Madre di Dio

 

N. 2 febbraio 2010

 Oggi, come allora
   Ennio Staid

 Messaggio perenne
   Fiorino Triverio

"Capitale della Corona di Polonia"
    Giovanni Ciravegna

"Ammirevole per virtù..."
    Francesco Moraglia

L’Ave Maria, eco del Padre nostro
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

Attrazione e fascino della Vergine
   Stefano De Fiores

Saggezza evangelica
  
Pier Luigi Cameroni

Il prodigio più grande nella storia

Immagine dell’umanità riconciliata
  
Sergio Gaspari

Costruire sulla Parola di Dio
  
Alberto Rum

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

I ricordi di un amore
    
Giuseppe Maria Pelizza

«Degnata del secondo nome»
  
 Eliseo Sgarbossa

La mariologia, un cantiere aperto
   Vincenzo Vitale

Come vivere e donare Gesù Cristo
   Carlo Recalcati

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 2 febbraio 2010 - Copertina

 Prospettive

 
di STEFANO DE FIORES, smm

Attrazione e fascino della Vergine
   

Grazie al lavoro teologico ed ecumenico post-conciliare, la dottrina circa la mediazione di Maria sta pervenendo a una maturità di riflessione che non aveva ancora raggiunto.
  

La Commissione internazionale anglicana-cattolica romana (Arcic) pubblica a Seattle, il 2 febbraio 2004, il documento Maria, grazia e speranza in Cristo, finora la frontiera più avanzata nel dialogo interconfessionale sulla Vergine.

Documento anglicano-cattolico di Seattle. Fin dall’introduzione si dichiara il principio che «la grazia di Dio richiede e allo stesso tempo rende possibile la risposta umana» e in tale contesto «il Fiat di Maria può essere visto come l’esempio supremo dell’"Amen" di un credente in risposta al "sì" di Dio» (n. 5). Affrontando il tema dell’intercessione e della mediazione nella comunione dei santi, si ricorda che i riformatori inglesi hanno rifiutato l’Ave Maria e altre forme di preghiera «perché credevano che mettessero in discussione l’unica mediazione di Gesù Cristo» o derivassero «da un’eccessiva esaltazione del ruolo e del potere di Maria a fianco di Cristo». Dopo le precisazioni del Vaticano II si cerca «un modo teologicamente fondato di stringerci maggiormente nella vita di preghiera in comunione con Cristo e con i suoi santi» (n. 67).

Procedendo su questa scia si ribadisce la dottrina biblica su Cristo, «unico mediatore tra Dio e gli uomini» (1Tm 2,5), e si rifiuta «ogni interpretazione del ruolo di Maria che oscuri una tale mediazione». Subito dopo si aggiunge che «è anche vero, tuttavia, che tutti i ministri della Chiesa, in particolare i ministri della Parola e del Sacramento, mediano la grazia di Dio attraverso degli esseri umani. Questi ministri non si misurano con l’unica mediazione di Cristo, ma piuttosto sono al suo servizio, e trovano in essa la loro origine». Similmente «la preghiera della Chiesa non si pone a fianco dell’intercessione di Cristo o in luogo di essa, ma viene fatta attraverso di lui, nostro avvocato e mediatore (cf Rm 8,34; Eb 7,25; 12,24; 1Gv 2,1). Tale preghiera trova la sua possibilità e la sua pratica in e attraverso lo Spirito Santo, che è l’altro avvocato inviato secondo la promessa di Cristo (cf Gv 14,16-17). Dunque chiedere ai nostri fratelli e sorelle, sulla terra e nel cielo, di pregare per noi non contesta l’unica opera di mediazione di Cristo, ma è piuttosto un mezzo attraverso il quale, in e attraverso lo Spirito, il suo potere può essere manifestato» (n. 68).

Pinturicchio, La Pietà (sec. XVI), collegiata di santa Maria maggiore, Spello (Perugia).
Pinturicchio, La Pietà (sec. XVI), collegiata di santa Maria maggiore, Spello (Perugia - foto Paolo Ferrari).

