Madre di Dio

 

N. 3 marzo 2010

 Il grande abbraccio
   D.M.

 Solo per amore
   Madi Drello

Fatima: luce e pace
    Giovanni Ciravegna

"Madre del Salvatore..."
    Vittorio Lupi

«Saluto mai altre volte udito»
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

Paolo di Tarso e Maria di Nazaret
   Stefano De Fiores

"Alma Mater" Canta Benedetto XVI

Quell’"Opera dei secoli"
  
Sergio Gaspari

Vedere in maniera migliore
  
Alberto Rum

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Il sogno dell’amore
    
Giuseppe Maria Pelizza

L’ora dell’Ave Maria
  
 Eliseo Sgarbossa

L’Elemosiniere delle tre "Ave Maria"
   a cura della Redazione

«Morirò tutta sola»
   Maria Di Lorenzo

E in lei, ricchezza di grazia
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 3 marzo 2010 - Copertina

 
 Testimonianze

 
a cura della REDAZIONE

L’Elemosiniere delle tre "Ave Maria"
     

Fra Leopoldo de Alpandeire, umile-grande religioso laico cappuccino, sarà beatificato a Granada il 12 settembre di quest’anno.
  

Fra Leopoldo de Alpandeire, religioso laico, l’umile elemosiniere delle tre Ave Maria, sarà beatificato a Granada il 12 settembre 2010; lo ha reso noto durante una recente conferenza stampa l’arcivescovo della Diocesi andalusa, mons. Javier Martínez.

Un'immagine di fra Leopoldo de Alpandeire, ofm cap.
Un’immagine di fra Leopoldo de Alpandeire, ofm cap.

Benedetto XVI ha autorizzato, sabato 19 dicembre 2009, la Congregazione per le cause dei santi a promulgare il decreto di riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione. L’Arcivescovado di Granada sta cercando un luogo ampio per la celebrazione, visto che si attende la partecipazione di un numero di pellegrini compreso tra i 300.000 e un milione. Il Cappuccino era molto stimato già in vita per il suo contatto con la gente nelle strade, visto che era elemosiniere (questuante), e continua a suscitare ancora oggi una grande devozione popolare. Alla cerimonia di beatificazione si attende la presenza dell’arcivescovo di Boston, card. Sean Patrick O’Malley, dell’Ordine cappuccino, e del prefetto della Congregazione per le cause dei santi, l’arcivescovo Angelo Amato, salesiano, così come di numerosi vescovi spagnoli. La notte precedente, la Cattedrale di Granada accoglierà una veglia e il giorno dopo si celebrerà un’Eucaristia di azione di grazie. L’Arcivescovado presenterà una biografia del nuovo Beato e mons. Martínez scriverà una lettera pastorale sulla figura dell’umile frate.

Alpandeire (Comunità autonoma dell'Andalusia). Qui nacque il futuro Beato.
Alpandeire (Comunità autonoma dell’Andalusia). Qui nacque il futuro Beato.

«La vita umana merita di essere vissuta, non in funzione dell’interesse, che distrugge, ma quando è piena d’amore, perché costruisce relazioni umane autentiche», ha affermato l’Arcivescovo di Granada nella conferenza stampa. «È ciò che conta nella figura di fra Leopoldo», ha aggiunto. «I santi servono a insegnarci a vivere».

Il Presule ha sottolineato che «la Chiesa propone i santi alla Chiesa stessa e al mondo come modelli di vita, non come stelle del cinema da applaudire».

«Ci mostrano una via di fedeltà al Vangelo, a volte nei loro scritti e altre volte in modo straordinariamente semplice nella loro vita, ma sempre per indicare che il cammino della vita è grande quando l’esistenza è piena d’amore e quando si dona».

La sua casa natale.
La sua casa natale.

Fra Leopoldo, che prima di vestire l’abito cappuccino si chiamava Francisco Tomás Márquez Sánchez, nacque nella località di Alpandeire (Malaga) il 24 luglio 1866. Crebbe in una famiglia di cristiani agricoltori e trascorse 35 anni tra lavoro dei campi, vita familiare e preghiera.

