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N. 3 marzo 2010
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Alla
scuola di Maria Vedere
in maniera migliore «O bontà onnipotente di
Dio, che ti prendi cura di ciascuno di noi...» Assunta alla gloria del cielo, Maria accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge nel cammino verso la patria, fino al giorno glorioso del Signore. Con la sua molteplice intercessione ella ottiene per i suoi figli le grazie della salvezza eterna e se ne prende cura, cooperando con amore di madre alla loro rigenerazione e formazione cristiana. Da questo molteplice amore materno, affettivo ed effettivo, di Maria, il nostro amore fraterno impara a tradursi nel buon esempio, nella preghiera e nell’aiuto vicendevole. Durante tutta la sua vita terrena, Maria rivolse uno sguardo fraterno e materno all’umanità. La piccola casa di Nazaret si sarebbe detta il cuore del mondo.
All’annuncio dell’Angelo ella disse il suo Fiat al mistero dell’incarnazione del Verbo, in nome e in rappresentanza di tutto il genere umano, dando così al mondo la Vita stessa che tutto rinnova; cooperando così con libera fede e obbedienza alla salvezza dell’uomo. Non tarderà, poi, a mettersi in viaggio verso la montagna, al fine di recare la gioia della salvezza al futuro precursore di Gesù, ed offrire ad Elisabetta il suo umile servizio di casa. Nel Magnificat ella canta la misericordia di Dio verso gli umili e gli affamati e il soccorso da lui dato a Israele, al suo popolo. Accoglie l’invito alle nozze di Cana, e perché quella festa continui, ottiene da Gesù il miracolo dell’acqua mutata in vino. Nel Cenacolo della Pentecoste unisce la sua voce, il suo canto e la sua preghiera ai primi discepoli del suo Figlio. Ai piedi della croce, partecipa con amore materno all’amore redentivo di Gesù morente.
L’esempio di Maria muove all’imitazione. Dal cielo ella ripete a noi l’invito stesso che la Chiesa rivolge agli istituti religiosi nel decreto conciliare Perfectae caritatis: quello, cioè, di acquisire «un’appropriata conoscenza, sia delle condizioni dei tempi e degli uomini, sia dei bisogni della Chiesa, in modo che essi, sapendo rettamente giudicare le circostanze attuali di questo mondo secondo i criteri della fede e ardendo di zelo apostolico, siano in grado di giovare agli altri più efficacemente». Così, direbbe Tiziano Terzani, anche il giornale «diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità», che invita a guardare gli altri con gli occhi e il cuore di Maria. Ma poiché «i nostri occhi sono torbidi e cupi – osserva H.U. von Balthasar – noi dobbiamo, ci si perdoni l’immagine, metterci gli occhiali di Maria per vedere meglio» (in Maria per noi oggi, edito dalla Queriniana nel 1988). Quanto vorremmo che questi "occhiali" di Maria divenissero, progressivamente, gli "occhi" stessi di Maria: «Gli occhi da Dio diletti e venerati»! Alberto Rum |
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