Madre di Dio

 

N. 2 febbraio 2010

 Oggi, come allora
   Ennio Staid

 Messaggio perenne
   Fiorino Triverio

"Capitale della Corona di Polonia"
    Giovanni Ciravegna

"Ammirevole per virtù..."
    Francesco Moraglia

L’Ave Maria, eco del Padre nostro
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

Attrazione e fascino della Vergine
   Stefano De Fiores

Saggezza evangelica
  
Pier Luigi Cameroni

Il prodigio più grande nella storia

Immagine dell’umanità riconciliata
  
Sergio Gaspari

Costruire sulla Parola di Dio
  
Alberto Rum

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

I ricordi di un amore
    
Giuseppe Maria Pelizza

«Degnata del secondo nome»
  
 Eliseo Sgarbossa

La mariologia, un cantiere aperto
   Vincenzo Vitale

Come vivere e donare Gesù Cristo
   Carlo Recalcati

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 2 febbraio 2010 - Copertina

 Famiglia paolina - Don Alberione e Maria

 
di GIOVANNI PEREGO, ssp

«Un enorme interrogativo»
   

"La prima devozione che troviamo nella Chiesa è la devozione a Maria, la Regina degli apostoli, come la troviamo nel Cenacolo".
  

Don Giacomo Alberione non perdeva occasione per promuovere la devozione a Maria regina degli apostoli tra i suoi e divulgarla nella Chiesa.

Un’occasione preziosa l’ebbe durante il I Congresso internazionale dei religiosi (26 novembre-8 dicembre 1950), al quale fu invitato anche come relatore.

Altra occasione felice, che egli sfruttò per parlare e scrivere di Maria regina degli apostoli, fu l’Anno mariano indetto da Pio XII (8 dicembre 1953-8 dicembre 1954).

Ancora negli anni Quaranta, parlando alle Figlie di San Paolo, don Alberione si poneva un enorme interrogativo e proponeva un grande «passo avanti»: «Qual è allora la nostra missione mariana? Far conoscere Maria regina degli apostoli; farla imitare, farla pregare.

La prima devozione che troviamo nella Chiesa è la devozione alla Regina degli apostoli come la troviamo nel Cenacolo. Si è un po’ affievolita ed oscurata col trascorrere dei secoli. A noi il dolce incarico di raccogliere i fedeli attorno a Maria regina degli apostoli; a voi risvegliare questa devozione; a voi compiere questo dolcissimo ufficio nella Chiesa. Significa risvegliare gli apostolati, eccitare vocazioni.

Torniamo alle sorgenti. Alle sorgenti troviamo Maria regina degli apostoli. E se così è stato all’inizio della Chiesa, niente di più sicuro che attingere all’antica fede. L’acqua è più pura quando è raccolta nella sorgente.

Discesa dello Spirito Santo, icona del sec. XVII, Accademia ecclesiastica moscovita, Mosca.
«Alle sorgenti troviamo Maria regina degli apostoli». Nella foto: Discesa dello Spirito Santo,
icona del sec. XVII, Accademia ecclesiastica moscovita, Mosca (foto Lores Riva).

Zelo grande per questo, lavoro instancabile, diffusione continua: dalla piccola medaglia ai fogli, periodici, libri. L’Istituto ha una grande missione da compiere. Si capisce che in principio si incontreranno difficoltà. Quando le prime volte si parlava di mettere una suora alle macchine da stampa, molti sorridevano, non perché questo fosse cosa cattiva; ma perché era cosa nuova. Far penetrare la devozione alla Regina degli apostoli: non capiranno subito; ma poco per volta, con molta pazienza: avrete compiuto una grande missione».

In altra occasione, sempre parlando alle Figlie di San Paolo: «Dapprincipio non si è potuto spiegare tutto. Si è cercato di spiegare con la devozione del santo Grignion de Montfort, ma ora bisogna fare un passo avanti; arrivare qui: all’Apostola, alla Regina degli apostoli, in modo che per Maria, in Maria, con Maria, da Maria apostola, non solo si agisca nella parte spirituale, ma in tutto l’Istituto, in tutto l’apostolato, in ogni anima».

«Ho sentito dire...»

Don Alberione avrebbe voluto che tutti cogliessero il significato pregnante – teologale, apostolico ed ecclesiale – della devozione alla Regina degli apostoli.

