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N. 11 dicembre 2009
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Algeria -
I più importanti
santuari mariani della Nazione
a cura di BRUNO SIMONETTO «Terra di antica
cristianità, terra di martiri» In Algeria, terra di santi e di corsari, il cristianesimo era già fiorente nel II secolo, poiché nel 180 si ha notizia di quattro martiri: Namphano, Uiggin, Sanam e Lucitas, che furono sacrificati a Madauros. Nonostante questa rapida ed intensa vitalità cristiana, non si è trovato fino ad oggi un documento che provi esplicitamente l’esistenza del culto della Madonna durante i primi tre secoli. Solo nel IV secolo il nome di Maria figura al primo posto nelle litanie dei santi e, dopo il Concilio di Efeso (431), i suoi privilegi (maternità divina, verginità, mediazione universale e corredenzione), vengono magnificamente espressi negli scritti dei capi delle comunità e in particolare in quelli di sant’Agostino, nato a Tagaste (Souk-Ahras) e vescovo d’Ippona. Per merito di questo grande Dottore della Chiesa, verso la metà del V secolo la dottrina mariana degli africani superava di gran lunga quella dei teologi orientali e trovava una vasta rispondenza nella pietà popolare. Sant’Agostino nei suoi scritti ritornava spesso sul tema: Maria est Ecclesiae typus, perché Maria e la Chiesa erano per lui tutte e due vergini e madri. L’invasione dei Vandali, che dominarono larga parte dell’Algeria nel VI secolo, influì molto negativamente sulla vita, sui costumi dei cristiani e sulle forme del loro culto. Inoltre, con la conquista araba, avvenuta nel 687, crollò anche la resistenza dottrinale cattolica e il popolo passò all’islam in brevissimo tempo, quasi senza opporvisi.
Ci vollero gli Ordini religiosi dei Trinitari, dei Mercedari e dei Frati Minori Cappuccini a fare riscoprire la devozione alla Madonna quando, frequentando i luoghi abitati dai poveri "schiavi negri", parlavano a questi infelici di Nostra Signora della mercede e di Maria Consolatrice degli afflitti, cantando la Salve Regina e recitando il rosario. Ma soltanto nel secolo XIX, con la conquista francese, si ebbe in Algeria una ripresa del culto cristiano e mariano insieme, quando moschee furono trasformate in chiese sotto i titoli di Nostra Signora delle vittorie ad Algeri, Nostra Signora del buon soccorso a Mers-el-Kébir, Nostra Signora dell’Atlante alla Trappa di Staueli, Nostra Signora della salute a Orano. Nel clima xenofobo e di discriminazione religiosa in cui nel secolo scorso è vissuta – e in parte tuttora vive – l’Algeria a causa del F.I.S. (Fronte islamico di salvezza), partito di ispirazione fondamentalista, la presenza cristiana e "missionaria" è oggi rappresentata da poche migliaia di fedeli e da pochissimi sacerdoti, sommersi in un oceano islamico sempre più compatto, impenetrabile e dilagante. In tale situazione il culto mariano ha il grande compito di mediazione culturale, perché la Vergine, come è noto, è rispettata e venerata in tutto il mondo musulmano. In effetti, entrando nel Santuario di Notre Dame d’Afrique ad Algeri non è raro vedere tuttora arabi musulmani che vengono a pregare Lalla Maryam (Santa Maria), ad offrirle candele e a prostrarsi davanti alla sua immagine. Essi ritengono di averne pieno diritto, perché credono che la Basilica del promontorio, al pari della Cattedrale presso il porto, sia un’antica moschea, abusivamente trasformata in chiesa cristiana dai francesi. Numerosi sono gli episodi che testimoniano la ferma e dolce fiducia nell’intercessione di Maria, salutata da tutta la tradizione islamica come la "privilegiata fra le donne". Il culto alla Vergine Prima di introdurre il discorso sul culto mariano in Algeria (ultimo degli Stati africani visitati nella nostra rassegna di santuari mariani di Paesi extra-europei), ricordiamo ancora alcune caratteristiche della devozione mariana nel Nord-Africa, come nel resto del Continente nero.
