Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2010

 Tesoro da riscoprire

 Gli altri
   Luciano Ruga

Lourdes: Dio ci ama come siamo
   Giovanni Ciravegna

"Vergine prudente..."
    Luciano Monari

Nel suo cuore, la carità
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

Donna portatrice del pane
   Stefano De Fiores

Accanto al Signore e all’uomo
   Giovanni Ciravegna

«Ben venga maggio!»
  
Sergio Gaspari

«Non erano esagerazioni di devoti»
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

L’ora del discepolo
  
Giuseppe Maria Pelizza

Liberi per liberare
  
Efisio Schirru

La gratitudine di una città
   Pierpaolo Sassatelli

Il lavoro e la fede di un imprenditore
   Maria Di Lorenzo

Un forte grido di speranza
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Il "Magnificat" dei secoli
  
 Bruno Simonetto

Madre di Dio n. 5 maggio 2010 - Copertina

 Famiglia paolina - Don Giacomo Alberione e Maria

 
di GIOVANNI PEREGO, ssp

«Il problema più grande»
   

«La Vergine santa è alla sorgente stessa del dono delle vocazioni da parte di Dio per l’avvento del suo Regno nel mondo».
  

Don Giacomo Alberione, in una meditazione dettata alle Figlie di San Paolo di Grottaferrata, le esortava a «penetrare bene il titolo di Regina degli apostoli».

«Allora rivolgiamoci a Maria. Immaginiamoci che Gesù dal tabernacolo rivolga a noi le parole che rivolse a san Giovanni ai piedi della croce: "Ecco tua Madre". Accettiamola come nostra Madre, Maestra e Regina, e cerchiamo di conoscere sempre più i libri che trattano di Maria, che ne illustrano la vita, gli esempi, i privilegi, onde saperli presentare anche agli altri... Ognuno nella vita ha una sua missione da compiere. Noi, in forza di essa, dobbiamo far conoscere la Regina degli apostoli, assieme alla conoscenza di Gesù Via, Verità e Vita...

Chi avrà questa divozione avrà innumerevoli grazie per corrispondere bene alla sua vocazione, per seminare la divozione a Maria e per attirare e formare altre vocazioni. Solo al giudizio di Dio capiremo quale grazia sia stata per noi di poter conoscere, praticare e diffondere la divozione a Maria regina degli apostoli».

Una questione fondamentale

Quanto sia stato costante e grande l’assillo verso il problema vocazionale nel cuore di don Alberione, ce lo ricorda don Giovanni Roatta: «È noto quanto abbia fatto don Alberione per suscitare l’attenzione sulle necessità apostoliche della Chiesa e quanto si sia industriato di proporre alla gioventù di molte nazioni, direttamente o attraverso i suoi figli e figlie, l’opportunità di dedicare tutta la vita al servizio dei fratelli, con la consacrazione a Dio nell’apostolato. Migliaia di persone hanno così udito la voce di Dio e l’hanno accolta.

Egli ha continuato a insistere durante tutta la vita sul problema vocazionale, da lui ritenuto "il più grande problema del mondo". Tutte le forze possibili le ha convogliate attorno a questo problema fondamentale. Istituzioni perenni quali l’Istituto Regina Apostolorum per le vocazioni, l’unione primaria "Preghiera, sofferenza e carità per le vocazioni" sotto la protezione di Maria regina degli apostoli, il Santuario alla Regina degli apostoli quale centro di preghiera e di interesse per le vocazioni, dicono la sua intenzione di lasciare qualche cosa di concreto, nel cuore della sua Famiglia religiosa, a servizio di tutta la Chiesa, per non lasciar mai cadere in alcun momento l’interesse per questo problema decisivo...

Le denominazioni stesse delle istituzioni accennate, tutte intitolate a Maria regina degli apostoli, manifestano come egli abbia sentito Maria alla sorgente stessa di questo gran dono di Dio (le vocazioni) per l’avvento del Regno di Dio nel mondo». Negli scritti e nella predicazione di don Alberione, questo tema della funzione materna di Maria verso i chiamati ricorre frequentissimo: «Il primo e principale ufficio di Maria riguarda sempre le vocazioni ecclesiastiche; come primo e principale ufficio di Maria nella sua vita terrena era quello di preparare il maestro, il pastore, il sacerdote, la vittima: Gesù Cristo».

«Maria accolse, nutrì, accompagnò la più bella vocazione, Gesù. Lo assistette morente e lo presentò all’Ascensione. A Maria, regina degli apostoli, si affidano i chiamati, con Maria e in Maria compiamo il nostro lavoro apostolico. Con Maria, tutto è più facile, tutto è più fruttuoso, tutto è più santo. Consacrare a Maria i nostri vocazionari».

«Chi conosce i disegni divini? A noi l’impegno di tenere l’orecchio aperto per sentire il suono della campana divina: l’ora di Dio! Che la Regina apostolorum può anticipare. Così come fece alle nozze di Cana».

«I figli e le figlie di san Paolo sentano di possedere il cuore del loro Padre e della loro Madre... Sentano il problema vocazionario, sentano che la Madre delle vocazioni belle è Maria; sentano che non si può fare alla Chiesa, alle anime ed alla civiltà maggior servizio che questo: suscitare vocazioni».

«Suscipe nos...»

