![]() |
|
| N. 10 novembre 2011
|
Famiglia Paolina - Don Giacomo Alberione e Maria
"Linee maestre" In ordine alla Vergine «provenivano dalla coscienza della sua missione e dai bisogni della sua vita". ĞLa devozione a Maria, che è una parte dello spirito paolino, ha per noi due fini: la nostra santificazione religiosa e l'apostolato pastorale, arrivare alle anime»: una precisazione fondamentale in cui risiede il vero centro d'interesse di don Giacomo Alberione per la Vergine Madre. La devozione a Maria era certamente giunta a lui nel più semplice e ordinario dei modi: la mamma, la famiglia, le buone pratiche devozionali del tempo, i santuari mariani della sua adolescenza; inoltre le encicliche di Leone XIII, che avevano influito notevolmente sull'orientamento cosciente della sua giovinezza. Molto del suo successivo impegno mariologico lo si doveva certamente a questa corrente popolare e semplice, che esisteva e cresceva ovunque nella Chiesa, tanto più dopo alcune celebri apparizioni della Vergine. Ma don Alberione era andato oltre: egli aveva interiorizzato tutta questa eredità che, come in molte vite, avrebbe anche potuto rimanere in superficie, e l'aveva portata alla vita, dandole insieme, sotto la spinta della missione per cui s'era sentito scelto da Dio, accentuazioni personali, nuove e forti, sottolineature sempre più frequenti e precise che spiccavano nella sua sovrabbondante produzione di scrittore, a cui, in sé, non si sarebbe attribuito gran valore.
La casa natale (cascina Nuova Peschiera) di don Giacomo Alberione, prima del restauro, nella frazione San Lorenzo del Comune di Fossano (Cuneo, foto BELLUSCHI) Temi fondamentali Quali erano le linee maestre di don Alberione in ordine a Maria? Erano quelle che provenivano dalla coscienza della sua missione e dai bisogni della sua vita. Il tema fondamentale era quello di Maria apostola: l'apostolato infatti implica un preciso mandato o missione (Maria, scelta per dare il Cristo), una dipendenza totale e continua da colui che sceglie (vita di comunione con Dio) e un impegno radicale per realizzare la missione della propria vita. Intorno a questo tema fondamentale convergono tutti gli altri: Maria regina degli apostoli, cioè il suo rapporto con tutti coloro che sono chiamati all'apostolato; Maria la donna, quale sublime punto di riferimento per il larghissimo e nobile ingresso della donna nei nuovi campi dell'apostolato; Maria l'adoratrice (la prima forma essenziale di vita apostolica) e Maria, esemplare del servizio e dell'amore verso i fratelli (l'altra forma essenziale di vita apostolica). Concetti fondamentali, insieme, ovviamente, alla continua insistenza perché tutti possedessero una grande devozione a Maria, indispensabile a ogni vocazione apostolica: sia esprimendola col rosario, sia con le numerose preghiere di sapore apostolico da lui composte in onore della Regina degli apostoli e messe a disposizione della sua Famiglia religiosa.
Un primo piano del Fondatore della Famiglia paolina (foto RIZZOLI). Equilibrio ed autenticità Nel contesto generale della vita e della missione di don Alberione, Maria ha un ruolo eccezionale di equilibrio e di autenticità. Alla coscienza biblica di don Alberione, chiamato ad essere strumento di Dio, Maria ha sempre significato queste realtà:
Il nuovo santuario Madonna dei fiori di Bra (Cuneo), edificato nel 1933 su progetto dell'ing. Bartolomeo Gallo. La famiglia Alberione era devotissima della Vergine protettrice della "Città della Zizzola" (foto MARCATO). Agendo dal di dentro, fa crescere e lancia chi è capace di ascolto. Viene da lui la vera forza che rinnova: vi è con lui il dono di contemplazione che arricchisce e apre nuovi spazi di profondità e di azione nel mondo di Dio e degli uomini; vi è il valore del silenzio, della bontà, della semplicità e della povertà, che incide nella storia prima dell'azione; vi è il gesto semplice, amabile e continuo, del servizio; l'amore quotidiano, paziente, fedele; la possibilità e la forza di procedere con coraggio fino alla immolazione, senza mai abbattersi, cedere o maledire; vi è una bellezza morale che rende valida e forte la fisionomia dell'uomo; vi è sempre e dovunque un "grazie" da dire e un tempo da dedicare alle crescenti finezze dello Spirito; e vi è, oltre i confini immediati della vicenda umana, la prospettiva del Regno e dell'eterna vita in Dio, nella immedesimazione a lui e nella partecipazione alla sua gloria.
g.r. |
|