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N. 8 agosto - settembre 2010
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Studi e ricerche di SALVATORE M. PERRELLA osm Maria
e i sacerdoti Pietà liturgica e pietà
popolare: quando «si sradicò senza piantare e si demolì senza
ricostruire». Paolo VI (1963-1974), il grande e tenace prosecutore del Concilio, colui che ha avuto la pesante responsabilità di guidare i primi difficili, ma entusiasmanti, passi della sua recezione dottrinale e pastorale, si è interessato con grande convinzione, congruità e originalità alla questione mariana. In questo periodo qualcuno denunziava una sorta di «epoca mariana glaciale»; ma non vi era crisi né contestazione negli atteggiamenti cultuali della maggioranza dei fedeli, i quali continuavano a venerare con amore la Vergine e a ricorrere costantemente alla sua materna sollecitudine, a utilizzare le tradizionali pratiche di devozione e ad affollare i suoi santuari.
In alcuni ambienti e persone appartenenti al mondo teologico e accademico, si passava in più occasioni con troppa disinvoltura dall’enfatico De Maria numquam satis, in voga nell’epopea pre-Vaticano II, ai disincantati se non ostili De Maria numquam o al De Maria satis post-conciliari! La crisi possedeva essenzialmente connotazioni intellettuali; in tale contesto di (parziale o totale) afasia mariana, in alcuni ambienti e da alcuni autori, scrive il documento dei frati Servi di Maria Fate quello che egli vi dirà, del 1983, si osserva che «furono messe in risalto numerose carenze nelle forme espressive della pietà mariana, soggette inevitabilmente all’usura del tempo e ai mutamenti della temperie culturale, ma non ci si dispose – salvo poche eccezioni – a sostituire le forme decadute con altre più efficaci e più attuali». Nel campo degli esercizi mariani, prosegue il documento, «furono contrapposte, anziché armonizzate (cf Sacrosanctum Concilium, 13; Marialis cultus, 31), le espressioni della pietà liturgica a quelle della pietà popolare; furono abbandonati, per i loro difetti formali, pii esercizi e pratiche che pur contenevano valori perenni. Senza esagerazione si può dire che, in questo campo, si sradicò senza piantare e si demolì senza ricostruire». Paolo VI, con sapienza e pazienza, contribuì molto a far superare il guado della crisi che attanagliava la Chiesa. Dal punto di vista pastorale si deve molto a questo grande Pontefice in ordine al rinnovamento della talora contestata pietà mariana ecclesiale e popolare.
Su tale versante menzioniamo la grande opera da lui svolta per l’inclusione della dottrina mariana nel documento sulla Chiesa del Concilio vaticano II e la giustificazione teologica che ne fece; la solenne proclamazione di Maria a Madre della Chiesa compiuta in aula conciliare il 21 novembre 1964. Citiamo i suoi importanti documenti mariani quali l’esortazione apostolica Signum magnum, del 13 maggio 1967, la Sollemnis professio fidei, più comunemente conosciuta come Credo del popolo di Dio, del 30 giugno 1968, ove si riafferma con vigore e chiarezza i punti essenziali della fede messi in dubbio o contestati o riletti in modo non conforme in un tempo di contestazione, ma anche di aggiornamento ecclesiale; negli articoli 14 e 15 della Professio il Papa condensa e conferma anche la dottrina mariana, a partire dal dogma efesino del 431 a quello della verginità perpetua del 649, ai dogmi moderni sanciti ex cathedra da Pio IX nel 1854 e da Pio XII nel 1950, alla dottrina comune riguardante la cooperazione di Maria alla salvezza di Cristo riaffermata e autorevolmente chiarita dal Vaticano II (cf Lumen gentium, 60-63); non si può trascurare l’esortazione apostolica Marialis cultus, del 2 febbraio 1974, ove si è voluto proporre una sapiente ed efficace trattazione teologico-liturgica finalizzata a mettere in luce il posto che la Madre di Gesù possiede nel culto liturgico e popolare della Chiesa. Salvatore
M. Perrella D. Barsotti, Le responsabilità dei preti, San Paolo 2010, pp. 222, € 13,00; P.J. Cordes, Perché sacerdote? Risposte attuali con Benedetto XVI, San Paolo 2010, pp. 256, € 14,00; D. Coletti, Vivere da prete. La forma cristiana della vita sacerdotale, Àncora 2010, pp. 144, € 12,00.
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