Madre di Dio

 

N. 3 marzo 2010

 Il grande abbraccio
   D.M.

 Solo per amore
   Madi Drello

Fatima: luce e pace
    Giovanni Ciravegna

"Madre del Salvatore..."
    Vittorio Lupi

«Saluto mai altre volte udito»
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

Paolo di Tarso e Maria di Nazaret
   Stefano De Fiores

"Alma Mater" Canta Benedetto XVI

Quell’"Opera dei secoli"
  
Sergio Gaspari

Vedere in maniera migliore
  
Alberto Rum

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Il sogno dell’amore
    
Giuseppe Maria Pelizza

L’ora dell’Ave Maria
  
 Eliseo Sgarbossa

L’Elemosiniere delle tre "Ave Maria"
   a cura della Redazione

«Morirò tutta sola»
   Maria Di Lorenzo

E in lei, ricchezza di grazia
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 3 marzo 2010 - Copertina

 

 

 

 

 Oceania - I più importanti santuari mariani del Continente

 a cura di BRUNO SIMONETTO
  

«Audace, grandiosa, splendente»
(card. Norman Thomas Gilroy)

  

Come precisavamo, sui numeri di gennaio e febbraio della rivista, presentando le prime due puntate sui santuari mariani dell’Oceania, abbiamo finora dato uno sguardo d’insieme all’interessante storia religiosa di questo Continente, trattando della sua evangelizzazione e della sua attuale vita di Chiesa, quasi avvicinandoci così, per tappe successive, alla bella realtà mariana di una terra costellata da tante chiese e santuari dedicati alla Vergine.

In questa puntata conclusiva diamo uno sguardo ad alcune chiese e a santuari mariani, sempre ricordando che, se anche non ci sono santuari particolarmente rinomati in Australia e negli altri territori che costituiscono il Continente dell’Oceania (come la Nuova Zelanda, la Micronesia, la Melanesia e la Polinesia, con tutte le loro isole, comprese le Hawai, di sovranità statunitense), alcuni meritano di essere segnalati per l’importanza che rivestono e perché sono, a tutti gli effetti, veri centri di spiritualità mariana in queste terre. Delle chiese dedicate alla Vergine e dei santuari mariani dell’Australia, già ricordati nelle precedenti puntate, rileviamo dunque qualche "nota" dei più importanti dal punto di vista storico ed artistico.

La Cattedrale di Sydney, dedicata a Santa Maria.
La Cattedrale di Sydney, dedicata a Santa Maria (foto Image).

1 - Cattedrale di Santa Maria – Sydney

La Cattedrale di Santa Maria di Sydney è la prima chiesa cattolica costruita in Australia. La sua storia incomincia nel 1820, quando padre John Therry, appena sbarcato nella colonia penale di Port Jackson, ebbe l’idea di costruire una cappella dedicata alla Madre di Dio, con guglie puntate verso il cielo, indice e pegno di speranza al suo gregge senza speranza: deportati cattolici.

La Cattedrale di St. Mary fin da allora è la casa spirituale della comunità cattolica della città. Ma St. Mary non è solo una grande eredità del passato; è parte essenziale della vita spirituale e culturale della città e dell'intera Nazione australiana. È dedicata alla Beata Vergine Maria, con il titolo di Immacolata Madre di Dio, aiuto dei cristiani.

L’arcivescovo card. Norman Thomas Gilroy che, nel 1961, la dotò di una stupenda cripta, così si espresse nella Presentazione della Guida per la Cattedrale: «Ci sono poche cattedrali nel mondo più belle di quella di Santa Maria. Non ce n’è probabilmente un’altra, così magnificamente situata in mezzo al verde. Puro gotico, con tutte le caratteristiche di questo stile architettonico, la Cattedrale di Santa Maria può dirsi che sia audace, grandiosa, splendente. Essa consente, con la visione dei suoi ideatori, di essere un testamento del dogma in pietra, alla gloria di Dio. Essa rappresenta, con la sua architettura ogivale, con le vetrate istoriate delle finestre, con la scultura e la minuta decorazione, una sintesi visiva della dottrina cristiana sulla centralità della Madre di Dio nella nostra vita di fede».

La facciata del sacro edificio.
La facciata del sacro edificio (foto A. Giuliani).

2 - Altre chiese mariane – Sydney

A Nord del centro di Sydney si erge un’altra chiesa pure dedicata a Santa Maria, fondata nel 1856 e tenuta dai Gesuiti. È una grandiosa costruzione di stile romanico, molto ammirata e frequentata.

