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| N. 10 novembre 2011
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Un canto per Maria Naviganti
sul mare
della vita «Maria è la stella che ci indica la rotta e col suo chiarore amico ci invita alla speranza» (Giovanni Paolo II). «La musica ha risonanza d'infinito» (Anna Moretti). Se inseriamo questa frase in un contesto religioso, non possiamo che associare l'infinito all'eternità e quindi pensare che la musica facilita e intensifica la possibilità di pregustare la gioia e la felicità del Paradiso. In Ave, maris Stella l'accostamento di un testo poetico di profonda carica spirituale a una deliziosa e coinvolgente melodia crea un quadretto musicale che ci avvicina inevitabilmente alla trascendenza dell'infinito. L'origine della preghiera è incerta; risale almeno al IX secolo, in quanto la si trova nel Codex sangallensis custodito nell'Abbazia di San Gallo. Si compone di sette quartine tra cui sono significativi l'inizio e la fine: il saluto iniziale, Ave, Stella del mare, va a collegarsi con la parte finale di lode a Dio Padre e alla Santa Trinità. Nel saluto a Maria è racchiuso tutto il rispetto verso colei che, accogliendo la chiamata, ha regalato all'intera umanità Gesù, l'uomo di cui possiamo vedere il volto se, come ci suggerisce san Paolo, «gettiamo via le tenebre»; l'uomo che ci ha rivelato il grande mistero nascosto nei secoli: il Padre vuole che tutti siano salvati; l'uomo che rientra nel progetto della Trinità: è Padre con il progetto universale di salvezza, è Figlio che lo realizza ed è Spirito che lo concretizza nell'umanità. Nelle quartine intermedie emerge la figura di Maria come colei che fa da intermediaria tra il finito e l'infinito, tra l'umano e il divino; si chiede a Maria di mostrarci la sua maternità, di dare luce ai ciechi, di scacciare i mali, di donarci la pace, di donarci un'esistenza innocente, di renderci miti e casti e di accogliere sempre le nostre preghiere. La melodia che supporta questo antico inno, strutturato in forma strofica in I modo, è delicata e suggestiva. Le quartine sono suddivise in quattro emistichi, ognuno dei quali presenta aspetti di singolare peculiarità. La prima frase, con l'esordio dell'intervallo di quinta ascendente, si spinge verso una successione di suoni caratterizzata da una spiccata particolarità di concezione e di stile.
Guayaquil (Ecuador): la chiesa, di linee moderne, dedicata a Maria, stella del mare (foto GIULIANI). Il percorso melodico, espandendosi verso l'alto, quasi a voler tratteggiare la luminosità angelica della Stella, tocca la nota più acuta dell'intera frase che, seguita dal climacus resupino, si ripiega, poi, graziosamente, nel secondo versetto con l'intervallo di quinta discendente che riporta la melodia sulla tonica iniziale. Più morbida e lineare la struttura del terzo emistichio in cui lo scandicus/climacus tocca la sottotonica, nota più bassa dei quattro versetti, per portarsi verso l'inciso conclusivo che, sillabico e a intervalli ravvicinati, chiude questo inno. L'esecuzione richiede la ricerca curata di una profonda espressività che si ottiene riflettendo sull'alto valore comunicativo che ha l'intreccio tra due linguaggi: la Parola di Dio e l'arte dei suoni.
L'«Ave» del messo celeste / reca Spezza i legami agli oppressi, / rendi Móstrati madre per tutti, / offri Vergine santa fra tutte, dolce Regina Dónaci giorni di pace, / veglia Lode all'altissimo Padre, / gloria Luisa Tarabra |
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