Madre di Dio

 

N. 11 dicembre 2010

 Fidarsi di Dio

 Le nostre lacrime
   Madì Drello

«Andiamo fino a Betlemme!»
   Giovanni Ciravegna

"Sede della Sapienza..."
    Luciano Pacomio

Un’incarnazione che continua
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

L’umile serva innalzata e incoronata
   Stefano De Fiores

«Al cuore della vita cristiana»

La Vergine nel mistero della santa Natività
  
Sergio Gaspari

La prima "buona notizia"
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Un Natale d’amore
  
Giuseppe Maria Pelizza

«Un esempio mirabile»
  
Luigi M. De Candido

Una vicenda straordinaria
   Renzo Allegri

Finanziere, eremita, presbitero
   Maria Di Lorenzo

Scoprire la vicinanza del Padre
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

La Madre di Dio nella musica
  
 Franco Careglio

Madre di Dio n. 11 dicembre 2010 - Copertina

 

 

 

 

 Maria, maestra di sequela

 
di LUIGI M. DE CANDIDO osm

«Un esempio mirabile»
   

Beata Maria Vergine del buon rimedio: è il titolo che riassume i segni cultuali dell’Ordine della Santissima Trinità.
  

Sono due i santi che hanno dato vita all’Ordine cavalleresco della Santissima Trinità: il prete provenzale Giovanni de Matha (ca. 1154­1213) e l’eremita di Cerfroid Felice di Valois (ca. 1130­1212).

Liberare i cristiani catturati dai saraceni e ridotti in servitù a rischio di abiurare era lo scopo della nuova istituzione. La regola primitiva (1198) e le redazioni successive si aprono con l’affermazione di fede «nel nome della santa e individua Trinità».

Le Costituzioni vigenti dal 1985 esordiscono affermando che i frati «si consacrano con titolo speciale alla Trinità». La Santa Trinità è l’anima nella vita del Trinitario, nonché del suo servizio «di carità e di redenzione alle persone afflitte da particolari difficoltà per aiutarle, specialmente nella fede, e ai poveri». La sequela «più da vicino di Cristo redentore» costituisce una visibilità della consacrazione "speciale" alla Santa Trinità.

R. Taurigny, La Santissima Trinità (1558­1566), coro maggiore della Basilica di santa Giustina, Padova.
R. Taurigny, La Santissima Trinità (1558­1566), coro maggiore della Basilica di santa Giustina, Padova (foto Bonotto).

Siffatta identità "trinitaria" dell’Ordine offre una possibilità singolare nella prospettiva "Maria e la Trinità". Le Costituzioni conoscono quanto il Vaticano II ha delineato illuminando Maria come figlia prediletta del Padre, tempio dello Spirito, madre del Figlio divino (citazione in art. 52). L’Ordine non può che proseguire sulla via di culto e cultura trinitario­mariologica, anche in tal modo offrendo un atteso servizio alla Chiesa.

La presenza di Maria si fa consapevole nel rito nativo della prima professione, del rinnovo e di quella solenne. Il frate fa voto alla Santissima Trinità, fiducioso che la grazia dello Spirito Santo, per intercessione, per aiuto della beata Vergine Maria, sorregga la sua fedeltà (art. 30).

Tra i voti, solo in riferimento alla «castità perfetta per il Regno dei cieli» viene evidenziato un riferimento a Maria: «Per conservare la continenza, il frate usa i mezzi sia naturali che soprannaturali garantiti dall’esperienza della Chiesa… la pietà filiale verso la beata Vergine Maria» (art. 17).

Tale atteggiamento filiale accompagna e merita la maturità della propria identità vocazionale e diaconale. «I frati, per crescere quotidianamente nella santità e portare frutti più abbondanti di apostolato, nutrano per la Vergine Maria sentimenti di pietà filiale e di vera devozione» (art. 52). Esso motiva anche i segni cultuali del Trinitario, riassunti nella venerazione sotto il titolo di "Beata Maria Vergine del buon rimedio", nella recita del rosario, nella celebrazione del sabato, della Messa votiva, della Liturgia delle ore (ivi). Si tratta non solo di "devozioni", bensì di celebrazione cultuale, orientata correttamente alla Santa Trinità in comunione o in memoria di santi e anzitutto della gloriosa e sempre Vergine Maria.

J.F. d'Argenta, La Santissima Trinità (miniatura, secc. XV­XVI), Museo dell'Opera del Duomo, Ferrara.
J.F. d’Argenta, La Santissima Trinità (miniatura, secc. XV­XVI), Museo dell’Opera del Duomo, Ferrara (foto Bonotto).

Il denso e articolato capitolo concernente la "vita spirituale" si conclude con una esortazione che coinvolge la personalità totale del Trinitario e l’intera sua esistenza. «I frati, pertanto, seguendo l’esempio mirabile della Beata Maria Vergine… conducano una vita santa, conservando integra la fede, solida la speranza, sincera la carità» (art. 63). La citazione di Lumen gentium 64 sottintende la consapevolezza di un magistero di Maria indispensabile alla realizzazione perfetta della propria vocazione trinitaria.

L’Ordine della Santissima Trinità conserva un quarto voto, il "Voto di non ambire", circoscritto a prelature fuori dell’Ordine e uffici di governo all’interno di esso (art. 29). L’ispirazione è Cristo che prese la natura di servo «per servire in carità e umiltà i fratelli» (art. 29). Un pertugio nell’implicito potrebbe scorgere anche una ispirazione mariana, umile serva del Signore, conscia che solo l’Onnipotente ha compiuto in lei grandi cose. 

Luigi M. De Candido

I Trinitari sono 587 distribuiti in 102 conventi. Per informazioni: Curia generalizia, via Massimi 114/C, 00136 Roma; tel. 06­35.42.05.29.