Ad Est, la chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore è un edificio neo-gotico classico, molto frequentata e sempre animata da funzioni religiose di carattere piuttosto tradizionale, come è consuetudine di popolazioni giovani che si rifanno volentieri alle tradizioni dei padri.

La chiesa di Santa Maria a Concord, situata sulla grande strada maestra del Nord-città, è uno dei più ampi edifici sacri di Sydney, risalente al 1870. Essa ha legami stretti con i primi colonizzatori dell’Australia. Fra l’altro si ricorda che, nel 1840, proprio nelle sue vicinanze furono arrestati alcuni esuli politici franco-canadesi.

3 - "Regina del cielo" – Beverly Hills

La chiesa di Nostra Signora regina del cielo, a Beverly Hills, ricorda un grande evento nella storia australiana di epoca più recente. Fu costruita nel 1960 dal primo cappellano di bordo, padre William Evans, per commemorare la battaglia sul Mare dei Coralli, nella quale, nel 1942, le forze navali congiunte degli Stati Uniti d’America e d’Australia respinsero l’invasione giapponese.

Sydney, 23a Giornata mondiale della gioventù (15-20.7.2008): fotoricordo per un gruppo di partecipanti.
Sydney, 23a Giornata mondiale della gioventù (15-20.7.2008):
 fotoricordo per un gruppo di partecipanti (foto A. Giuliani).

4 - "Madonna di Fatima" – Kingsgrove 
     "Nostra Signora di Lourdes" – Earlvood

A Kingsgrove, nell’agosto del 1970, fu inaugurata la chiesa della Madonna di Fatima, moderna nel disegno e rispondente alle più attuali esigenze liturgiche.

Infine, la chiesa di Nostra Signora di Lourdes, a Earlvood, è di notevole interesse religioso, poiché l’Associazione di Nostra Signora di Lourdes vi ha eretto un santuario, organizzato sullo stile di quello francese, che attira da un decennio un buon numero di pellegrini.

5 - "Aiuto dei cristiani" – Marian Valley

Altro santuario degno di nota è quello di Marian Valley, dedicato a Nostra Signora, aiuto dei cristiani, situato in Beechmont Rd, a 10 km da Canungra, nella zona Sud di Brisbane, sulla Costa d’Oro. L’Ausiliatrice è la patrona dell’Australia.

Marian Valley è un’oasi spirituale animata da giovani cattolici australiani, come è parso evidente nella straordinaria partecipazione di Brisbane, durante la Giornata mondiale della gioventù di Sydney, nel luglio del 2008. Sotto la protezione di Maria, la Chiesa in Queensland, infatti, è benedetta dalla presenza di un team di vigorosi giovani cattolici di talento che organizzano, secondo la specificità della loro associazione (denominata: Faith-on-Tap – Alle radici della fede), incontri periodici di preghiera e di riflessione presso questo Santuario.

Il Santuario di Marian Valley è sorto per ispirazione dei Monaci paolini (Ordine religioso che si richiama al primo eremita, san Paolo di Tebe). Questi Padri sono stati invitati in Australia dalla Polonia nel 1981; e, mentre conservano un rapporto speciale con la loro terra di origine, nella comunità cattolica dell’Australia hanno messo profonde radici. La loro comunità a Marian Valley riflette peraltro la varia composizione etnica della moderna Chiesa cattolica australiana.

Marian Valley è a un’ora e mezzo di strada da Brisbane nell’entroterra. Questa "località" costituisce come una "Cittadella mariana", spazio sacro in un ambiente sereno e paradisiaco, un po’ come Lourdes o altri grandi santuari d’Europa e dell’America Latina. Ogni anno, migliaia di pellegrini approdano a questo Santuario, consacrato solo nel 1995; ma già molto fervente di pratiche religiose devozionali e di rinnovamento spirituale, luogo di autentiche conversioni alla fede. Davvero, qui si sosta in pace nel ritmo frenetico della vita quotidiana per fare spazio alle ragioni dello spirito e alla convincente testimonianza "mariana" giovanile dei membri dell’associazione Faith-on-Tap.

Brisbane: la silhouette della Cattedrale riflessa sui grattacieli della città.
Brisbane: la silhouette della Cattedrale riflessa sui grattacieli della città (foto Image).