Molto si è scritto e detto sull’inculturazione di Maria nel Nuovo Mondo e in Europa, ma poco nei confronti dell’area africana. Parlando della devozione mariana in Africa dobbiamo a rigore distinguere il contesto del Nord-Africa, in particolare l’Egitto e l’Etiopia, dove esiste fin dagli albori dell’èra cristiana una solida presenza di fedeli e di segni della devozione a Maria. Infatti, non si può non dimenticare il "viaggio" della Madre di Gesù con Giuseppe in Egitto, come espressamente menzionato nei Vangeli, fatto originario del culto mariano, e di tutti gli altri segni legati alla vita delle prime comunità cristiane presenti in quelle terre dagli inizi, come ci attestano i testi sacri e altri antichi documenti. L’Africa sub-sahariana, invece, ha vissuto in parallelo alle fasi storiche della colonizzazione europea la nascita e la crescita della devozione mariana, così come l’opera di evangelizzazione. La gran parte degli Ordini missionari hanno posto, fin dagli esordi, la loro opera sotto la protezione della Vergine. Questo vale sia per l’epoca coloniale – quando ci fu la "corsa all’Africa" che dette nuovo e grande impulso all’attività missionaria delle varie confessioni cristiane – sia per i secoli precedenti, quando si ebbero i primi, ma infruttuosi, contatti culturali con le popolazioni africane. «Centralissima e qualificante» La materna e compassionevole figura della Madonna fu proposta immediatamente dai missionari cattolici ai catechizzandi come centralissima e qualificante della religione da loro predicata, non di rado in aperto antagonismo con l’evangelizzazione condotta dai concorrenti missionari protestanti. Generalmente, tenendo conto della formazione dei missionari, il culto a Maria fu veicolato secondo i parametri e gli schemi della devozione popolare occidentale europea.
Apparizioni Secondo alcuni studiosi, sembra che i sistemi religiosi tradizionali, a prima vista, non abbiano trovato una precisa risonanza nel culto della Vergine. Quasi a suggello della crescente devozione alla Madonna, ci furono in Africa alcune apparizioni mariane; ma iniziarono a verificarsi tra i nativi assai tardivamente rispetto agli esordi della cristianizzazione. Cronologicamente, la prima apparizione mariana su suolo africano risalirebbe al 1955 a Nongoma, in Sudafrica, ad una suora missionaria. Invece, la prima apparizione ad un africano documentata è del 1980 e riguarda un certo Felix Emeka Onah, cui la Vergine sarebbe apparsa ad Ede-Oballa, in Nigeria. Ci sono comunque numerosi casi di presunte apparizioni mariane in Africa; ma spesso sollevano dubbi e problemi di carattere "inculturativo", ovvero antropologico-religioso in chiave cristiana, e chiamano quindi in causa la teologia e la Gerarchia cattolica, per esprimere criteri autentici e autorevoli di giudizio. Secondo il recente studio di Danila Visca, sono stati raccolti sette casi di mariofanie: nel 1980 ad Ede-Oballa; nel 1982 in Ruanda, a Kibeho; nel 1984 a Mushasa, in Burundi; nel 1984 a Mubuga, in Ruanda; nel 1985 a Yagma e a Louda, in Burkina Faso; nel 1987 a Muleva, in Mozambico; nel 1998 a Tseviè, in Togo. Di queste "manifestazioni" ci sono pochissime informazioni: solamente su Kibeho si possono attestare numerosi documenti e soprattutto l’approvazione canonica della Santa Sede, avvenuta il 29 giugno 2001. Questo ha accresciuto ulteriormente la fama e l’interesse per Kibeho, anche per essere legato alla vicenda drammatica del genocidio tra Hutu e Tutsi del 1994. La devozione mariana in Africa, e la fede in generale, si è incontrata, ma spesso scontrata, con la realtà delle religioni tradizionali. Le stesse mariofanie rivelano questa dialettica dell’inculturazione, anche se spesso sembra più un adattamento, con alcuni aspetti che presentano un chiaro contesto africano. Al servizio della vita Non va però dimenticato che la cultura tradizionale africana ha aiutato a comprendere ed accettare la figura della Madonna in quanto, secondo la visione popolare, «tutti i membri della società africana devono concorrere all’unità di vita e a incrementare la discendenza che procede dagli antenati, e quindi anche dalla propria: a ciò stesso serve la famiglia, fatta di uomini e donne, o piuttosto di padri e di madri, perché nel matrimonio africano l’aspetto genitoriale prevale nettamente su quello coniugale. Di fatto, essere al servizio della vita – che è il compito assegnato da Dio all’uomo e alla donna – vuol dire essere al servizio della fecondità». Le donne sono «l’orgoglio del gruppo, perché sono coloro che portano la vita, la linfa d’amore e d’unità. La loro maternità non è che un servizio reso alla comunità; ed è anche per Dio che esse adempiono la loro missione di madri». Ancora oggi, infatti, la donna-madre ha un ruolo vitale nell’equilibrio e nella struttura della società tradizione africana.
