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N. 5 maggio 2010
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Maria
nell’arte
di BRUNO SIMONETTO, ssp Il
"Magnificat" dei
secoli Il
titolo della nuova serie del cosiddetto "Quartino" intende
riferirsi ad ogni forma artistica che ha cantato, in due millenni di
storia cristiana, la "bellezza" della Madre del Signore: nella
letteratura, nella pittura, nella scultura e architettura, nella musica,
nel cinema e nelle diverse altre espressioni a queste materie collegate,
come l’innologia, le miniature, il teatro… Il "Progetto editoriale" che presentiamo prende in considerazione il vastissimo campo delle espressioni artistiche che hanno cantato nei due millenni di cristianesimo la "bellezza" e la "grandezza" di Maria: un inno ininterrotto di glorificazione della Madre del Signore, come lei stessa aveva vaticinato: «…tutte le generazioni mi proclameranno beata» (Lc 1,48). Non si tratta, peraltro, di impostare qui un’opera enciclopedica; anche se i materiali desumibili dalle varie tipologie dell’arte sono di una ricchezza pressoché inesauribile:
Tutti i grandi momenti del mistero mariano (l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività... sino all’Assunzione), come tutte le feste liturgiche in onore della Vergine, sono stati e sono sempre oggetto di composizioni, cantate e strumentali: e chi non conosce le celebri antifone antiche e universali, come l’Ave Maris Stella, la Salve Regina, Regina Coeli, Magnificat o, semplicemente, l’Ave Maria, che da sempre la Chiesa monastica ed il popolo cristiano in preghiera, a Oriente come ad Occidente, cantano, quotidianamente, a tutte le Ore dell’Ufficio divino? All’epoca di san Gregorio Magno, papa del VI secolo, nella Chiesa latina il canto si espande largamente con gli inni di san Venance Fortunat. Gli si deve, tra l’altro, il Pange Lingua e il Vexilla Regis; e nello stesso tempo la Chiesa bizantina canta il mistero mariano attraverso celebri realizzazioni polifoniche e inni, tra i quali il famoso Acàtisto a Maria (VI secolo). Alla fine dell’XI secolo, con la riforma gregoriana, si ha una grande fioritura del canto gregoriano, tesoro della Chiesa latina. È soprattutto a partire da tale riforma di papa Gregorio VII, alla fine dell’XI secolo, che nasce in Occidente il "canto pieno" detto gregoriano, con brani, inni, antifone e altre cantiche dedicati a Maria. Per quanto concerne le opere polifoniche e strumentali, queste iniziano principalmente con Guglielmo di Machaut, nel XIV secolo, con le prime Messe polifoniche in onore della Vergine.
Nei secoli XV e XVI, grandi compositori del Nord Europa, come John Dunstable, William Dufay, Joaquin des Près, composero Messe e altri oratori che sono veri e propri capolavori dedicati alla Vergine. Nell’Europa del Centro-Sud, il Rinascimento è in pieno splendore e anche compositori come Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roland de Lassus o Thomas de Victoria composero Messe e altri pezzi polifonici su temi mariani. Nel XVIII secolo, la musica sacra si secolarizza in Occidente. Perciò, fin dalla fine del XVII secolo, una certa desacralizzazione dei temi appare nell’ispirazione musicale, anche se la Vergine continua ad essere fonte di capolavori. Ma è nel XVIII secolo che si assiste ad una vera secolarizzazione della musica sacra. Ciò nonostante, Maria è sempre presente nei temi musicali dei maggiori musicisti dell’epoca: Bach, Mozart, Rossini, Haydn, Schubert, Gounod, Brahms... Nel XX secolo si rinnova il canto a Maria, che è sempre fonte di ispirazione presso musicisti e compositori: si ricordino, ad esempio, Francis Poulenc, Darius Milhaud, Arnold Schönberg, Giancarlo Menotti, Krzysztof Penderecki, Ernesto Halfter, ecc.; ma anche nella canzone popolare esiste una tradizione latina e italiana, una tradizione tedesca, una spagnola, una anglosassone e quella francese; ultimamente, assistiamo anche ad una vera tradizione africana e asiatica di canti a Maria. Tradizioni popolari che l’attuale incremento dei pellegrinaggi e delle Giornate mondiali della gioventù ha risvegliato in pieno secolo XX e rilanciato potentemente agli albori del III millennio... Allo stesso tempo, l’antica tradizione degli inni mariani della Chiesa d’Oriente è tornata a rifiorire sempre più viva e intensa.
