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| N. 10 novembre 2011
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Problemi attuali di mariologia Maria, realizzazione
piena della Chiesa Il significato scritturistico di "Donna" e "Figlia di Sion" trova la sua applicazione sia nella Vergine che, appunto, nella Chiesa. Se Maria ai piedi della croce (Gv 19,25-27) è veramente personificazione della Chiesa, la "Chiesa nascente", come è stata chiamata da esimi studiosi del calibro di J. Ratzinger e da H.U. von Balthasar, allora questa realtà ci fa capire che ci troviamo davanti a un dato teologico rilevante sia per l'ecclesiologia che per la mariologia. Questo tema ha già ricevuto numerosi sviluppi in questi ultimi anni, tuttavia le resistenze e gli interrogativi non mancano nell'accettare che: «tutta la Chiesa è mariana» e che ancora, secondo l'espressione di Balthasar, «il volto mariano della Chiesa» è il volto identificativo dei credenti.
Ignoto, Crocifissione (ai piedi della croce, da sinistra, Giovanni, la Maddalena e la Madre di Gesù, sec. XVII), Museo diocesano, Palermo (foto BONOTTO). In Occidente c'è, in generale, una eccessiva tendenza a vedere nella Chiesa unicamente un organismo costituito da uomini in cui, a livello della direzione e dell'organizzazione, le donne non hanno un gran ruolo. In effetti, nel passato, si è messo in modo troppo intenso ed esclusivo l'accento sul suo aspetto istituzionale e maschile, in modo che il volto "mariano", il "volto femminile e materno", l'aspetto mistico della Chiesa sono rimasti in ombra. Per correggere questa prospettiva unilaterale a partire dalla Scrittura, l'allora card. J. Ratzinger ha dato un interessante suggerimento. Egli propone di partire nella riflessione da un testo misterioso di Geremia 31,22: «Torna, Vergine Israele, torna in queste città che sono le tue. Fino a quando ti girerai di qua e di là, figlia ribelle? Perché il Signore crea qualche cosa di nuovo sulla terra: la donna ricerca il suo sposo». La "Figlia di Sion", la "Vergine Israele", infedele nel passato, cercherà Dio suo sposo, e aderirà a lui. A partire da questo testo, Benedetto XVI mostra il posto della donna nella Chiesa. Ella è il simbolo della Chiesa nel suo rapporto d'alleanza, nel rapporto sponsale verso Dio. Solo la donna può dare questo volto femminile e mariano alla Chiesa, solo la donna può simboleggiare la Chiesa-Sposa.
Zanino di Pietro, San Giovanni apostolo (sec. XV), Cattedrale di santa Maria assunta, Torcello (Venezia). Giovanni, figlio di Maria. In modo leggermente allegorico si può applicare lo stesso tema a Maria e al discepolo ai piedi della croce (Gv 19,25-27). Una "Donna" e un uomo stanno in piedi vicino alla croce di Gesù, in una posizione di rappresentazione tipologica. Immaginiamo per un istante altre parole che Gesù avrebbe potuto pronunciare in questa occasione, parole differenti da quelle di Giovanni: per esempio avrebbe potuto ingiungere a Maria di ascoltare attentamente ciò che l'apostolo le avrebbe detto di fare in nome suo (cf Mt 28,20), nel nome di Gesù. Ma non dice nulla di tutto ciò! In questa situazione non è il discepolo che recita la parte più importante, ma la "Donna", Maria. Quanto al «discepolo che Gesù amava », egli riceve qui come unica missione di avere Maria per madre. Il suo primo compito non è di andare a predicare il Vangelo, ma di divenire figlio di Maria. Per lui e per tutti gli altri è più importante essere credente che apostolo. Essere figlio di Maria e della Chiesa- Madre è il primo e il più importante aspetto di tutta la sua vita di cristiano. Giocando con le parole, potremmo dire: essere incorporati come figli di Dio nel mistero della Chiesa, nostra madre, è più essenziale che esercitare un ministero nella Chiesa. Là al Calvario, nel momento in cui la Chiesa nasce in queste due persone, questa donna e quest'uomo che simboleggiano la Chiesa, le parole di Gesù sono di una importanza cruciale per la loro relazione reciproca. Si tratta di un invito preliminare a diventare "figlio di Maria", figlio della Chiesa, cioè un vero credente nella Chiesa, e – come affermato nel Prologo – coloro che credono