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N. 2 febbraio 2010
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Conversazione
di GIUSEPPE MARIA PELIZZA sdb I
ricordi di un amore «La fede in Gesù, figlio
della Vergine e figlio del Padre, ci fa tendere la mano verso la sua,
lacerata dalle ferite della passione». C'è chi vive di ricordi e alimenta le sue giornate, altrimenti stanche e infide, di speranza e desiderio, trovando nella memoria di chi è stato le ragioni del vivere. Altri, invece, vorrebbero che l’oblio coprisse i loro ricordi poiché da essi sono tormentati, forse anche perseguitati, fino a provare nell’indugiare delle ore solo l’amaro che nessun tempo riesce ad addolcire, solo l’acredine che nulla riesce a stemprare. La vita pare esser stata matrigna con loro, dispensatrice di angosce più che di gioie. Ma a tutti la fede rivolge il suo invito, tutti convoca alla speranza. Anche chi ha provato quanto crudele possa essere un tradimento, un abbandono, una solitudine, anche costui è chiamato alla fede, perché le sue porte sono aperte a tutti gli storpi della vita, sono spalancate a tutti i ciechi dell’esistenza, e non restano chiuse a nessuno che sente d’aver fallito i suoi giorni.
Perché la fede in Gesù, figlio della Vergine e figlio del Padre, ci fa tendere la mano verso la sua, lacerata dalle ferite dell’amore, che uscendo vittorioso dal sepolcro la tende a noi, offrendoci così la sua vita immortale poiché per tutti lui è morto ed è risorto. In lui, il Vivente, il ricordo dell’amore ricevuto e donato diventa intercessione d’amore per chi ancora amiamo. In lui, l’amore con cui siamo stati amati ancora giunge a noi perché lui è la Risurrezione e la Vita. In lui, l’amore che avremmo voluto esprimere, quell’amore che nutrivamo, ma eravamo incapaci di pronunciare, può ancora essere detto con una parola mesta di desiderio, o gridato in un pianto, o proferito sommessamente nella tenerezza della notte. Perché lui è il cuore della vita e chi è in lui, di lui vive e più non muore. Questa è la nostra fede, la nostra speranza, la nostra gioia. Una gioia che né la tribolazione del momento presente, né l’angoscia del futuro ci possono togliere, perché non è fondata in noi, ma in lui, Gesù, vita eterna di Dio. In lui, fluire incessante di luce, ogni ombra si dipana, mentre il ricordo si sostanzia d’un amore che rischiara i nostri giorni terreni. Così, il ricordo diventa, nella preghiera, comunione. I ricordi dell’amore donato, ricevuto, sofferto, nascosto o svelato uniti nel Cristo risorto sono trasfigurati di gloria infinita e raggiungono coloro i quali hanno percorso con noi i sentieri della vita. Solo l’amore di Cristo unisce e lui ci ama tutti e singolarmente di amore esclusivo e personale. È il Risorto che abbraccia in un solo amore tutti noi. Noi, per i quali lui ha donato la vita, noi che siamo il ricordo del suo cuore al quale rivolgiamo, forse con un po’ di stupore, le stesse parole del buon ladrone: «Ricordati di me…» e che lui assume sulle sue labbra e con noi e per noi rivolge al Padre: «Ricordati di tutti quelli per i quali ti offriamo questo sacrificio». In lui, il Santo per eccellenza, noi tutti che crediamo e abbiamo creduto in lui formiamo la comunione dei santi. Santi dalla sua santità. Santi per la sua santità. Da lui la riceviamo e per lui la viviamo. Questa comunione dei santi, perché uniti al Santo, fa sì che il nostro ricordo umano diventi un agire di Cristo in noi a favore dei nostri fratelli. Un essere già con loro, anche se i nostri occhi, che non più li vedono, ancora non li contemplano. Uniti a Cristo, signore del tempo, permettiamo che lui assuma in sé il nostro ricordo e lo estenda sugli orizzonti infiniti dell’eternità e raggiunga così tutte le generazioni umane e in particolar modo coloro con i quali abbiamo spezzato lo stesso pane e pianto le stesse lacrime. Nell’incanto di questa comunione, splende di luce sfavillante la Vergine di Nazaret: in lei Dio si è consegnato totalmente all’uomo e in questo suo dono indissolubile ha legato a sé tutta la nostra povera umanità intessuta di gloria e di miseria, di dolore e di speranza. In lei, la nostra gloria è divenuta umiltà, la nostra miseria si è trasfigurata in splendore, il nostro dolore in gioia e la nostra speranza ha assunto il volto del suo figlio Gesù. Giuseppe Maria Pelizza |
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