Madre della nuova umanità. L’applicazione alla Madre di Gesù è presente in tutto il documento, che riconosce «il ruolo materno di Maria» non solo in rapporto a Cristo, ma anche ai cristiani, invitati «ad avere a cuore Maria come la "Madre di tutti i fedeli"», anzi «la Madre della nuova umanità, attiva nel suo ministero di orientare tutti a Cristo, in vista del bene di tutti i viventi» (n. 72). Ella prolunga il suo compito materno nella sua condizione glorificata, come si riconosce con parole altamente positive: «Fra tutti i santi, Maria occupa il posto della Theotokos: viva in Cristo, dimora presso colui che ha generato, tuttora "altamente favorita" nella comunione della grazia e della speranza, esempio dell’umanità redenta, icona della Chiesa. Di conseguenza si crede che eserciti un ministero proprio di assistenza attraverso la sua attiva preghiera» (n. 71).

Colpisce la sottolineatura dell’attrazione e del fascino che Maria esercita sul popolo di Dio, non solo attraverso le apparizioni, ma attraverso l’esperienza del suo aiuto nel bisogno: «Molti sperimentano un senso di empatia e di solidarietà con Maria, in specie in quei momenti chiave in cui il racconto della sua vita rispecchia la loro, ad esempio l’accoglienza della vocazione, lo scandalo della sua gravidanza, le circostanze improvvisate del travaglio, del parto e del suo rifugiarsi in un paese straniero. I quadri che ritraggono Maria ai piedi della croce, e quelli che tradizionalmente la raffigurano mentre riceve tra le braccia il corpo crocifisso di Gesù (La Pietà), evocano l’unicità della sofferenza di una madre alla morte del figlio. Anglicani e cattolici sono ugualmente attratti dalla Madre di Cristo, figura della tenerezza e della compassione» (n. 71).

In conclusione il documento afferma «che Maria ha un permanente ministero a servizio del ministero di Cristo, nostro unico mediatore, che Maria e i santi pregano per tutta la Chiesa e che la prassi di chiedere a Maria e ai santi di pregare per noi non è divisiva della comunione» (n. 78).

Il sigillo della fede di tutti i fratelli. Grazie al lavoro teologico ed ecumenico post-conciliare, la dottrina circa la mediazione di Maria sta raggiungendo una maturità di riflessione e d’impostazione che non aveva ancora raggiunto.

1. Innanzitutto si avverte l’esigenza di abbandonare alcuni modi ambigui di presentare la cooperazione di Maria alla storia della salvezza, come quello di partire da Maria per giungere a Cristo, dimenticando (o dando per scontato) che tutto quanto Maria fa è dovuto alla grazia del Figlio che la salva e redime in modo sublime.

Prima di agire ella riceve e accoglie la salvezza di Cristo, e questo a scanso di equivoci deve essere esplicitamente affermato. Così pure non è il caso di ripetere l’impostazione di Bernardo che dà l’impressione di un Cristo lontano e di Maria vicina, obliando che Gesù è il salvatore infinitamente misericordioso e vicino al peccatore. Similmente una presentazione simbolica della grazia come quantità che esce come da un serbatoio e viene comunicata da Maria rischia di trascurare il fatto che la grazia è una qualità, una relazione vitale che introduce nella famiglia dei figli di Dio.

2. Per fedeltà alla Bibbia che riconosce in Cristo il centro della fede e della vita spirituale, occorre dare tutta l’importanza assiologica e prioritaria all’unica mediazione di Cristo, da cui prende valore ogni cooperazione, compresa in primo luogo quella di Maria. Anzi, se si vuole adottare un linguaggio teologicamente preciso e univoco, si può legittimamente riservare la categoria di mediazione a Gesù e ricorrere ad espressioni alternative per descrivere il ruolo della Chiesa, di Maria e dei santi. Il ricorso alle categorie di presenza, accompagnamento essenziale, diaconia, cooperazione, causalità personale... è ammissibile, anzi comporta dei vantaggi.