Madre per eccellenza Si comprende bene, allora, come il culto a Maria, la madre per eccellenza, abbia attecchito immediatamente nella religiosità dei locali, pur in un dialogo non sempre facile tra religione tradizionale e approccio eurocentrico. La maternità spirituale e fisica di Maria ci permette di cogliere le reali e profonde somiglianze con l’idea di madre, propria della cultura africana. Ecco perché nella "comparazione" con la madre africana, la Madonna, in generale, è «più madre che sposa». Fiorenti comunità Venendo all’Algeria, abbiamo sopra notato che questa fu terra cristiana e mariana fin dal II secolo dopo Cristo. Antica Numidia, l’Algeria fu colonizzata all’inizio, molto prima dell’èra cristiana, dai Fenici che si insediarono lungo le coste commerciali, mentre i Berberi occupavano l’interno del Paese. Nel 46 a.C. l’antico Regno numidico passò sotto il dominio dell’Impero romano: colonizzazione che durò nove secoli, fino all’invasione dell’Africa del Nord da parte degli Arabi nel VII secolo, che ne iniziarono allora la conquista contemporaneamente all’islamizzazione. La conquista araboislamica fu molto più ardua, in quanto la terra d’Algeria aveva visto arrivare i primi evangelizzatori dal II secolo della nostra epoca, e gli autoctoni erano stati profondamente romanizzati. Questa regione dell’Africa del Nord divenne persino una fiorente comunità cristiana. Sant’Agostino La conversione di Costantino il Grande, nel III secolo, non fece che accrescere l’influenza della Chiesa in Africa del Nord, sulle terre latinizzate da secoli e dove la civiltà era avanzata. Sulla costa orientale dell’Algeria attuale, Cartagine conobbe una importanza particolare, in quanto città di sant’Agostino. Berbero cristiano, come la maggior parte dei cittadini dell’epoca, Agostino divenne vescovo di Ippona, uno dei Padri e Dottori della Chiesa universalmente più conosciuti, specie per i suoi numerosi scritti tra i quali celeberrimi sono La Città di Dio e Le Confessioni. Nel secolo XIX, quando l’Algeria fu parzialmente occupata dai francesi (nel 1827) e successivamente trasformata in loro colonia (nel 1947), fu parificata al territorio metropolitano francese. Nel 1954 la "guerra d’Algeria" iniziò con un’insurrezione araba; e terminò solo nel 1962, con la partenza dei francesi e l’indipendenza del Paese nordafricano, che fu proclamato Repubblica. In effetti, la religione cristiana che si era diffusa nei primi secoli del cristianesimo venne praticata, fino alla partenza dei francesi, dagli europei residenti. Oggi la religione ufficiale dell’Algeria è quella islamica; e la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana sunnita. Vi sono minoranze di ibaditi (musulmani scismatici di ceppo berbero) e di mozabiti (una sorta di quaccheri dell’islam, membri di una setta musulmana). La Chiesa oggi Attualmente, la Chiesa cattolica in questo Paese del Nord-Africa è ridotta a non più di qualche migliaio di fedeli. Quando era una colonia francese, la Chiesa era formata da più di un milione di cattolici; ma quasi tutti hanno dovuto lasciare il Paese a seguito dell’indipendenza. Negli anni recenti c’è stato un aumento del fondamentalismo islamico e i pochi cattolici rimasti sono stati fatti spesso oggetto di persecuzione. Basti pensare che nel Paese vigono tuttora restrizioni per chi possiede la Bibbia, poiché una legge dello Stato, in vigore dal 2006, colpisce chi «fabbrica o distribuisce documenti stampati che tendano a confondere la fede di un musulmano» (art. 11). b.s.
