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N. 8 agosto - settembre 2010
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Famiglia
Paolina - Don
Giacomo Alberione e Maria
Un
culto specialissimo «Di essa (la Vergine santa) si
deve credere che fu sempre l’ispiratrice, la protettrice di ogni
apostolato della parola e della penna». Nella mariologia alberioniana, tra gli aspetti messi maggiormente in evidenza, vi è la dimensione apostolica. Don Giacomo Alberione volle che la devozione e il culto alla Regina degli apostoli fossero praticati da ogni apostolo e divenissero fonte di ispirazione e di ministero efficace nell’esercizio di ogni apostolato. «La "Regina apostolorum". Di essa si deve credere: che fu la Madre dell’Apostolo del Padre, il Verbo divino; che divenne Madre e Maestra e Regina di ogni apostolato nella nascita di Gesù loro capo; che tale fu proclamata sulla croce; che tale si mostrò con gli Apostoli, specie nella Pentecoste; che fu sempre l’ispiratrice, la protettrice di ogni apostolato della parola e della penna, e la formatrice degli apostoli di ogni luogo e tempo» (Donec formetur..., 1932, pp. 96-97). In particolare egli, fin dai primi anni di sacerdozio, aveva posto la devozione e il culto a Maria madre, maestra, regina degli apostoli e dell’umanità, in stretta relazione con l’apostolato degli strumenti della comunicazione sociale. Non solo, ma come professore di teologia insegnava una pastorale che assumesse i mezzi nuovi d’informazione precedendo la scelta che la Chiesa intera più tardi avrebbe fatto propria, raccomandandola come essenziale ed urgente a tutti gli operatori della pastorale.
Doveri particolari Nel libro Apostolato Stampa (1933) tutta l’economia della salvezza, quindi anche la sua dimensione mariana, è considerata come oggetto specifico dell’apostolato della Famiglia paolina, cioè come impegno di annunciare la salvezza a tutte le genti con l’uso degli strumenti della comunicazione sociale, che il progresso umano mette nelle mani dell’apostolo e del pastore di anime: «L’apostolo della stampa verso la santa nostra Regina, madre e maestra, ha uffici speciali. Anzitutto deve conoscere, imitare, pregare Maria: occorrendogli anzi una speciale conoscenza, virtù, spirito di pietà, è necessario che abbia per la Madonna un culto specialissimo. Inoltre: tutto il creato essendo sotto il potere, la sapienza, la grazia di questa Regina, e dovendo dalla sua pienezza tutti ricevere, bisogna che ogni passo, ogni studio, ogni scritto, ogni movimento lo faccia: per Maria, in Maria, sull’esempio di Gesù maestro: farci figli di Maria come si è fatto il Divin Figlio. L’esempio di Gesù forma una legge divina. Dio è nostro modello: e come egli operò mettendo tutto in Maria, così conviene operiamo noi stessi. Tutti i dottori da lei impararono (san Bernardo, san Tommaso); per lei si fecero santi (sant’Alfonso, san Francesco di Sales); a lei consacrarono le penne (san Bonaventura, san Giovanni Damasceno)». In Oriente Durante il suo primo viaggio in Oriente (1949), don Alberione sente più viva questa esigenza di formare nuovi apostoli ai piedi di Maria. Perciò da Allahabad (India), invia alla redazione del San Paolo una relazione, frutto del suo "giornale di viaggio", che testimonia come il suo pensiero sia rivolto al Santuario in costruzione: «Il santuario Regina apostolorum dev’essere centro orante per tutte le vocazioni: dei portatori di Cristo, come la Vergine dopo l’Annunciazione alla casa di Zaccaria; come i Dodici trasformati in apostoli. Per la Chiesa, con la Chiesa e nella Chiesa. La divozione a Maria, regina degli apostoli e di ogni apostolato, appare sempre più necessaria e fruttuosa».
Chi vuole apostoli... Qualche anno dopo, rivolgendosi a tutti coloro che hanno da compiere un apostolato, insiste: «La divozione a Maria regina degli apostoli deve essere sempre più diffusa. Al cuore di Maria fu immensamente gradito l’essere chiamata madre del Figlio di Dio incarnato. Ma, subito dopo, l’omaggio e le preghiere più accette sono quelle degli apostoli. Chi vuole apostoli per esercitare l’apostolato fruttuosamente, e non li chiede a Maria, pretende di "volar sanz’ali". Chi vuole essere apostolo e non fa entrare nella sua vita Maria, si priva di un aiuto indispensabile». Discepola e maestra Questo necessario riferimento alla Vergine, don Alberione lo estende a tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa e indica nel santuario Regina apostolorum il luogo dove Maria si mostra particolarmente madre e maestra per ogni apostolo e per tutti gli apostolati. Nel San Paolo di novembre-dicembre 1959, sotto il titolo Maria: discepola e maestra, don Alberione offre una visione suggestiva e sintetica della sua idea sul ruolo della Madonna accanto a Gesù maestro e redentore dell’umanità. Con riferimenti a fonti diverse, egli chiama la Vergine: Madre della Chiesa; Madre, Maestra e Regina degli apostoli; Vaso della Divinità; Regina del mondo; Madre spirituale di tutti gli uomini; Madre dell’umanità; ecc. Ma considera soprattutto la Madonna come discepola di Cristo, maestra che conduce a Gesù, modello di santità e di azione apostolica per ogni consacrato e soprattutto per ogni educatore. Tre conclusioni La seconda parte del lungo articolo propone tre conclusioni: «Il discepolo può imparare dall’alunna Maria a lasciarsi umilmente formare dal Maestro che insegna, che precede, che ama, che prega per lui. Il maestro non metta mai fine al suo insegnamento ed a utilizzare i mezzi moderni più efficaci e rapidi per diffondere il messaggio divino. Nella Chiesa tutti sono chiamati a qualche apostolato e tutti nella Cresima ricevono le grazie per compierlo: apostolato della preghiera, del buon esempio, della sofferenza, delle edizioni, delle vocazioni, ecc. Tutti possono contribuire all’edificazione del Corpo mistico di Gesù Cristo». Giovanni Perego, ssp
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