Tuttavia la perdita del linguaggio della mediazione non è augurabile a motivo della carica antropologica e cristologica che detiene e del pericolo di dicotomia tra la missione di Cristo e il ministero della Chiesa. Poiché chi coopera alla mediazione ne diviene partecipe, è bene mantenere tale categoria globale specificando i compiti dei singoli al loro interno, in primo luogo di Cristo, sicché la mediatio per homines, lamediatio in Christo e la mediatio materna divengono vie privilegiate, tanto più che esse sembrano attirare il consenso ecumenico delle confessioni cristiane.

3. Il principale contributo per la soluzione del problema in modo teologicamente accettabile è dovuto all’evangelico Hans Asmussen con l’introduzione della mediatio in Christo, che risolve il nodo teologico della compresenza di altri cooperatori o mediatori all’interno e in dipendenza dell’unica mediazione di Cristo. Con acutezza Asmussen ha mostrato che la mediazione di Cristo è più efficace qualora trasformi i salvati in salvatori o cooperatori alla salvezza degli esseri umani. La proposta del nuovo Duns Scoto farà strada fino ad essere accettata, sia pure in modo più o meno esplicito, dal Vaticano II e da Giovanni Paolo II.

C. Crivelli, La Pietà (sec. XV), chiesa di san Domenico, Ascoli Piceno.
C. Crivelli, La Pietà (sec. XV), chiesa di san Domenico, Ascoli Piceno (foto Lores Riva).

4. Solo quando le nuove impostazioni teologiche avranno guadagnato terreno tra le Chiese anche a livello popolare, si apre il cammino verso una possibile dogmatizzazione della mediazione di Maria in Cristo, se il magistero ecclesiale la ritiene opportuna per il bene dei fedeli. Un’esigenza che si fa sempre più esplicita nel dialogo ecumenico è che un’eventuale proclamazione del quinto dogma mariano sia il frutto di una maturazione di tutto il popolo cristiano, non solo dei cinque patriarcati antichi secondo l’uso dei primi secoli, ma anche di tutte le Chiese e confessioni cristiane. Sarebbe augurabile che questo iter, riprendendo la prassi antica, sfociasse in un concilio ecumenico, cui il magistero del Papa apporrà il necessario sigillo di conferma nella fede di tutti i fratelli.

Bibliografia minima. A. Amato, Verso un altro dogma mariano?, in Marianum (Mar) 58(1996) 229-232; Id., Gesù, salvatore unico, definitivo, universale e la cooperazione di Maria alla salvezza. Problematiche nuove di una questione antica, in Aa. Vv., Maria nel mistero di Cristo pienezza del tempo e compimento del Regno. Atti dell’XI Simposio internazionale mariologico, Roma 1999, 387-427; H. Asmussen, Maria die Mutter Gottes, Stuttgart 1951; G.M. Besutti, La mediazione di Maria secondo gli studi di due commissioni istituite da Pio XI, in Mar 47(1985) 37-174; A. Birmelé, L’unique médiation du Christ et la "coopération" de Marie à son oeuvre de salut, in EphMar 50 (2000) 49-64; I.M. Calabuig, Un dossier inedito: gli studi di due commissioni pontificie sulla definibilità della mediazione universale di Maria, in Mar 47 (1985) 7-11; Id., Riflessioni sulla richiesta della definizione dogmatica di Maria, "corredentrice, mediatrice, avvocata", in Mar 61 (1999) 129-175; H. Chavannes, La médiation de Marie. Estelle un obstacle au dialogue oecuménique?, Lausanne 1992; G. Cumerlato, «Ecce Ancilla Domini». La mediazione materna come diakonia della Madre di Gesù, Napoli 2004; S. De Fiores, La presenza di Maria nella vita della Chiesa alla luce dell’enciclica Redemptoris Mater, in Mar 51 (1989) 110-144; Id., Linee di sviluppo della riflessione teologica sul ruolo storico di Maria, in Aa. Vv., Il ruolo di Maria nell’oggi della Chiesa e del mondo. Simposio mariologico 1978, Roma 1979, 205-218.

Stefano De Fiores, smm