6 - "Nostra Signora" – Berrima

Anche il Santuario dedicato a Nostra Signora della misericordia, a Berrima nel NSW Australia, è officiato dai Monaci paolini, presso il loro monastero di Penrose Park, in collaborazione con la Confraternita di Nostra Signora della misericordia e la Confraternita della divina misericordia.

La rivista ufficiale del Santuario si intitola Time of Mercy; e questo solo fatto dice come tutto l’impegno ministeriale dei Padri e di quanti partecipano al servizio del Santuario sia segnato dalla spiritualità della santa polacca Faustina Kowalska.

La storia del Santuario narra che, quando il padre paolino polacco Agostino Lazur ha messo piede in Australia, nell’aprile del 1981, sentiva di dover promuovere la devozione a Nostra Signora di Jasna Gora in quel Paese. Così, nel 1984, con grande fede e l’aiuto di numerosi benefattori, ha acquistato la proprietà dell’attuale Penrose Park. È una storia che stimola l’immaginazione; ma fin dai primi giorni di vita del nuovo "luogo mariano", destinato a diventare ben presto un nuovo Santuario della "Madonna nera" di Jasna Gora venerata a Czestochowa e "trapiantata" in terra australiana, si è potuto assistere a molti miracoli della fede, che continuano fino ai giorni nostri.

Dieci anni dopo che padre Agostino è arrivato in Australia, i Paolini hanno prima avviato una nuova costruzione del loro monastero, con annessa una splendida cappella dedicata appunto a Nostra Signora della misericordia, identificata con la "Madonna nera" di Jasna Gora, ispirandosi peraltro ai messaggi della Vergine di Fatima. Una specie di "ecumenismo mariano" che certamente dà i suoi frutti. Grazie alla splendida risposta di pellegrini che vengono qui sempre in gran numero, si è potuto provvedere infine alla costruzione dell’attuale Chiesa-Santuario, consacrata il 24 luglio 1997, vero grande centro di spiritualità mariana per tutta l’Australia.

b.s.

Pellegrini davanti al Santuario di Berrima.
Pellegrini davanti al Santuario di Berrima (foto www.trinitywydpilgrimage.com).

"Nostra Signora degli aborigeni"

Delle tante altre chiese mariane e dei vari "luoghi mariani" che si trovano in Australia va doverosamente citata la Cattedrale di Darwin, dove si venera Nostra Signora degli aborigeni.

Il vescovo O’Loughlin, che commissionò il dipinto all’artista australiano Karel Kupka, disse: «Il Santuario della Madonna degli aborigeni sarà nella nuova Cattedrale un punto d’incontro per gli indigeni e richiamerà anche ai credenti e turisti europei e di altri popoli l’universalità del messaggio cristiano. Ed è curioso osservare che l’immagine della Madonna col Bambino, dai lineamenti del popolo aborigeno, può sembrare a molta gente un fatto strano, mentre è in conformità con la prassi della Chiesa cattolica che porta nel mondo la religione ai popoli in termini di locale comprensione».

Anche se il volto della Madre non è proprio quello di una donna indigena, ma piuttosto di una creazione composita, è il risultato di abbozzi di diverse donne che hanno posato come modelli per l’artista, durante le sue visite alle stazioni missionarie tra gli aborigeni. Il Bambino ha la posa tipica dei piccoli indigeni, cioè tiene una gamba intorno al collo della Madre e una mano sulla sua testa.

L’opera è un capolavoro di sintesi d’arte contemporanea e tradizionale, con disegni aborigeni, e costituisce un forte stimolo alla pietà e alla devozione degli aborigeni, che sono ancora abbastanza numerosi nel territorio della Diocesi di Darwin. La dedicazione della Cattedrale di Darwin a Nostra Signora degli aborigeni segna una specie di "atto di riparazione" storica, in chiave religiosa, per le sofferenze e la sopraffazione che il popolo indigeno dell’Australia ha subito da parte dei "nuovi padroni", i colonizzatori di questa terra.

La Cattedrale di Darwin.
La Cattedrale di Darwin (
foto Archivio Diocesi di Darwin).

Thomas Hockey

La questione aborigena dell’Australia è tristemente nota. Come si ricorderà, la morte nel febbraio 2004 del giovane aborigeno Thomas Hockey, avvenuta durante un inseguimento della polizia in un sobborgo di Sydney, ha provocato una vera e propria rivolta urbana contro la brutalità della polizia, e ha fatto scoppiare polemiche e discussioni sulla situazione degli aborigeni in tutta l’Australia. Gli aborigeni sono il 2,4% circa della popolazione, ma costituiscono il 16% della popolazione carceraria e il 19% dei detenuti che muoiono in prigione, un altro tema che ha provocato polemiche.

