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| N. 10 novembre 2011
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Editoriale «Terra del cielo» «A tutte le mamme che piangono il figlio caduto»: con questa dedica il poeta piemontese Nino Costa ha proposto una bellissima immagine della Madonna dei soldati, scrivendo versi toccanti, ispirati dalla sua personale sofferenza per la morte del figlio in guerra. Maria è ritratta come una donna semplice, vestita di lana scura, un velo "da sepoltura" sul capo ed una stella nei capelli; triste e sola si aggira sui campi di battaglia, per le campagne e le città, nelle valli e sulle montagne; da ogni dove raduna i suoi figli, tutti, nemici ed amici, e li accompagna in paradiso. «Non ha l'atteggiamento di una grande signora, di una regina incoronata, ma è solo una povera mamma privata delle sue creature...». È questa figura dimessa e realistica a dilatare la visione della Vergine, impegnata a guidare tutti i viventi verso la beatitudine dei Santi, non solo dopo la morte, ma lungo il fluire dei giorni, confortando e sostenendo nei propositi di bene. È una visione, questa, che richiama l'unione di cielo e terra, nella persona della Madre. Scrive Enzo Bianchi, commentando il Vangelo della festività dell'Assunta: «In Maria intuiamo la glorificazione che attende il cosmo intero, quando finalmente "Dio sarà tutto in tutti" (1Cor 15,28) e in tutto». Citando un inno della Chiesa ortodossa serba, il Priore di Bose definisce la Madonna "terra del cielo", una zolla di umanità trasfigurata, trapiantata in Dio per sempre. E per sempre risplenderà nella sua regalità, come è proclamata dalla Lumen gentium: «L'immacolata Vergine... assunta alla celeste gloria in anima e corpo, fu dal Signore esaltata quale regina dell'universo» (59), signora, ma non lontana, presenza amica, confortante per tutti, proprio come una madre la quale «ama prima che il figlio abbia imparato a conoscerla; continua ad amarlo anche quando il figlio si fosse dimenticato di lei. Così la Vergine con noi» (Divo Barsotti). Chi, tra i fedeli, porta un nome che non si riferisce ad un santo protettore, può ancor di più affidarsi a Maria, la Santissima, e a tutti i beati del paradiso di cui è regina. D'altronde, quanti "santi" anonimi annovera la Chiesa, uomini e donne che, «in ogni stato di vita, con la loro testimonianza umile e quotidiana, hanno inciso in modo profondo sulla nostra maturazione» (Educare alla vita buona del Vangelo, 34): una storia di santità, sempre contrassegnata dal riferimento alla Parola del Signore e al modello mariano. A lei il devoto guarda con abbandono fiducioso, a partire da quell'invito ai servi di Cana: «Fate quello che vi dirà», «parole che sono come una voce in cui sembra riecheggiare la formula usata dal popolo di Israele per sancire l'alleanza sinaitica o per rinnovare gli impegni e sono anche una voce che mirabilmente si accorda con quella del Padre nella teofania del monte Tabor: Ascoltatelo!» (Marialis cultus, 57). La liturgia bizantina, con l'inno Acatisto, così saluta la santa Vergine: «Salve, albero dai frutti squisiti di cui si nutrono i fedeli! Salve, abito che rivesti coloro che son privi di fiducia!». Anche noi, sentendoci accompagnati e confortati da Maria, vogliamo essere seminatori di bene, lungo i solchi dei nostri giorni, amando in egual misura l'esistenza terrena e la vita beata del paradiso. Madě Drello |
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