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N. 2 febbraio 2010
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Oceania -
I più importanti santuari
mariani del Continente
a cura di BRUNO SIMONETTO Una
Chiesa forte nella speranza Nell’Arcidiocesi di Melbourne, nell’anno 1886, alla morte del primo Arcivescovo si contavano ben 24 chiese mariane sotto i titoli più ricorrenti di Nostra Signora aiuto dei cristiani, di Santa Maria, di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione, di Nostra Signora del perpetuo soccorso, di Santa Maria degli Angeli, della Natività, di Nostra Signora del Monte Carmelo, di Santa Maria dei sette dolori, della Madonna assunta. Frattanto, l’immigrazione crescente di cattolici, di missionari e di suore, da ogni parte d’Europa, dal Sud America, dall’Asia Minore, dall’India e da altri Paesi, dopo le due ultime guerre mondiali, portò altre forme di pietà mariana e ogni gruppo introdusse e rafforzò la devozione particolare del proprio Paese e del proprio Ordine o Congregazione. I vescovi tenevano ad avere una confraternita all’ombra delle loro cattedrali; spesso partecipavano personalmente ai loro lavori, ne incoraggiavano la diffusione e rinfocolavano lo spirito di zelo. La loro pietà mariana brillava anche nelle immagini e nelle iscrizioni dei loro stemmi: Duce Maria, Sub tuum praesidium, Juxta crucem tecum stare, Iter para tutum, ecc.
Rispettosa ammirazione Dopo gli anni ’50 del secolo scorso, per un altro vigoroso afflusso di cattolici e di sacerdoti irlandesi, la pietà mariana restò fondamentalmente irlandese: rosario, scapolare di Nostra Signora del Monte Carmelo, devozione all’Immacolata Concezione, processioni mariane, "Mese di Maria". Le confraternite più diffuse erano quelle di Nostra Signora del Monte Carmelo, dei Figli e delle Figlie di Maria, della Sacra Famiglia, del Santo Rosario, del SS.mo e immacolato Cuore di Maria. I Padri maristi diffusero la loro particolare devozione alle medaglie della Madonna; i Redentoristi la novena di Nostra Signora del perpetuo soccorso; gli italiani promossero il mese di maggio; i polacchi le vigilie delle feste di Maria; gli olandesi le giornate mariane; i sudamericani le lunghe processioni; gli asiatici la preghiera contemplativa. E persino i turchi musulmani si unirono al "coro mariano" con la loro rispettosa ammirazione per la Madre del grande profeta Gesù. Vi fu pure una ricca fioritura di associazioni, di scuole e di istituzioni religiose dedicate ad opere assistenziali e a servizi sociali, nei quali Maria aveva il suo posto d’onore. Molti conventi, monasteri e istituzioni cattoliche diventarono i centri propulsori del culto mariano. Erano disseminati in tutte le diocesi e venivano identificati dai fedeli per il loro nome mariano. L’abito azzurro La gioventù aveva una speciale devozione per Maria e preferiva militare nelle file delle associazioni mariane, che si distinguevano fra le altre per le cerimonie religiose che svolgevano e per gli scopi voluti dal loro programma. Ad esempio, quando una iscritta alle Figlie di Maria si sposava, dopo la Messa nuziale passava tra le file delle sue compagne dall’altare maggiore all’altare della Madonna per deporvi il suo mantello azzurro e un mazzo di gigli. In alcune regioni, in prevalenza non cattoliche, l’abito azzurro rappresentava una specie di gran gala distintivo che le ragazze indossavano recandosi alla Messa e quando si accostavano, una volta al mese, alla Confessione e alla Comunione.