E si rammaricava quando gli risultava che questo era ancora incompreso: «Non si sa ancora abbastanza ciò che riguarda Maria regina degli apostoli, tanto che una volta ho sentito dire questa stranezza: nella immagine della Regina degli apostoli non c’è nulla che riguardi l’apostolato. Ma non c’è la Madonna che dà Gesù? E che cos’è l’apostolato se non dare Gesù? Voi non fate una distribuzione di pane: fate una distribuzione di verità, per dare al mondo Gesù. Dunque: nell’immagine della Regina degli apostoli c’è tutto. C’è poco nella nostra testa, alle volte!».

Turone di Maxio, Vocazione di Pietro (sec. XIV), Biblioteca capitolare, Verona.
«A voi risvegliare questa devozione... Significa risvegliare gli apostolati, eccitare vocazioni».
Nella foto: Turone di Maxio, Vocazione di Pietro (sec. XIV), Biblioteca capitolare, Verona (foto Angelo Bertotti).

Un episodio

In occasione dell’Anno mariano 1987-1988, il superiore generale don Renato Perino, nella sua Lettera alle comunità della SSP, tra l’altro narra il seguente episodio: «Tanti anni or sono ebbi la ventura di assistere don Alberione cercando di mediare fra lui e uno scultore scelto per tradurre plasticamente questa visione mariana: la Madre che offre al mondo il Figlio Via, Verità e Vita.

Ricordo la sua insistenza, a volte quasi supplichevole, affinché il Bambino non risultasse stretto a Maria, come da lei trattenuto in un gesto di tenerezza possessiva, ma fosse letteralmente offerto, donato al mondo, con le braccine aperte a croce e in mano il cartiglio della Parola, ma staccato fisicamente dal corpo della Madre. Nella creta e nel marmo era impossibile rendere tale atteggiamento senza compromettere la solidità della scultura. Sarebbe poi stato possibile nella fusione in bronzo o nelle resine.

Ma ciò dimostra fino a qual punto l’archetipo reso in simbolo figurativo della Regina degli apostoli stesse a cuore a don Alberione».

«Quando nelle case...»

In una meditazione alle Figlie di San Paolo, lamentando che «in casa nostra c’è troppa devozione senza colore» e pur ammettendo che «la Madonna può essere chiamata con vari titoli: Immacolata, Regina Martirum, Regina Virginum, ecc.», don Alberione ribadiva con vigore: «Da voi aspetta il titolo Regina apostolorum e aspetta la devozione in ordine a questo titolo.

Conoscere la Regina degli apostoli, amare la Regina degli apostoli, supplicare la Regina degli apostoli, zelare il culto alla Regina degli apostoli.

Quando nelle case tutto si fa per la Regina, si vede subito che vi è progresso di buon spirito. Fate Maria regina di ogni casa; governerà bene, come ha governato la casa di Nazaret».

La prima di copertina del celebre Trattato della vera devozione alla santa Vergine e il segreto di Maria, a cura di Stefano De Fiores,
La prima di copertina del celebre Trattato della vera devozione alla santa Vergine e il segreto di Maria,
a cura di Stefano De Fiores, San Paolo 2009, pp. 224, € 11,00.

"Colore"

E qualche mese dopo insisteva sul "colore" apostolico della devozione mariana: «Conoscere di più Maria: leggere di Maria i migliori autori e sentire volentieri parlare di Maria. Pregare Maria: le nostre belle preghiere alla Regina degli apostoli. La Chiesa stessa ci deve ricordare che la nostra particolare pietà mariana deve avere il colore di Maria Regina apostolorum».

Nell’opuscolo Maria: Discepola e Maestra del 1959, don Alberione concludeva la prima parte indicando queste "tre applicazioni": «La Famiglia paolina ha la missione di far conoscere, imitare, vivere Gesù Cristo in quanto maestro;

  • compirà santamente questa privilegiata missione facendo conoscere, amare, pregare Maria maestra: dedit orbi Magistrum Jesum, qui est benedictus fructus ventris sui.
  • Il Magistero paolino sarà immensamente più efficace se ispirato, guidato, confortato da Maria; Ipsa duce non fatigaris. Nessuno vorrà privarsi di un così grande aiuto.
  • Il Discepolato paolino va tutto innestato in Maria, che formerà Gesù Cristo in ogni aspirante: ciò significa diventare cristiani, apostoli, santi».

Giovanni Perego, ssp