Il santuario-basilica Nostra Signora d’Africa La devozione alla Madonna si sviluppò e si affermò ogni giorno di più fra la popolazione algerina per l’opera umile e tenace di due missionarie laiche, Margherita Berger e Anna Cinquin, arrivate ad Algeri nel 1846 con il vescovo mons. Pavy dalla natia Lione. Non trovando alcun santuario mariano nella nuova terra, le due brave giovani collocarono una statuetta della Vergine prima su un olivo, poi in una minuscola cappella, situata nella valle, detta il "Burrone", presso Algeri. Subito s’iniziò un movimento di devozione fra quel popolo, composto di povere famiglie di pescatori, quasi tutti napoletani, siciliani e spagnoli. La grande e pia affluenza dei pellegrini indusse il Vescovo di Algeri ad acquistare all’estremità della Vallata dei Consoli una specie di promontorio che guarda un vasto orizzonte, dalle cime del Djurjura fino al mare, e termina, a Sud, in un dolce pendìo verso la città di Algeri. Il 12 luglio 1857 fu inaugurata la cappella provvisoria e vi fu intronizzata una statua di bronzo della Madonna dal titolo di Nostra Signora d’Africa. I1 12 febbraio 1855 furono iniziati i lavori della grande Basilica attuale, che fu consacrata il 2 luglio 1872 dal nuovo arcivescovo di Algeri, Charles Lavigerie. All’ombra di questo Santuario, il grande Cardinale fondò le sue due Congregazioni missionarie: quella dei Padri bianchi e delle Suore bianche, con l’intento di fare dell’Algeria la culla di una nazione cristiana mediante la devozione alla Madre di Dio.
Parlando di santuari mariani dell’Algeria, dobbiamo rilevare che l’unico Santuario degno di tale nome è proprio la Basilica di Nostra Signora d’Africa, cuore mariano di tutta l’Algeria. Il Santuario sovrasta i quartieri popolari di Bab el Oued d’Algeri, verso la montagna di Bouzàreah che viene ad immergersi nel mare, lasciando solamente un passaggio stretto all’allineamento delle case della periferia costiera di Saint-Eugene, oggi Bologhine. La piccola comunità cattolica d’Algeri vi si ritrova ad ogni festa mariana. In questo luogo – dove viveva il noto card. Duval – si prega sempre anche sulla sua tomba. Egli, infatti, ha scelto questa Basilica come luogo del suo ultimo riposo. E qui sono sepolti uomini e donne che, nell’ultimo secolo e mezzo, hanno costituito la Chiesa d’Algeri, affidata alla speciale protezione della Madonna d’Africa. Inizialmente, questo Santuario era luogo di preghiera particolarmente per tutti gli "scomparsi in mare". La Chiesa di Algeri, in qualche modo, faceva come da "porto", accogliendo per prima – nella sua preghiera mariana – tutti i marinai di Algeri. Ma presto il card. Lavigerie affidò il Santuario ai Padri bianchi. La statua di Maria, offerta da alcune giovani donne lionesi, diventò così il segno dell’intercessione di Maria per le Missionarie d’Africa. Da qui le Suore bianche mandate in missione, in un primo tempo partivano per il Sahara algerino, poi anche per la Tunisia ed infine per i numerosi Paesi dell’Africa orientale, centrale e occidentale. Lo stesso Charles de Foucauld vi ha lasciato otto ex voto, raccogliendo insieme le intenzioni degli europei dell’Algeria e quelle dei missionari partiti per la terra d’Africa sub-sahariana, dopo avere affidato la loro missione a Maria.
Terra di antica cristianità, terra di martiri, l’Algeria, affidata a Nostra Signora d’Africa (chiamata anche Nostra Signora dell’Atlante), benché oggi islamizzata e scossa da sanguinosi attentati, non ha mai smesso di rispettare la Vergine Maria; lei che i musulmani stessi riconoscono come la Santa Madre di Gesù e che tanto onorano. D’altronde, quando la Basilica di Nostra Signora d’Africa fu costruita sulle alture di Algeri, nel basamento dell’altare principale venne iscritto: «Nostra Signora d’Africa, prega per noi e per tutti i musulmani». Questa preghiera d’intercessione mariana non è mai stata eclissata né dal tempo, né dagli avvenimenti che hanno scosso il Paese: domina sempre dall’altare della Basilica di Algeri; e così i cristiani come i musulmani vengono a pregare Maria e ad offrirle i segni della loro devozione. Gli stessi fedeli dell’islam venerano la Madonna d’Africa, specie dopo l’indipendenza e in seguito alla evoluzione politica algerina che ha dato maggiore libertà alle persone e alla società. Si calcola che ogni anno oltre ventimila musulmani, soprattutto giovani, ragazzi e ragazze, vengano nella Basilica; qualcuno, forse, per curiosità, ma altri come visitatori e pellegrini. Il 30 aprile si celebra con grandissima solennità la festa della Madonna d’Africa, tra canti e preghiere dei cristiani e, a modo loro, anche dei musulmani. Bruno Simonetto, ssp
Cartina topo-geografica dei santuari dell’Algeria
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