"Legione di Maria" Particolarmente rilevante è stata la presenza della Legione di Maria che faceva "meraviglie mariane", con molteplici e svariate attività: dal catechismo ai bambini alla scuola di formazione per le infermiere; dalle visite ai malati ai contatti personali con i non cattolici; dalle veglie di preghiera ai ritiri di spiritualità. Anno santo 1950 Intorno all’Anno santo del 1950 due devozioni mariane divennero molto popolari: la novena a Nostra Signora del perpetuo soccorso e la consacrazione alla Madonna di Fatima. La novena perpetua alla Madre di Dio era promossa non soltanto nelle chiese dei Redentoristi, ma anche in tutte le chiese parrocchiali e nelle cappelle delle numerose Congregazioni maschili e femminili. Esisteva una vera gara tra i fedeli nel ripeterla, durante l’anno, il maggior numero di volte. La devozione di Nostra Signora di Fatima portava alla consacrazione al Cuore immacolato di Maria parrocchie urbane, comunità religiose e intere scolaresche. L’Armata azzurra organizzava mensilmente Messe e veglie notturne di preghiera e diffondeva il messaggio di Fatima. Tuttavia, il principale avvenimento era costituito dalla "visita" della Madonna che, nel 1947, da Fatima aveva iniziato il suo pellegrinaggio attraverso il mondo. In Australia era arrivata nel 1951 ed aveva sostato tra l’entusiasmo popolare non solo nelle grandi città, ma anche in piccoli centri e in seno a comunità religiose e monastiche.
Durante l’Anno mariano del 1954, numerose altre iniziative riaffermarono la profonda devozione degli australiani alla Madre di Dio. Ad esempio, a Sydney, nella Cattedrale dedicata a Santa Maria, si tenne un solenne congresso mariano, durante il quale furono raccolte oltre 200 mila firme per chiedere al Governo di dichiarare giorno festivo a tutti gli effetti la solennità dell’Immacolata Concezione. Per venire agli anni nostri, dopo il Concilio vaticano II, sui mass media e in vari libri, viene sovente trattato il posto che la Vergine occupa nella fede cattolica e nel culto che le è dovuto, promuovendo così una forte devozione alla Madonna, grazie anche all’opera incessante delle 130 Congregazioni religiose presenti nell’immenso territorio australiano. "Contempla tua Madre" Dal 15 al l8 settembre 1976 si è tenuto a Sydney un importante congresso mariano. Decine di migliaia di manifesti, cartoline, opuscoli sono stati stampati con il simbolo del congresso, dove campeggiava una Madonna in stile moderno con la scritta: Contempla tua Madre. E i fedeli hanno corrisposto e sono affluiti nelle chiese della città, in numero veramente straordinario. Oltre all’esposizione della dottrina e delle devozioni mariane, il programma ha illustrato la vita della Vergine nel mondo dell’arte. Una mostra, aperta per tutta la durata del congresso, intitolata La Madonna nei secoli, ha offerto alla vista ammirata dei visitatori più di 150 dipinti ed icone. Numerose altre iniziative mariane sono state realizzate anche da gruppi etnici degli emigrati, che rappresentano circa un terzo dei cattolici australiani. Polacchi, croati, irlandesi, maltesi, greci e italiani usano fare tante solenni celebrazioni, feste e processioni in onore della Madonna. Gli italiani, poi, che costituiscono circa il 7% dell’intera popolazione australiana, hanno una loro pietà mariana particolare, magari interpretata variamente da sociologi e da teologi improvvisati che talvolta giudicano i nostri connazionali addirittura superstiziosi per alcune forme devozionali popolari un tantino eccessive. b.s.