Fin da piccolo aiutava i poveri. Condivideva la sua merenda con altri pastorelli più poveri di lui, dava le sue scarpe ai bisognosi o consegnava il denaro guadagnato nella vendemmia di Jerez ai poveri che incontrava sulla via del ritorno al suo paese. «Dio dà per tutti», disse anni dopo.

Dopo aver sentito predicare due Cappuccini nella località di Ronda, vicino a casa sua, in occasione delle feste del 1894 per celebrare la beatificazione del cappuccino Diego José de Cádiz (1743-1801), il giovane Francisco Tomás rispose alla chiamata a diventare cappuccino.

Comunicò il suo desiderio a quegli stessi predicatori, ma dovette aspettare alcuni anni per certe negligenze e dimenticanze nell’iter di ammissione.

Il 16 novembre 1899 vestì l’abito nel convento di Siviglia. Il suo nuovo nome, scelto dal suo maestro dei novizi, non gli piacque perché non era comune tra i membri dell’Ordine, ma rappresentò un’opportunità per seguire Cristo sulla via della croce.

La chiesa parrocchiale di Alpandeire.
La chiesa parrocchiale di Alpandeire.

Il 16 novembre 1900 fece la sua prima professione e da allora visse brevi stagioni, come contadino, nei conventi di Siviglia, Antequera e Granada.

Il 23 novembre 1903 emise i voti perpetui a Granada e il 21 febbraio 1914 fu destinato definitivamente al convento di questa città.

Lavorò prima nell’orto, poi come sagrestano ed elemosiniere, compiti che gli permisero di unire la dimensione contemplativa alla vita attiva andando e venendo per le vie e avendo grandi contatti con la gente.

Era sempre più conosciuto dal popolo, visto il suo lavoro di andare a trovare e ripartire l’elemosina ai poveri che mendicavano al convento.

In occasione delle nozze d’oro della sua vita religiosa, sapendo che l’evento era arrivato alla stampa, confessò a un compagno: «Che noia, fratello! Siamo diventati religiosi per servire Dio nell’oscurità e ci mettono sul giornale!».

Nelle vie di Granada si fermava con i bambini per spiegare loro il catechismo, e con i più grandi per parlare delle loro preoccupazioni.

Fra Leopoldo aveva trovato un modo di diffondere su tutti la bontà divina: recitava tre Ave Maria per unire l’umano con il divino e la gente si allontanava da lui trasformata, con la tranquillità di sapere che Dio aveva preso nota delle loro preoccupazioni.

La facciata della Cattedrale di Granada, costruzione di stile rinascimentale. Venne fatta erigere dal re Carlo V (1500-1558).
La facciata della Cattedrale di Granada, costruzione di stile rinascimentale. 
Venne fatta erigere dal re Carlo V (1500-1558 – foto Wikimedia Commons).

Ebbe alcuni problemi di salute che si sforzava di nascondere e dissimulare, soprattutto un’ernia e geloni ai piedi che sanguinavano abbondantemente.

A 89 anni cadde e tornò al convento per non uscire più e dedicarsi totalmente a Dio fino alla morte, avvenuta il 9 febbraio 1956.

La notizia della sua morte commosse tutta Granada. Una folla immensa accorse al convento per dargli l’estremo saluto. La sua salma riposa nella cripta del convento di Granada.

«Figlio adottivo della città». Il Sindaco di Granada, in occasione dell’apertura delle celebrazioni del 50° anniversario della morte di fra Leopoldo de Alpandeire, emanava – si legge in Bici (Bollettino informazioni Cappuccini internazionali), dell’agosto-settembre 2006 – un bando nel quale si leggeva: «La Giunta comunale di Granada, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, lo nominerà figlio adottivo della città e io, come sindaco e in nome di tanti granadini che rispettano, ammirano e venerano la sua personalità umana e l’esempio di vita dell’infaticabile Elemosiniere, do il benvenuto a quanti verranno a Granada da altri luoghi e invito tutti i granadini a rendersi presenti ai diversi atti celebrativi che, in occasione del cinquantenario della sua morte, avranno luogo nella nostra città durante quest’anno».
  

Invito all’approfondimento: M. da Alatri, Leopoldo de Alpandeire, ossia la testimonianza d’un povero evangelico, Postulazione generale dell’Ordine dei Cappuccini 2007, pp. 34, sip.