Sono stati realizzati alcuni lungometraggi specificatamente concernenti la Vergine, tra i quali il film francese di Jean Delannoy, Marie de Nazareth. I primi film nei quali è stato evocato il mistero mariano sono stati, però, quelli che hanno portato sugli schermi la vita di Gesù, come il famoso La Passione secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, che ricevette il premio speciale della giuria al Festival di Venezia nel 1964 o, più recentemente, il film americano Gesù di John Heyman, premiato al Festival di Cannes. Scritto attingendo dal Vangelo secondo Luca, è il più ricco di riferimenti alla Vergine Maria ed è stato tradotto in più di 400 idiomi; visto, si calcola, da almeno un miliardo di spettatori nel mondo... Un classico è Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli del 1977, con l’indimenticabile interpretazione della figura di Gesù, ad opera dell’attore Robert Powell, e di Maria, interpretata dall’attrice Olivia Hussey. Sempre a titolo di esemplificazione, va citato inoltre il film La Passione dell’americano Mel Gibson, uscito nel 2004, nel quale è illustrato, in maniera memorabile, il cammino di Gesù verso il Calvario accompagnato da sua Madre. Anche questo film ebbe un immenso successo popolare. Alla LXVI Mostra del cinema di Venezia del 2009 è stato presentato il film Lourdes di Jessica Hauser, da qualche mese in uscita nelle sale cinematografiche. Non è un film mariano nel senso tecnico del termine; ma tratta il tema dei miracoli nei luoghi delle apparizioni della Vergine. Ci sono, infine, fiction televisive, documentari (come il fortunato lungometraggio Mater Dei della Sampaolofilm, primo film italiano a colori, del 1954), dvd (come Il volto di Maria nell’arte della Medusa Film).
Come scrive alla "voce" Arte / Iconologia del Nuovo Dizionario di Mariologia (Edizioni San Paolo, pp. 124ss) mons. Pietro Amato, «l’iconografia della Madre di Dio fa parte della storia, della vita, del pensiero teologico e liturgico della Chiesa». E – riportando un pensiero di Giovanni Paolo II, secondo il quale «man mano che si assimilano i contenuti del linguaggio figurativo, si accede alla rivelazione di una realtà interiore, che i credenti d’ogni tempo hanno affidato a noi tutti, quale voce di fede e presenza del Cristo e della sua Chiesa» – osserva che se nella Chiesa la liturgia esprime una teologia (Lex orandi, lex credendi), non diverso né minore è il ruolo che occupa l’immagine sacra. Ora, la figura di Maria, a somiglianza di quella di Cristo, si pone nella storia dell’arte religiosa al centro della produzione iconografica. E proprio per indicare l’espressione di fede nella divina maternità di Maria, fin dai primi secoli del cristianesimo l’arte raffigura costantemente la Vergine-Madre con il Dio bambino tra le braccia. Così è, ad esempio, nelle iconografie catacombali. Altra caratteristica dell’arte dei primi secoli dell’èra cristiana è la raffigurazione di Maria come Vergine orante, "tipo" della Chiesa. Si arriva poi alla cosiddetta "Arte trionfale" del post-Concilio di Efeso (431) che con la proclamazione della divina maternità di Maria dà origine a tutta una produzione artistica, con chiese consacrate alla Madonna in tutto il mondo cristiano, dove il titolo ripetitivo Sancta Maria si relaziona a quello greco della Theotókos. I mosaici e gli archi "trionfali" di Santa Maria Maggiore in Roma ne sono un significativo esempio. Poi c’è la grande stagione dell’iconografia bizantina, con la minuziosa cura del "ritratto" che – dovendo riprodurre il prototipo da adorare o venerare – deve ispirarsi a princìpi di alta spiritualità. E così, a partire dall’XI secolo, Bisanzio diffonde la sua arte e i suoi canoni nel mondo slavo ai Paesi dell’Est e in Occidente, da Venezia