Madre di Dio

 

 

N. 11 dicembre 2010

 Fidarsi di Dio

 Le nostre lacrime
   Madì Drello

«Andiamo fino a Betlemme!»
   Giovanni Ciravegna

"Sede della Sapienza..."
    Luciano Pacomio

Un’incarnazione che continua
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

L’umile serva innalzata e incoronata
   Stefano De Fiores

«Al cuore della vita cristiana»

La Vergine nel mistero della santa Natività
  
Sergio Gaspari

La prima "buona notizia"
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Un Natale d’amore
  
Giuseppe Maria Pelizza

«Un esempio mirabile»
  
Luigi M. De Candido

Una vicenda straordinaria
   Renzo Allegri

Finanziere, eremita, presbitero
   Maria Di Lorenzo

Scoprire la vicinanza del Padre
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

La Madre di Dio nella musica
  
 Franco Careglio

Madre di Dio n. 11 dicembre 2010 - Copertina

 

 

 Celebrando il Signore lodiamo Maria

 
di SERGIO GASPARI, smm
  

La Vergine nel mistero della santa Natività
   

«Ma chi scopre il Figlio di Dio incarnato, incontra la Madre. E la Madre manifesta il Figlio».
  

Nelle Chiese protestanti, ma in parte altresì nella Chiesa cattolica, soprattutto verso la fine dell’Anno santo del 2000, si fece notare che la Vergine Maria era diventata la protagonista indiscussa dell’Anno giubilare. La "presenza debordante", il "presenzialismo e la sovraesposizione" della Madre, "la Star del Giubileo", stava oscurando la figura centrale ed unica del Figlio salvatore.

Ma Giovanni Paolo II l’8 ottobre del 2000, affidando il mondo del terzo millennio alla Vergine, così pregava: «Tu (Maria), sei splendore che nulla toglie alla luce di Cristo, perché esisti in lui e per lui». Del resto, per l’incarnazione del Figlio, Dio non «si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna»? (Redemptoris Mater = RM46). E poi la Madre è così intimamente unita al Figlio – precisa san Luigi Maria di Montfort – che «sarebbe più facile separare la luce dal sole che Maria da Gesù» (Trattato della vera devozione a Maria Vergine = VD 247). L’impareggiabile promotore e strenuo difensore dell’Immacolata Concezione, Giovanni Duns Scoto (+1308), "doctor subtilis", si rivelò sia il "doctor Verbi incarnati" sia il "doctor marianus".

Chi scopre il Figlio di Dio incarnato, incontra la Madre. E la Madre manifesta il Figlio. Nell’illustrare «la mariologia, luogo ermeneutico per la conoscenza del mistero cristiano», R. Guardini nel 1949 scriveva: «Vogliamo conoscere un albero nella sua natura? Guardiamo in terra, dove giacciono le sue radici. Dalla terra sale a lui la linfa: al tronco, ai rami, ai fiori, ai frutti. Così è ben giusto spingere lo sguardo nel terreno e nel fondo, onde si eleva la figura del Signore: Maria sua madre».

Soprattutto a Natale la Chiesa rivolge il suo sguardo orante e grato a colei che «diede alla luce il suo Figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia» (Lc 2,7) per svelarne il mistero divino ai pastori, ai Magi... e in loro a tutti i popoli della terra.

Ignoto, L'annuncio del Natale fatto ai pastori (sec. XII), chiesa di san Martino, Zillis (Cantone dei Grigioni, Svizzera).
Ignoto, L’annuncio del Natale fatto ai pastori (sec. XII), chiesa di san Martino,
Zillis (Cantone dei Grigioni, Svizzera – foto Bonotto).

1 Natale del Signore. Benedetto XVI all’Angelus del 21 dicembre 2008 predicava: il Natale «ci fa rivivere il momento decisivo in cui Dio bussò al cuore di Maria». Grazie al suo cuore docile e generoso, annotava sant’Eleuterio (+532), la «stella ci ha dato il Sole»: la creatura ha generato il Creatore. Così l’infinita lontananza di Dio si è fatta per noi infinita vicinanza. In un discorso sulla Natività di Gesù, san Bernardo (+1153) predicava: «Dio era assolutamente incomprensibile, inaccessibile e inimmaginabile. Ma allora volle diventare comprensibile, visibile e immaginabile. Come?, mi chiedi tu. Ti rispondo: Al presepio, nel seno verginale della Madre sua». Nel cercare il Figlio, trovi la Madre. Pertanto, raccomanda il Montfort: «Cerca di capire il Figlio, se vuoi comprendere la Madre. Ella è la degna Madre di Dio!» (VD 12). E Giovanni Paolo II aggiunge: «Solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il suo (Maria) mistero» (RM 4).

Ma se la Madre è «singolare testimone del mistero di Gesù» (RM 26), allora «cerca di capire la Madre per capire il Figlio», poiché «la Chiesa..., sin dal primo momento, "guardò" Maria attraverso Gesù, come "guardò" Gesù attraverso Maria» (RM 26). Parlando degli eretici che negavano Maria "madre di Dio, sant’Agostino (+430) concludeva: se la Madre è fittizia, è fittizia anche la carne di Cristo e altresì la sua morte di redenzione. San Tommaso d’Aquino (+1274) metteva in guardia da un duplice pericolo: essendo l’umanità di Gesù legata alla maternità verginale di Maria, qualora si sbagliasse sulla Madre l’errore si riverserebbe sul Figlio, come se si sbagliasse sul Figlio l’errore ricadrebbe sulla Madre.