Gli aborigeni furono quasi sterminati nel corso del XIX secolo in una serie di guerre localizzate per il possesso delle terre più fertili, che i nativi utilizzavano per caccia e raccolta e i bianchi trasformarono in campi coltivati e soprattutto in pascoli. Nel corso del ’900 la politica australiana nei confronti degli aborigeni non migliorò, tanto che continuarono episodi di violenza contro la popolazione nativa mentre il Governo rifiutava il riconoscimento di qualunque tipo di diritto civile agli originari abitanti del Continente.

Fino a quarant’anni fa il Governo della "civilissima" (!?) Australia promosse addirittura la politica di togliere i bambini aborigeni ai loro genitori perché fossero allevati in famiglie bianche, per privarli della loro identità culturale ed integrarli nella popolazione bianca, fino ad arrivare alla scomparsa totale del loro popolo. Solo nel 1967 questa politica fu abbandonata ed agli aborigeni furono riconosciuti i diritti civili e politici di cittadini australiani.

Benedetto XVI a colloquio con un capo della comunità aborigena (Sydney, 23a Giornata mondiale della gioventù).
Benedetto XVI a colloquio con un capo della comunità aborigena
(Sydney, 23a Giornata mondiale della gioventù – foto A. Giuliani).

"Generazione rubata"

Dalla pubblicazione, avvenuta nel 1997, del rapporto Bringing them home sui bambini separati a forza dai loro genitori, redatto da una sottocommissione di Stato, è stata tratta l’espressione "Generazione rubata" (Stolen generation), divenuta l’emblema della discriminazione. Il Rapporto stima che almeno 100.000 bambini siano stati sottratti alle famiglie tra il 1930 ed il 1970. Il Rapporto svela la spaventosa incidenza dei maltrattamenti fisici e psicologici subìti dai bambini.

Gli aborigeni attualmente sono circa 450.000; e la maggioranza di loro vive sotto la soglia della povertà, beneficiando peraltro di sussidi governativi. Nel corso degli anni ’70 molti aborigeni lasciarono le campagne, dove il massiccio impiego di macchine agricole aveva reso inutile la loro manodopera, per iniziare un processo di inurbamento alla ricerca di lavoro nella grandi città, formando quartieri ghetto al loro interno.

E le organizzazioni aborigene segnalano da anni il doppio standard in materia di sanità. La speranza media di vita delle donne aborigene è di 62 anni; quella degli uomini di 57; mentre le medie australiane sono rispettivamente di 81 e 75 anni.

Nel 1998, con una nuova legge, il Governo ha tolto ogni valore ai diritti territoriali tradizionali degli indigeni. Agli aborigeni è stato negato un negoziato fondato sul proprio diritto all’autodeterminazione. Nonostante queste dolorose vicende storiche, i governanti hanno sempre rifiutato di scusarsi con la popolazione aborigena.

Le Chiese cristiane dell’Australia – e la Chiesa cattolica anzitutto – hanno sempre criticato il Governo per il suo rifiuto di scusarsi per il trattamento inflitto ai bambini aborigeni, strappati alle loro famiglie. Del resto, solo nel 1991 il Governo australiano lanciò un "processo di riconciliazione". Fra i discendenti dei coloni bianchi e degli abitanti originari, sarebbe dovuto sorgere un nuovo contratto sociale. Per dieci anni rappresentanti di Stato, Chiese ed associazioni discussero in una commissione con gli aborigeni. Alla fine di maggio del 2000 il governo Howard pubblicò solennemente un "documento conclusivo", che non accoglieva le richieste fondamentali degli aborigeni: i diritti territoriali ed una regolamentazione contrattuale fondata sul diritto all’autodeterminazione.

La Chiesa cattolica ha sempre portato un messaggio di riconciliazione e di pace, insistendo sulla necessità di riconciliarsi con gli aborigeni, di portare pace autentica nelle famiglie, di sviluppare il dialogo fra religioni, di coltivare una educazione alla pace nella scuola, nella società e nell’intera Nazione.

Un segno forte

La dedicazione della Cattedrale di Darwin a Nostra Signora degli aborigeni ha perciò inteso essere questo segno forte di riconciliazione e di pace, nel nome di Maria, regina della pace.

Bruno Simonetto, ssp
  

Cartina topo-geografica dei santuari dell’Australia