alla Sicilia. Nascono intanto quei capolavori dei codici miniati, mai abbastanza ammirati in ogni tempo. Un capitolo a parte merita lo studio del Medioevo occidentale, quando – a partire dal XII secolo – un’ondata di devozione mariana invade l’intera Europa e si assiste ad uno slancio di amore verso la Vergine che non ha precedenti. E ciò grazie anche alla diffusione della devozione mariana ad opera degli Ordini religiosi, a iniziare dai Premostratensi e dai Cistercensi. Si sa bene, del resto, che nella spiritualità religiosa medioevale Maria è un punto sicuro di riferimento. Tutto questo non poteva non avere il "corrispettivo" di espressioni artistiche che cantassero la gloria della Santa Vergine: dall’iconografia all’architettura di stupende cattedrali gotiche a lei dedicate, dalla pittura alla produzione statuaria. Nel Rinascimento, la cultura figurativa si evolve per l’improvvisa e appassionata ricerca del bello, dovuta alla riscoperta della bellezza classica. La Vergine, una donna piena di grazia anche in senso fisico, è in primo piano. Gli episodi e i titoli o verità mariane sono narrati liberamente, almeno fino alla crisi spirituale dell’Europa cristiana, segnata dai tempi della Riforma e della Controriforma del sec. XVI. A partire dalla metà del ’700, l’epoca moderna e contemporanea si caratterizza come una ricerca di conservatorismo estetico e sentimentale, più che di qualità creativa, mostrando una estrema cautela nel recepire le novità figurative. Sono, comunque, secoli di produzione feconda di grandi opere pittoriche, di statue maestose, di riproduzioni in serie di opere d’arte figurativa. (Per l’arte mariana nel nostro tempo, si veda, ad esempio, il volume La Madonna nell’arte contemporanea , Aa.Vv., Il Cigno GG Editore).
Al riguardo, basterebbe ricordare – tra l’enorme quantità di volumi che trattano questo argomento – l’opera enciclopedica Testi mariani del primo Millennio (voll. 4) e Testi mariani del secondo Millennio (voll. 8) dell’editrice Città Nuova. Ci limitiamo a riportare, per informazione, il piano dell’opera:
Nella Premessa alla "voce" Letteratura del già citato Nuovo Dizionario di Mariologia (pp. 661ss) il prof. di letteratura mariana nella pontificia facoltà teologica Marianum di Roma G. Francini dei Servi di Maria scrive: «Nell’arco di tempo otto volte secolare della letteratura italiana è difficile trovare un poeta grande o mediocre che non abbia inverato la profezia del Magnificat con un canto alla Vergine Maria». Non solo i poeti; ma quasi tutti gli autori riportati nelle antologie della storia della nostra letteratura hanno scritto sulla Vergine Maria. La Vergine è la figura centrale che alimenta la pietà, la carità e la devozione popolare, ma anche figura ispirativa di opere d’arte, dipinti, sculture, canti, laudi, sonetti, poesie e racconti. Dopo Cristo, è certamente Maria la figura che ha dato più vita alla creatività artistica anche sul piano letterario. Sempre per esemplificare, citiamo il libro Maria nella letteratura d’Italia (Lev, 2009), che Neria di Giovanni ha scritto per mettere insieme alcune delle migliori espressioni letterarie sulla figura della Vergine, dal volgare del Duecento fino al Duemila. Già da questa raccolta emerge la passione per la Madre di Gesù, che si eleva attraverso le laudi, le rime, i canti e gli scritti di un centinaio di autori: da Francesco d’Assisi a Pier Paolo Pasolini, da Dante Alighieri a Paolo VI, da Francesco Petrarca ad Alfonso Maria de’ Liguori, da Giovanni Boccaccio a Silvio Pellico, da Lorenzo de’ Medici a Giovanni Pascoli, da Alessandro Manzoni a Giovanni Papini, da Antonio Fogazzaro a Trilussa, da Torquato Tasso a Luigi Orione… Bruno Simonetto, ssp |
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