La comunità cattolica in Australia oggi Dopo più di quattro secoli dalla lettera del domenicano padre Vittorio Riccio – che nel 1676 si proponeva per guidare una missione di evangelizzazione nelle isole dell’Oceano Pacifico – la missione in terra australiana ha fatto molta strada. Oggi la comunità cattolica nel "Nuovissimo Continente" è viva e dinamica; e la Buona Novella ha raggiunto le isole e gli atolli remoti sparsi nell’Oceano Pacifico. Cerchiamo di tratteggiare la situazione e il volto della Chiesa australiana nel terzo millennio, la sua dimensione missionaria all’interno della Nazione, la sua tensione verso il compito, antico e sempre nuovo, dell’evangelizzazione, a undici anni dal primo Sinodo dei vescovi dell’Oceania e a quasi dieci anni dopo la consegna dell’esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Oceania (del 22 novembre 2001). Di questa Esortazione apostolica merita citare la Conclusione, perché è un inno di speranza rivolto alla Vergine Maria, madre nostra, oltre che un attestato della forte devozione mariana delle popolazioni dell’Oceania. «A conclusione della presente Esortazione apostolica, vi invito – scrive il servo di Dio Giovanni Paolo II – a rivolgervi con me alla Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, profondamente venerata in tutta l’Oceania. Sia i missionari, sia gli immigrati hanno portato con sé un’intensa devozione a lei come parte integrante della loro fede cattolica; sin da allora, i fedeli dell’Oceania non hanno mai cessato di mostrare il loro grande amore per Maria. La Vergine è stata una meravigliosa ausiliatrice in tutti gli sforzi della Chiesa volti alla predicazione e all’insegnamento del Vangelo nel mondo del Pacifico. Nelle attuali circostanze, ella non è meno presente nella Chiesa di quanto lo fosse a Pentecoste, riunita con gli Apostoli in preghiera (cf At 1,14). Con la sua intercessione e la sua presenza, sosterrà sicuramente la nuova evangelizzazione proprio come sostenne la prima. Nei tempi di difficoltà e di dolore, Maria è stata rifugio sicuro per quanti cercavano pace e consolazione. Nelle chiese, nelle cappelle e nelle case, l’immagine di Maria ricorda alle persone la sua amorevole presenza e la sua materna protezione. In alcune zone della regione del Pacifico, ella viene venerata in maniera speciale sotto il titolo di Aiuto dei cristiani e i vescovi l’hanno proclamata patrona dell’Oceania sotto il nome di Nostra Signora della pace. (…) Possa Maria, Regina pacis, aiutare i popoli dell’Oceania a conoscere questa pace e a condividerla con gli altri! (…) Con riconoscenza per la grazia di questa Assemblea speciale, affido tutti i popoli dell’Oceania alla materna protezione della Beata Vergine, confidando pienamente che il suo è un orecchio che ascolta sempre, il suo è un cuore che sempre accoglie e la sua è preghiera che mai fallisce».
Preghiera E questo augurio il Papa lo esprimeva in una toccante Preghiera, nella quale si chiede a Maria, Aiuto dei cristiani e Stella maris, una particolare protezione per l’Oceania. «O Stella maris, luce di ogni oceano e Signora delle profondità, guida i popoli dell’Oceania attraverso ogni mare oscuro e tempestoso, affinché possano giungere al porto della pace e della luce preparato in Colui che ha calmato le acque. Proteggi tutti i tuoi figli da ogni male, poiché le onde sono alte e noi siamo lontano da casa. Mentre ci avventuriamo per gli oceani del mondo, e attraversiamo i deserti del nostro tempo, mostraci, o Maria, il Frutto del tuo grembo, poiché senza il Figlio tuo siamo perduti. Prega affinché mai veniamo meno lungo il cammino della vita, affinché nel cuore e nell’animo, con le parole e con gli atti, nei giorni di bufera e nei giorni di bonaccia, possiamo sempre volgerci a Cristo e dire: "Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?". Nostra Signora della pace, nella quale ogni tempesta si placa, all’inizio del nuovo millennio prega perché la Chiesa in Oceania non cessi di mostrare a tutti il volto glorioso del tuo Figlio, pieno di grazia e di verità, così che Dio regni nei cuori dei popoli del Pacifico ed essi trovino pace nel Salvatore del mondo. Intercedi per la Chiesa in Oceania, affinché abbia la forza di seguire fedelmente la via di Gesù Cristo, di proclamare coraggiosamente la verità di Gesù Cristo, di vivere gioiosamente la vita di Gesù Cristo. Aiuto dei cristiani, proteggici! Luminosa Stella del mare, guidaci! Nostra Signora della pace, prega per noi!».