diventeranno, nella misura della loro fede, sempre di più figli di Dio; essi diventeranno figli di Dio e fratelli di Gesù, diventando figli di Maria e figli della Chiesa. L'aspetto mariano della Chiesa. Nel testo della Lumen gentium del Vaticano II, di nuovo appare il significato provvidenziale della Costituzione, che ha descritto la Chiesa come "popolo di Dio" e non semplicemente come una organizzazione diversamente articolata. La struttura della Chiesa è necessaria e la gerarchia della Chiesa ha la sua importanza, ma essa non ne costituisce la sua essenza più profonda. L'essenza della Chiesa, che è la figlia di Sion, è quella di essere popolo di Dio che vive in una relazione di alleanza con Cristo, e in lui con Dio. Ora, queste riflessioni sono senz'altro nella linea della teologia di Giovanni 19,25-27. Il simbolo della "Figlia di Sion" è il dato biblico più importante di tutto l'aspetto mariano della Chiesa. Esso si accorda perfettamente con l'ecclesiologia di Giovanni, che è sostanzialmente una teologia delle relazioni di alleanza. A livello simbolico, la Chiesa, come Maria, è la "Donna" che si trova in relazione di alleanza con il suo sposo, Cristo. Ecco la struttura di base della Chiesa in quanto sposa di Cristo e madre del popolo di Dio; come insegna chiaramente il Vaticano II, è questa in primo luogo la Chiesa. In quanto "Popolo di Dio" e "Sposa di Cristo", la Chiesa deve essere interpretata biblicamente sullo sfondo della teologia dell'alleanza. Ed è proprio qui che si situa la dimensione mariana della Chiesa. H. de Lubac ha riunito numerosi testi della tradizione riguardanti la funzione materna della Chiesa. Fondamentalmente la Chiesa è "madre" di ciascuno di noi, perché è a lei che siamo debitori della nostra vita soprannaturale. È nostra madre, la Chiesa, che ci fa scoprire il Cristo. È nostra madre, la Chiesa, che ci ha generati come cristiani. È nostra madre, la Chiesa, che ci ha istruiti nella fede. È attraverso la Chiesa, nostra madre, che noi siamo diventati figli di Dio. L'aspetto materno della Chiesa è realmente parallelo con tutto ciò che una madre fa per suo figlio: concepirlo, generarlo, educarlo, farlo crescere, sviluppare e maturare nell'ambito familiare; tutto ciò si applica alla Chiesa e a Maria. È sorprendente vedere come le due figure, la Chiesa e Maria, sono qui identificate. Maria è veramente la realizzazione suprema della Chiesa. La Sposa di Cristo. Dal punto di vista biblico il significato fondamentale del mistero di Maria si trova nella sua funzione sponsale e materna. Ella è madre di Gesù e madre dei discepoli, ma nella sua relazione con Cristo si aggiunge un altro aspetto, la sua funzione di sposa: ella, la "Donna", la "Figlia di Sion", è la sposa di Cristo. Come può Maria essere insieme la madre di Gesù e la sua sposa? Questo, evidentemente, è possibile soltanto su due piani differenti. Come persona individuale è la madre di Gesù; ma a causa del ruolo che ella riceve nella missione di Gesù e a causa della sua funzione simbolica e rappresentativa in quanto "Figlia di Sion", diventa sua sposa nell'opera di salvezza. Non è possibile esitare davanti a questa verità, perché è chiaramente contenuta nella Scrittura. Ciò che è stato detto di Maria può essere applicato analogicamente alla Chiesa: anch'essa è insieme sposa e madre. Come Maria esercita il suo ruolo materno nei confronti del discepolo prediletto e dunque anche nei confronti di tutti i discepoli e nei confronti della Chiesa? Nel testo di Giovanni 19,31-37 con il quale si conclude tutto il racconto della passione si afferma: «Essi guarderanno (verso) colui che hanno trafitto». Ma chi è designato dal pronome "essi"? Quasi certamente è il discepolo stesso, ma il plurale "essi" deve designare le due persone presenti alla croce, la Madre di Gesù e il discepolo; inoltre il discepolo rappresenta tutti i discepoli, tutta la Chiesa. Maria e il discepolo prediletto ai piedi della croce, che elevano i loro occhi al costato trafitto di Gesù, formano insieme l'immagine della Chiesa-Sposa, rivolta verso il suo sposo, il Cristo. Giuseppe Daminelli |
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