagine dell’uomo come Dio l’aveva sognata. La relazione, che si realizza pienamente in Dio ed è iniziativa di Dio, trova così un riflesso umano in Maria, "trasfigurata" a immagine della Trinità. Il professor Mario Maritano ha offerto un denso contributo intitolato Maria e la relazione in Ambrogio e Giovanni Damasceno, presentando il pensiero dei due Padri della Chiesa, d’Occidente e d’Oriente rispettivamente, sul tema, modulato a partire dalla linea biblica del Dio che si rapporta con le sue creature e chiede loro una risposta. Per i due Padri Maria è essenzialmente relazionale. Essi individuano i diversi aspetti della relazione di Maria nei confronti di Dio, in particolare nei confronti di Cristo, ma anche nei confronti delle persone umane: in quanto modello dei cristiani e in particolare delle vergini, secondo Ambrogio (relazione esemplare), e come simbolo (relazione tipica: Maria modello della Chiesa, tema introdotto in Occidente proprio da Ambrogio). Il Damasceno approfondisce la relazione tra Maria e Cristo, la quale motiva anche la glorificazione di Maria dopo la morte, e il rapporto di Maria con le generazioni precedenti (figure della storia di Israele) e con i fedeli (relazione di intercessione, di lode e di culto, di onore, in quanto Maria "riscatta" il peccato di Eva). I due autori evidenziano ciò che rende unica e singolare Maria per via della sua particolare relazione con Dio: unicità e singolarità che sono un dono della Trinità e caratterizzano Maria in modo essenziale in quanto persona. Ognuno dei due autori ha le sue sottolineature caratteristiche (Ambrogio ha un interesse più dogmatico, il Damasceno è più attento alla linea esistenziale-storica della vita di Maria), ma entrambi hanno il merito di aver colto le varie dimensioni del mistero di Maria, che ne fanno una «persona essenzialmente "relazionale" e, come tale, paradigmatica per ogni cristiano». Il professor Corrado Maggioni ha invece illustrato il tema La liturgia, ambiente vitale della relazione tra Maria e la Chiesa, sottolineando come proprio l’azione liturgico-celebrativa sia il luogo sorgivo in cui emerge la memoria di Maria. Come Maria è stata presente ai misteri storici di Cristo, così è presente la memoria di Maria nella liturgia che attualizza nell’oggi quei misteri (essendo Maria indissolubilmente associata ai misteri del Figlio). Quindi, celebrando i misteri di Cristo, la Chiesa incontra in modo naturale anche la persona di Maria. Ma non solo: c’è anche un risvolto ecclesiologico, poiché Maria è modello dell’atteggiamento con cui la Chiesa celebra e vive i misteri divini. Il ricordo di Maria nel cosiddetto "Canone romano" (V sec.) e in altre antiche preghiere liturgiche è segno del fatto che non si può tacere la memoria di Maria nel memoriale dei misteri di Cristo. La dimensione mariana della liturgia – di ogni liturgia – si può esprimere con le categorie di comunione (nella preghiera della Chiesa rivive la preghiera di Maria) e di esemplarità (in comunione con Maria, la Chiesa loda il Signore, ascolta la Parola con fede, si lascia coinvolgere nel mistero pasquale di Cristo, attende lo Spirito, cammina nella speranza e nella carità).
*** Nella seconda parte del convegno, padre Antonio Maria Carfì ha affrontato Il tema della relazione nella mariologia contemporanea, connettendo la riflessione mariologica con la questione antropologica. Il nostro tempo attraversa una vera e propria crisi antropologica, stretto com’è tra l’idea dell’uomo come protagonista assoluto e "imperialista" (modernità) e tra l’idea che la ragione non è capace di offrire sicurezze (postmoderno). In questo contesto risulta particolarmente significativa oggi la visione cristiana (ed ebraica) della persona come essenzialmente relazionale. L’affermazione di base dell’antropologia cristiana, secondo cui Cristo rivela l’uomo a se stesso, consente di rileggere in modo significativo la persona di Maria a partire dagli asserti centrali dell’antropologia cristiana: Maria come imago Dei è "somigliantissima" a Dio, come "donna" è immagine archetipica dell’unione sponsale tra Dio e l’umanità, è la creatura più somigliante a Cristo e perciò mediatrice e mistagoga degli uomini, ed è totalmente aperta alla relazione verticale con il Dio Trinità, fatto che la apre alle relazioni con gli esseri umani. Dopo un ampio excursus sul tema della relazione nella mariologia dopo il Vaticano II, il relatore ha illustrato alcune dimensioni mariane che meriterebbero maggiore approfondimento: soprattutto Maria come persona solidale a tutta l’umanità, come sorella compassionevole (dimensione fraterno-sororale della comunione dei santi) e infine come persona amica, dimensione questa tutta da esplorare: dalla relazione amicale con la Trinità (cf Sap 7,27; Is 41,8) a quella con gli esseri umani, in quanto Maria è figlia di Adamo/Eva. L’episodio della Visitazione è esemplare di questa dimensione mariana. Così Maria, in quanto vero e proprio "microcosmo di relazioni" (P.L. Dominguez), diventa chiave ermeneutica di un ordine sociale autenticamente umano: guardando a Maria, impariamo cosa è una libertà in divenire, cosa è la proesistenza (vivere per gli altri) in un contesto di solidarietà e di relazionalità. Da Maria siamo accompagnati e guidati verso la Trinità e impariamo a vivere non solo gli uni accanto agli altri, ma gli uni per gli altri e gli uni con gli altri. Infine, padre Salvatore M. Perrella ha presentato il tema Maria nel magistero dei Vescovi di Roma dal 1964 al 2008, ripercorrendo i contributi significativi dal punto di vista antropologico-mariano dei diversi Pontefici a partire da Paolo VI (in particolare Marialis cultus n. 56), passando per Giovanni Paolo II (enciclica Redemptoris missio n. 45, che mette in rilievo la categoria di "dono"), per la lettera circolare La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (1988), per giungere a Benedetto XVI con l’enciclica Deus caritas est. Iln. 42 del documento suggerisce dove si trova la vera identità di Maria: nella carità. Proprio partendo dalla sua particolare relazione con il Dio Trinità-agape, Maria continua ad esplicare ciò che è proprio della persona: la relazionalità e la comunione. In questo Maria è vera maestra di antropologia cristiana. Vincenzo Vitale
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