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N. 3 marzo 2010
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Famiglia paolina - Don
Alberione e Maria
«Due
miei desideri» «E
colui che diffonde la devozione alla Regina degli apostoli è gran
benefattore dell’umanità». La devozione mariana che don Alberione non cessa di proporre è quella fondata soprattutto sull’idea di "mediazione", che a partire da san Bernardo è divenuta comune in tutta la Chiesa. Nel brano che segue è evidente un richiamo implicito al celebre discorso "sull’acquedotto" del santo Abate cistercense. Ma è nella devozione specifica alla Regina degli apostoli che don Alberione vede la risposta della Chiesa al mondo attuale. Di qui l’originale conclusione: «Chi diffonde la devozione alla Regina degli apostoli è gran benefattore dell’umanità». «Quale bene non è venuto all’umanità attraverso Maria? "È volontà di Dio che tutto venisse per Maria". La salvezza di ognuno di noi viene da Maria. Maria è la speranza dei peccatori, degli esuli, dei prigionieri; è la consolatrice di ogni afflizione. Tutto da Maria, in tutti i tempi: come dal collo passa tutto ciò che dal capo va nel corpo. Il capo è Gesù Cristo; il collo è Maria; il corpo sono i fedeli, siamo noi, membra di Cristo.
Orbene, se questa è la posizione di Maria, quale bene possiamo portare all’umanità maggiore di questo: di far conoscere, pregare, onorare questa Vergine? Chi diffonde la devozione alla Regina degli apostoli è gran benefattore dell’umanità... Oh, se questa devozione potesse arrivare dovunque sulla terra! Vorrebbe dire far conoscere, pregare, onorare, amare Gesù Cristo e la sua Chiesa». Un invito Sensibile ai richiami dei Pontefici, don Alberione fa proprio l’invito di Pio XII ad affidare le sorti dell’umanità al Cuore immacolato di Maria, particolarmente nel tragico periodo della guerra. Perciò così esortava le suore: «Diffondiamo la devozione al Cuore immacolato di Maria. Il bisogno di ricorrere a questo Cuore si fa sentire ogni giorno di più. Giova molto la diffusione dei libri di preghiere alla Madonna... Perché non basta che gli uomini leggano e chiacchierino; bisogna che si arrendano a Dio, che preghino, che si confessino e si comunichino. Solo così si otterrà la misericordia di Dio».
La nostra missione Ma questa pietà mariana deve esprimersi principalmente sotto forma di devozione alla Regina degli apostoli, in conformità all’opera e alla missione specifica della Famiglia paolina: «Introdurre e sviluppare ovunque la devozione alla Regina apostolorum è una nostra carissima missione, come figli e discepoli di questa nostra buona Madre e Maestra. È il grande beneficio che portiamo agli uomini; siamo cattolici o non lo siamo. Se troveranno la Madre, troveranno il Figlio che è tra le sue braccia... Questa devozione è alquanto sopita, quasi soltanto speculativa, ristretta a categorie speciali di persone. Oggi si deve risvegliarla e viverla dal popolo, dai religiosi, dal clero. È connessa con il problema vocazionario: e questo è il grande problema di oggi per la Chiesa e per l’umanità. Moltiplichiamo libri e libretti, immagini, statue, fogli, calendari: entrino in ogni famiglia.
La chiesa della Regina apostolorum deve diventare un santuario e centro di preghiere e per la diffusione di questa devozione... Sempre più conoscere Maria; sempre più imitare Maria nelle virtù e nell’apostolato; sempre più pregare Maria; sempre più farci apostoli di Maria. Tutti per la Madre! La Madre per tutti! Ecco i due miei desideri». Grandi grazie Grazie al Santuario della Regina degli apostoli e allo zelo nel promuovere questa devozione, saranno assicurate alla Chiesa e al mondo grandi grazie: «Con un cuore ardente si stabilirà in ogni luogo la devozione alla Regina degli apostoli. Ciò che non è, confonderà ciò che è. Sorgeranno vocazioni da ogni parte... Vocazioni che scuoteranno i cuori, illumineranno le menti, compiranno ogni sorta di buone opere».
«Se vogliamo...» Il Santuario alimenterà la devozione mariana anzitutto nei Paolini. Don Alberione lo ricorda durante un corso di Esercizi spirituali nel 1944, quando ancora non era iniziata la costruzione: «Se vogliamo costruire la chiesa alla Regina degli apostoli, dobbiamo pensare: la chiesa dobbiamo costruirla nel nostro cuore, cioè dobbiamo mettere in noi una grande devozione a Maria con una conoscenza sempre più profonda del titolo "Regina degli apostoli". Questo titolo non è ancora abbastanza conosciuto dal popolo cristiano, ma dopo che il Signore Gesù scomparve dalla terra, tutta la Chiesa e tutti gli apostoli furono presi tra le mani di Maria: ecco la prima devozione a Maria, regina degli apostoli, titolo che ora è un po’ dimenticato. E ciò produce tanti errori, perché si crede di onorare questo titolo come ad esempio si onora la Madonna degli aviatori a Loreto; invece qui si onora essenzialmente l’ufficio di Maria, cioè che attraverso di lei noi abbiamo avuto tutti i beni, perché con lei abbiamo avuto Gesù. Se le Figlie di San Paolo comprenderanno questo, si sentiranno molto nobilitate nel loro lavoro e otterranno molte grazie sopra il loro capo!
Stabiliamoci bene in questa devozione: che non siano poi gli altri i primi a capirla! Facciamo bene tutto l’apostolato con Maria; noi partecipiamo all’apostolato stesso di Maria e perciò dobbiamo essere altre Marie». "Furbizia spirituale" Da qui si potranno poi attingere energie, coraggio e ispirazione nel compimento del nostro apostolato. «Quando vediamo il male che dilaga, la sua organizzazione più perfetta, i mezzi di cui dispone più numerosi e potenti, le difficoltà che si frappongono al bene sempre maggiori, e quasi ci sentiamo cascare le braccia dinanzi alla nostra insufficienza, pensiamo che proprio la devozione alla Regina degli apostoli deve portare a noi più luce, più capacità, più "furbizia spirituale", in modo da farci diventare più prudenti dei figli delle tenebre. La devozione alla Regina degli apostoli, che è la Madonna della Famiglia paolina, deve ottenerci i mezzi di apostolato, e lo zelo e la santa industria, per arrivare sin dove non avremmo mai pensato di poter arrivare». Giovanni Perego, ssp |
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