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| N. 10 novembre 2011
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Informazioni La parola: «Mariaè al centro
del carisma oblato,
ma in modo
discreto, come
colei che ispira, DOPO 150 ANNI... Una fiumana festosa: sono i circa 800 tra consacrati, giovani, sacerdoti, bambini e genitori che, in un soleggiato pomeriggio di maggio, pregano e passeggiano in fila per le dolci colline del Santuario del Divino Amore di Roma. È la famiglia italiana di Eugenio de Mazenod, vescovo di Marsiglia e fondatore degli Oblati di Maria immacolata (Omi), che il 21-22 maggio si sono riuniti per ricordare il 150° della sua morte, avvenuta il 21 maggio 1861 nella città francese. Il Santo, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1995, era stato soprannominato "un secondo Paolo", perché aveva inviato i suoi religiosi ovunque arrivasse una richiesta: dal Canada allo Sri Lanka. Era nato nella Francia pre-rivoluzionaria ed è nella sua città, Aix, che aveva iniziato a dedicarsi ai più poveri con un gruppo di collaboratori, ricevendo più tardi il riconoscimento da Leone XIII col nome di Oblati di Maria immacolata. Oggi la sua Famiglia conta 4.100 membri in 67 Paesi. In Italia sono 22 le case missionarie e tre i progetti internazionali all'attivo: Uruguay, Senegal e Romania.
Il Santuario di Notre-Dame du Laus (per 54 anni, dal 1664 al 1718, la Vergine apparve alla pastorella Benedetta Rencurel), ritenuto dal 1818, e per diversi anni, dagli Oblati di Maria immacolata, Diocesi di Gap-Embrun. La sera d'inizio, nell'auditorium del Divino Amore, la première dell'opera musicale Mistral, un'intensa interpretazione della vita di Eugenio de Mazenod sotto la direzione artistica di Mite Balduzzi. «Mistral – spiega padre Pasquale Castrilli, nuovo direttore di Missioni Omi – è il maestrale, il vento che soffia in Provenza. Una irruenza che ricorda sia il temperamento del Vescovo di Marsiglia che il periodo in cui ha vissuto». In una delle sale del Santuario era anche possibile visitare una mostra di paramenti sacri, ritratti ottocenteschi di Eugenio e dei membri della sua famiglia e quadri della pittrice romana Simonetta Garigliano. «Di Eugenio de Mazenod mi colpisce la sua attualità », ha detto l'artista. Una modernità di messaggio che è stata messa in luce soprattutto la domenica, nello spazio dedicato alle testimonianze, e che hanno dimostrato quanto la Famiglia oblata sia viva e quanto sia importante, oggi, il contributo dei laici. «Eugenio de Mazenod ama la Vergine Maria, è un'evidenza sulla quale è inutile insistere. È tuttavia bene segnalare la sua modernità. Per lui, la devozione mariana non deve sbagliare oggetto. La lettera pastorale che scrive per la benedizione della nuova statua di Nostra Signora della guardia è molto chiara: "Andate a venerare la statua della Madre di Dio e pregate davanti ad essa. Ma che la vostra fiducia salga fino al Cielo e non si fermi ad un'immagine materiale che non avrebbe per se stessa nessun potere. Non è l'immagine che può esaudirvi. È la Madonna stessa che vi otterrà il soccorso di Dio". Maria non deve prendere, in nessun caso, il posto del Cristo. È una creatura e non è il Creatore. Conduce al Cristo che è il solo fine ultimo d'ogni culto. In occasione delle visite alle parrocchie, reprime severamente gli abusi: "Il Parroco era orgoglioso di mostrarmi la magnificenza del trono della Madonna per il mese di maggio, con la statua di Maria collocata sull'altare al posto dell'Eucaristia. Non credo si possa tollerare. Insensibilmente, il culto esterno che si rende alla Madonna supera in omaggio quello che si accorda a Nostro Signore... Sono urtato da questa sconvenienza e ciò non può durare". La sua spiritualità molto cristocentrica, legata alla scoperta della croce, dimostra come Eugenio anticipi il Vaticano II che pone il testo su Maria nella Costituzione sulla Chiesa. Per lui, il dogma dell'Immacolata Concezione (1854) non è mariano, ma cristologico e perciò è importante che sia proclamato: proclamando l'Immacolata Concezione della Vergine Maria, si proclama la salvezza portata dalla croce di Cristo, di cui Maria è la prima beneficiaria» (Bernard Dullier, omi). |
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