A. della Corna, Sacra Famiglia e san Giovannino (sec. XV), museo civico Ala Ponzone, Cremona.
A. della Corna, Sacra Famiglia e san Giovannino (sec. XV), museo civico Ala Ponzone, Cremona (foto Bonotto).

2 Settimana mariana post­natalizia. Come l’Avvento, anche il tempo di Natale richiama continuamente la figura della Vergine Madre. La Chiesa latina in Avvento­Natale celebra due settimane mariane: quella prenatalizia (17­24 dicembre) e quella post­natalizia (Ottava di Natale). Natale è come incastonato tra due settimane mariane, che sono una continua contemplazione del mistero della Vergine Madre.

Paolo VI precisava: «Il tempo di Natale costituisce una prolungata memoria della maternità divina, verginale, salvifica, di colei la cui "illibata verginità diede al mondo il Salvatore" (Communicantes di Natale e dell’Ottava, Preghiera eucaristica I): infatti, nella solennità del Natale del Signore, la Chiesa, mentre adora il Figlio, ne venera la Madre gloriosa» (Marialis cultus = MC 5). A Natale si attua pienamente il principio liturgico­mariano: «Mentre celebriamo il Figlio, veneriamo la Madre» (inno Akàthistos, stanza XXIII), o anche: «Celebriamo la festa di Maria, inneggiamo al Signore» (antifona all’invitatorio del Comune BVM e Memoria di Santa Maria in sabato).

3 Santa Famiglia (domenica fra l’Ottava di Natale). Avvolta di pura luce natalizia, «la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe» contempla il mistero del Figlio di Dio che si è fatto uomo come noi, inserendosi nel contesto di una famiglia umile, quella di Maria e di Giuseppe, e abitando in una casa semplice e povera, quella di Nazaret.

Ignoto umbro, Sacra Famiglia con Angeli (sec. XVII), Pinacoteca comunale, Deruta (Perugia).
Ignoto umbro, Sacra Famiglia con Angeli (sec. XVII), Pinacoteca comunale, Deruta (Perugia – foto Bonotto).

Il Vangelo della Messa narra del Bambino presentato al Tempio. In questa offerta olocaustica, con sua Madre e Giuseppe, Gesù consacra al Padre celeste la famiglia umana. È avvenuto un mirabile scambio: il Signore è entrato nella famiglia umana per fare di noi membri della sua Famiglia celeste. Ma tale scambio è segnato da un duplice sacrificio, quello del Figlio e quello della Madre: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima». Si evidenzia che l’incarnazione non fu soltanto opera della volontà salvifica del Padre attuata dall’obbedienza sacrificale del Figlio, ma anche opera della volontà e della fede di Maria.

Caterina da Siena (+1380) pregava: «O Maria, benedetta sia tu, fra tutte le donne... ché oggi tu ci hai dato della farina tua». Nel pane eucaristico, frutto sacramentale dell’offerta pasquale di Cristo, la Chiesa riscontra la "farina", l’offerta olocaustica della Madre. Ecco perché, secondo I. Schuster, quando facciamo la Comunione eucaristica la Vergine «riconosce in noi qualche cosa che è sua e che le appartiene».

4 Maria santissima madre di Dio (1° gennaio). In questa solennità, ritenuta la più antica memoria mariana della Chiesa di Roma, la liturgia "magnifica" la Vergine quale «Madre del Cristo e di tutta la Chiesa» (orazione dopo la Comunione) e invita «a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per la Madre santa» (MC 5).

Miniatore padovano, Madonna con il Bambino e i Re Magi (sec. XIII), Biblioteca del Palazzo patriarcale, Udine.
Miniatore padovano, Madonna con il Bambino e i Re Magi (sec. XIII), Biblioteca del Palazzo patriarcale,
Udine (foto Bonotto).

Il dogma della maternità divina giustifica questo assioma: «Pur non essendo il centro, (Maria) è però centrale nel cristianesimo: è nel cuore del mistero dell’Incarnazione e dell’ora di Cristo sul Calvario». Si comprende la riflessione del card. J. Ratzinger a Loreto il 7.3.1988 sul culto dovuto alla Vergine: «La Chiesa trascura qualcosa di quella che è la sua missione se non loda Maria. Essa (Chiesa) si allontana dalla parola biblica, se in lei viene meno la venerazione di Maria. Allora essa in realtà non onora più neppure Dio nel modo che gli si addice... Allora trascuriamo qualcosa di lui che non può essere trascurato. Che cosa propriamente? La sua maternità, potremmo dire in una prima approssimazione, che si manifesta nella madre del Figlio in modo più puro e diretto che non in qualsiasi altro luogo».

5 Epifania del Signore (6 gennaio). Nella Solennità dell’Epifania, la Chiesa «mentre celebra la vocazione universale alla salvezza, contempla la Vergine come vera Sede della Sapienza e vera madre del Re, la quale presenta all’adorazione dei Magi il Redentore di tutte le genti (cf Mt 2,11)» (MC 5).

Sant’Ambrogio di Milano (+397) precisava: «Maria è il tempio di Dio, non il dio del tempio». Ma proprio in quanto tempio santo di Dio, i fedeli in lei si radunano, come attorno alla propria Madre, per contemplare, ascoltare, adorare e offrirsi al Figlio salvatore.

La Madre dell’eterno Re gode di una grandezza unica: «Come lei non è stata e non sarà nessuna», prega la Chiesa nelle Lodi, antifona III del 1° gennaio. Allora nel celebrare il Figlio, dobbiamo onorare la Madre, e onorando la Madre glorifichiamo il Figlio.

Sergio Gaspari