«Sono ottimista» L’Australia può davvero definirsi il "cuore pulsante" di un continente, quello dell’Oceania appunto, disteso nel Pacifico. È una nazione che è venuta assumendo un ruolo sempre più importante sulla scena politica mondiale e dove anche l’annuncio cristiano affronta nuove sfide a livello politico, sociale, economico, culturale. Le sfide della missione in Australia sono state così riassunte dal card. George Pell, arcivescovo di Sydney, in un’intervista rilasciata all’agenzia Fides nel marzo 2005: «Credo che, dopo il Sinodo, la situazione delle comunità cattoliche in Australia si sia stabilizzata e oggi sono ottimista. Alcuni anni fa avevo timore che la pratica della fede potesse avere un crollo, come è accaduto in alcuni Paesi occidentali, come il Canada. C’erano alcuni segnali preoccupanti, come una scarsa partecipazione ai Sacramenti da parte dei fedeli e le poche vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Ma ora c’è una crescita significativa di vocazioni, specie al sacerdozio, e nuovo entusiasmo di fede specialmente nei giovani: sono numerosi i nuovi ingressi nei diversi seminari delle diocesi australiane. Il Seminario del "Buon Pastore" a Sydney, ad esempio, ha oggi 42 studenti residenti, un numero che lascia ben sperare e che è il più alto degli ultimi anni. E i sondaggi dicono che nella popolazione australiana la percentuale di quanti dichiarano di credere sta salendo. È un segnale incoraggiante per noi: la Chiesa deve poter offrire risposte a questo risveglio religioso. Intanto, dopo un periodo, alla metà degli anni ’90, in cui si era registrato nella Chiesa australiana un calo di vocazioni, da alcuni anni a questa parte, il numero dei seminaristi è in costante crescita. Gli ostacoli principali alla missione sono invece l’indifferentismo religioso, la tendenza alla secolarizzazione e all’edonismo, problemi che sono comuni al mondo occidentale».
5 milioni e mezzo Nella Chiesa dell’Oceania, suddivisa in quattro diverse Conferenze episcopali (Australia, Nuova Zelanda, Papua-Nuova Guinea, Isole del Pacifico), i cattolici dell’Australia sono circa 5 milioni e mezzo, su poco più di 18 milioni di abitanti. È una comunità che vive in una società ampiamente secolarizzata, alle prese con nuovi fenomeni: disoccupazione, povertà, crescita dei suicidi, diffusione della cultura New Age e delle sètte. Balza subito agli occhi la sproporzione tra la superficie del Continente (la sola Australia è di 7.682.300 km²) e la scarsità della popolazione. Gli insediamenti umani sono dunque molto frammentati. Difficilissimo quindi risolvere il problema dell’organizzazione ecclesiastica, delle strutture necessarie per la formazione del clero, per l’interazione apostolica fra una circoscrizione e l’altra, per la necessaria inculturazione, per il reclutamento del personale apostolico. Sono molto sentiti i pericoli di ateismo, materialismo, secolarismo, indifferentismo, specialmente in Australia e Nuova Zelanda. Dopo essere stata evangelizzata da Congregazioni religiose (Gesuiti, Francescani, Maristi, Verbiti, Pime), l’Australia s’è data moltissimo all’evangelizzazione dell’intera Oceania. Ha funto da base per l’opera dei Maristi nel Pacifico e ha inviato centinaia di missionari in Papua-Nuova Guinea sostenendone il lavoro nel campo educativo, ospedaliero ed economico. Ancora oggi 300 missionari australiani operano in Papua-Nuova Guinea, una trentina nelle Figi, 15 nelle Isole Salomone, 25 a Kiribati, 50 nelle altre diocesi del Pacifico. Bruno Simonetto, ssp Cartina topo-geografica dei santuari dell’Australia
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