![]() |
|
|
|
N. 3 marzo 2010
|
Copertina di GIOVANNI CIRAVEGNA «La
cosa più dolce per un figlio è onorare la madre e pensare all’amore di
cui è stato oggetto» Non può non rimanere fortemente impressionato il pellegrino che ha la possibilità di fermarsi davanti alla preziosa corona che viene posta sulla statua della Madonna di Fatima e poter vedere, all’interno della stessa corona, incastonato il proiettile che trapassò il corpo di Giovanni Paolo II, nell’attentato di cui fu vittima in piazza san Pietro il 13 maggio 1981. «Una mano materna mi ha protetto», dirà il Papa, sapendo che quello era il giorno dell’apparizione a Fatima e per questo ha voluto che quel proiettile andasse ad aggiungersi ai tanti oggetti che impreziosiscono il museo "Luce e pace", allestito da alcuni anni ai margini della grande piazza: si tratta di uno spazio espositivo che è un vero itinerario di spiritualità. Il visitatore è invitato ad entrare in un passaggio scuro fino a giungere ad una grande fotografia che rappresenta la tragedia della prima guerra mondiale (1914-1918): in quelle ore tenebrose di odio e violenze la Madonna apparve a tre pastorelli, Francesco, Giacinta e Lucia, il 13 maggio 1917, portando un messaggio di luce, di pace, di speranza. Un tunnel in penombra rappresenta simbolicamente il cammino che Dio propone all’umanità attraverso il messaggio di Fatima: dalla guerra alla pace; dalla notte al giorno; dalle tenebre alla luce. Al termine del percorso ci si trova in una zona illuminata dove si ammira la figura dell’Angelo del Portogallo, che apparve per tre volte nel 1916: egli preparò il cuore dei piccoli veggenti al grande evento dell’apparizione della Madonna.
È stato quello uno dei periodi più oscuri e burrascosi che la storia europea ricordi: odio e lotta contro la religione, ateismo imperante nella cultura e nella società, guerre e distruzioni, con milioni di morti. Anche la piccola Nazione portoghese fu travolta dall’ondata di ateismo e di persecuzione e in questa situazione la Madonna apparve per sei volte affidando ai tre fanciulli un messaggio di speranza e di amore, invitando alla preghiera, conversione e riparazione. L’icona o immagine riassuntiva del messaggio di Fatima è il Cuore immacolato di Maria, alla cui devozione ha dedicato tutta la vita la veggente Lucia, morta il 13 maggio del 2005. Francesco e Giacinta, come aveva loro preannunciato la Mamma celeste, morirono ben presto, dopo sofferenze e tanti rosari, e furono beatificati il 13 maggio 2000 a Fatima. Il cuore sta ad esprimere l’amore e la premura di Maria, quindi del Signore, nei confronti degli uomini; un cuore immacolato, colmo di grazia, totalmente disponibile alla volontà del Padre; un cuore incoronato di spine, per dire l’incomprensione umana, il tradimento, l’infedeltà e il dispiacere di una madre a non vedere raccolti i suoi figli in un’unica famiglia di Dio. La Madonna è venuta ancora una volta a riproporre l’amore di Dio, a richiederne corrispondenza e conversione, fedeltà al Vangelo e soprattutto «preghiera e penitenza». Di qui la richiesta fatta in tutte le apparizioni di dire ogni giorno il rosario e di avere una profonda devozione al suo Cuore immacolato. «Al riprendere conoscenza – dirà Giovanni Paolo II davanti alla Madonnina un anno dopo l’attentato – il mio pensiero si rivolse immediatamente a questo Santuario di Fatima, per deporre nel cuore della Madre celeste la mia gratitudine per avermi salvato dal pericolo. Ho visto in tutto l’accaduto – non mi stanco di ripeterlo – una speciale protezione materna della Madonna. E per coincidenza – non ci sono semplici coincidenze nei disegni della divina Provvidenza – ho visto anche un invito e, chissà, una chiamata per ricordare il messaggio partito di qui tramite i tre pastorelli, figli di umile gente di campagna». L’8 ottobre del "Grande Giubileo" del 2000, Papa Wojtyla fece portare in Vaticano la statua della Madonna di Fatima per consacrare a lei il terzo millennio con la decisa affermazione: «Sono tempi duri quelli che viviamo; però la certezza è che non sarà il male ad avere l’ultima parola. Perché Maria ha detto: "Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà"». Giovanni Ciravegna |
|