Nel settembre del 1954, don Alberione invitava le suore Pie Discepole del Divin Maestro ad offrire con lui il Tempio, ormai prossimo ad essere consacrato, a Maria regina degli apostoli, raccomandando in modo particolare le vocazioni: «Stiamo preparando la consacrazione della chiesa Regina apostolorum. Per tutto il mese di ottobre, la meditazione sia sempre sulla Madonna. Non solo il mese del rosario o dell’Anno mariano, ma il mese della Regina apostolorum. Ho detto che scrivessero sul pavimento: "Suscipe nos, Mater, Magistra et Regina nostra...". Accoglici, o Madre, Maestra e Regina nostra, e prega per noi tuo Figlio ché mandi buoni operai alla sua messe.

Si tratta di una chiesa, in cui dobbiamo pregare in modo particolare per le vocazioni».

Ai Cooperatori

Nel numero di maggio-giugno del periodico Ucas (1946), il quadro della Regina apostolorum del Conti è collocato nelle pagine centrali, con la significativa dicitura: «La Regina degli apostoli, patrona delle vocazioni».

Nella seconda parte dell’articolo, don Alberione si rivolge ai Cooperatori con queste parole: «Carissimi Cooperatori, la nuova chiesa è opera di ringraziamento e riconoscenza alla Madonna per averci salvato da tanti pericoli e quindi abbiamo il dovere di cooperare per questa grande e bella costruzione, che testimonierà nei secoli l’opera nostra e il nostro amore alla Madonna. Ma è specialmente la chiesa delle vocazioni, perché sarà centro di preghiera per ottenere sante e buone vocazioni sacerdotali e religiose».

Precetto-invito

Un anno e mezzo dopo don Alberione scriveva: «È... la chiesa delle vocazioni, perché è la Regina degli apostoli che ha la missione di formare i sacerdoti e le anime religiose per l’apostolato, che eserciteranno poi in patria o in terra di missione. In questa chiesa specialmente si adempirà il precetto-invito del Divino Maestro: "Pregate il Padrone della messe che mandi buoni operai per la mietitura"».

E benedicendo la «gara di amore, di preghiere, di cooperazione» da parte di tutti per le nuove iniziative, e «specialmente per le case di formazione dei sacerdoti», don Alberione assicura: «Sarà appunto la Madre che darà vocazioni più belle e più numerose e meglio formate, se l’onoriamo, l’amiamo, la preghiamo».

Un segreto

Per don Alberione, la devozione a Maria regina apostolorum «è un segreto per ottenere le vocazioni; poiché la Madre di Gesù farà entrare nelle famiglie la santa ambizione di dare al Signore almeno un figlio od una figlia».

Giovanni Perego, ssp
   
  

Un vescovo ai presbiteri

Copertina del volume: Lettera ai sacerdoti.Ecco uno scritto davvero interessante di mons. Giancarlo Maria Bregantini, css, già vescovo di Locri-Gerace, arcivescovo di Campobasso-Boiano (Lettera ai sacerdoti, Paoline 2010, pp. 168, € 14,00).

Sviluppato in tre parti, l’elaborato mette in evidenza come il sacerdote, alter Christus, è uno che vive radicato nella storia; è uno che si fa fulcro e promotore di relazioni; è uno che si rende fecondo di frutti dello Spirito.

«Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina», diceva il Curato d’Ars.

È una consapevolezza necessaria da riproporre nella Chiesa oggi.

s.b.

 

Giuseppe di Nazaret e il beato don Giacomo Alberione

Come parlare del Santo silenzioso per eccellenza? Non mancano buoni testi di teologia, di spiritualità e di benemerita letteratura devozionale.

Il Santo ha molto da dire se interrogato sulle sue scelte di vita, sui valori in cui ha creduto e per i quali ha speso la sua esistenza.

Don Giacomo Alberione (C. Bruno, San Giuseppe nella spiritualità del beato don Giacomo Alberione, Vivere In 2009, pp. 180, € 10,00) ha adottato un metodo per parlare o, meglio, per donare Copertina del volume: San Giuseppe nella spiritualità del beato don Giacomo Alberione. la personalità di san Giuseppe ai suoi discepoli e alle sue discepole. Non è un metodo esplicitamente formulato nei suoi scritti, ma una guida metodica che da essi si ricava.

Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica Redemptoris Custos (1989), ci invita a riprendere coscienza di una devozione che è sempre stata viva nella Chiesa: «Ispirandosi ai Vangeli, i Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello»
(n. 1).

Allo stesso modo don Alberione interpreta l’ordine del Faraone che manda i suoi fratelli da Giuseppe; e dirà sovente che è volere di Dio che Giuseppe sia mediatore tra noi e il Padre, tra noi e il Figlio, tra noi e Maria.

Don Alberione, per onorare questo Santo, scelse il nome Giuseppe quando il 5 ottobre 1921, insieme al beato don Timoteo Giaccardo e ai primi discepoli che lo avevano seguito, emise la professione religiosa; e ha inculcato nei suoi figli una particolare devozione a san Giuseppe, per cui tale devozione ha stretti legami con la spiritualità paolina.

Nella coroncina, che compose perché fosse recitata il primo mercoledì del mese, mette in risalto vari aspetti di questa devozione: l’aspetto cristologico (la forte intimità che san Giuseppe visse con Gesù), l’aspetto pedagogico (svolse con responsabilità il suo compito di educatore), l’aspetto sociale (è il santo della Provvidenza, patrono dei lavoratori), l’aspetto familiare (fu esemplare nelle virtù sociali e familiari, vero modello di ogni famiglia cristiana), l’aspetto ecclesiale (è invocato come protettore della Chiesa universale), l’aspetto apostolico (fu uno dei primi cooperatori che Gesù scelse per collaborare alla salvezza dell’umanità) e l’aspetto escatologico (è protettore dei moribondi).

v.f.