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| N. 10 novembre 2011
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Prospettive Il volto materno di Dio Nelle apparizioni Maria si manifesta sollecita per le sorti dell'umanità. Vuole aiutarci a rileggere e vivere il Vangelo. A ben esaminare le apparizioni mariane contemporanee, rileviamo facilmente come due aspetti del volto di Dio vengono mediati da Maria: la femminilità/ maternità e la compassione/sofferenza. Il primo aspetto era molto presente già nell'apparizione di Guadalupe, che la Conferenza latinoamericana di Puebla (1979) legge come un segno materno del Dio vicino: «Sin dalle origini – nella sua apparizione di Guadalupe e sotto questa invocazione – Maria ha costituito il grande segno, dal volto materno e misericordioso, della vicinanza del Padre e di Cristo, con i quali ci invita a entrare in comunione. Maria fu pure la voce che stimolò l'unione tra gli uomini e i popoli tra loro».
Folla davanti al Santuario della Madonna di Guadalupe (Messico), in attesa di Giovanni Paolo II (31.7.2002, foto GIULIANI). Nella sua condizione di donna accogliente e unificante, Maria manifesta il volto femminile e materno di colui che l'ha inviata nel mondo come sua messaggera. Si tratta di una presenza femminile che crea il clima di famiglia, la volontà di accoglienza, l'amore e il rispetto per la vita. È una presenza e un sacramentale dei lineamenti materni di Dio, è una realtà così profondamente umana e santa da suscitare nei credenti accorate invocazioni d'affetto, di dolore e di speranza. Questo vale anche per le manifestazioni di Maria nelle recenti apparizioni. Esse rispondono all'esigenza di tenerezza e di amore, tali da irrompere nei cuori simili al ferro e al cemento armato delle strutture architettoniche e cambiarli in cuori operatori di pace. Il sociologo Giuseppe De Rita pensa che la figura di Maria risponda a tre bisogni attuali: l'accoglienza, la riflessione, la mediazione. In particolare è necessario passare dall'aggressività all'accoglienza, che si concretizza nella figura di Maria: «Siamo anzitutto una società che vuole recuperare il valore dell'accoglienza, probabilmente perché sente che la vita può esser troppo dura se non si ha rapporto con gli altri; se ci si chiude nella solitudine; se ci si prova solo nella competizione aggressiva ed invasiva; se non si accetta l'altro e l'imprevisto; se non si è in una parola "accoglienti". Ho ascoltato tempo fa preziose riflessioni alberoniane sul valore e sul bisogno dell'accoglienza; ma le riflessioni diventano cultura collettiva se assumono un volto e si impersonificano in un mito; e Maria è in gran parte l'emblema della capacità di accogliere l'imprevedibile, il totalmente Altro».
Pennabilli (Pesaro-Urbino): scorcio del centro del paese (foto FERRARI). Orbene, non possiamo dimenticare che se la glorificata Vergine appare, ciò è dovuto al beneplacito divino-trinitario che continua a inviare la Madre e Serva del Signore nei vari interstizi della storia umana ed ecclesiale. Maria nelle apparizioni manifesta «la sua sollecitudine materna per le sorti della famiglia umana, bisognosa di conversione e di perdono», non lo fa prescindendo dall'essere inviata da Dio e dal mostrare il volto di Dio, di cui ella è per eccellenza «immagine e somiglianza» (cf Gn 1,26). E certamente Dio per rivelare la sua tenerezza materna trova in Maria la creatura più adatta a rivelarla. Maria è icona del Padre generante il Verbo nell'eternità e in lei e mediante lei nel tempo secondo l'umanità. Da qui il passaggio verso la tenerezza materna del Dio d'Israele (cf Is 49,15; 66,13; Os 11,1-8) che trova una manifestazione e un segno umanamente comprensibile nella Vergine della tenerezza. Nelle apparizioni Maria si manifesta sollecita per le sorti dell'umanità, vuole scongiurare la guerra per instaurare la pace, per cui dobbiamo accogliere «questi segni profetici di presenza della Madre di Dio, considerandoli come reale irruzione di tenerezza materna nella nostra travagliata esistenza con lo scopo di aiutarci a rileggere e vivere il Vangelo » (Paul Claudel). A monte di questa tenerezza materna non possiamo non scorgere quella di Dio, da cui promana ogni maternità e tenerezza sulla terra.
Ignoto, Gesù tra i dottori, miniatura francese del sec. XV, British Museum, Londra (foto LORES RIVA). Nell'autunno del medioevo e agli inizi dell'epoca moderna, mentre si sviluppa il culto dell'Addolorata, le immagini di Maria lacrimano a Pennabilli (1489), Assisi (1494), Treviglio (1522) e Dongo (1553), dando origine a santuari. Non occorrerà attendere molto per trovare le prime lacrimazioni di sangue: quella di un'immagine a Ponte Nossa (Bergamo) nel 1511; quella di una statuetta della Madonna troneggiante su una grande falce lunare, che nel 1583 a Copacabana (Bolivia) cambia i tratti del volto e versa lacrime di sangue, e quella avvenuta nel 1598 a Mesagne (Brindisi) dove un'immagine di Maria fu vista da numerose persone lacrimare sangue. Nel contesto della folgorante campagna d'Italia del generale Bonaparte che avanzava minaccioso nei territori della Chiesa (1796-97), ben 26 immagini della Vergine, di cui 11 Madonnelle, hanno mosso gli occhi. Lo storico Gabriele De Rosa riferisce di una statua di Maria piangente a Roma nel 1798 davanti a 50.000 persone. Poi, il 19 settembre 1846, appare sulla montagna di La Salette a Massimino e Melania, rispettivamente di 11 e 15 anni: con la testa fra le mani piange silenziosamente e le sue lacrime raggiungono il suolo: «Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, devo incaricarmi di pregarlo incessantemente per voi, e voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, non potete mai compensare la pena che io mi sono presa per voi». Poi la visione confida ad ambedue i veggenti un segreto, che sarà per essi una fonte d'incomprensioni e di disprezzo nel corso della loro vita.
Il Santuario di La Salette (Isère), sorto nel luogo dove apparve la Madonna nel 1846. Nelle ultime mariofanie la Vergine ha rivelato una profonda umanità, delicatezza e partecipazione psicologica alle sorti del mondo. In lei non è assente talvolta il sorriso, come quando Bernadette la asperge con acqua benedetta, tuttavia una più netta espressione di serietà, dolore, tristezza e perfino di pianto predomina sul volto di Maria nell'arco delle sue apparizioni. La Madre di Gesù piange per i peccati e i mali del mondo e invita alla conversione. Ma mentre nelle suddette apparizioni Maria si mostra afflitta e piangente, ed insieme lancia pressanti inviti e chiari messaggi, a Siracusa ella parla attraverso «l'arcano linguaggio delle lacrime» (Pio XII). Un problema posto sul tappeto da Pio XII riguarda la compresenza nella persona glorificata di Maria della gioia escatologica e insieme di una sensibilità alla situazione difficile dei cristiani e delle loro comunità. Il Pontefice lo aveva risolto negando a Maria assunta in cielo qualsiasi sofferenza, incompatibile con il suo stato glorioso, ma anche escludendo in lei ogni insensibilità e affermando amore e pietà per i suoi figli ancora pellegrinanti: «Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre dolore né mestizia; ma ella non vi rimane insensibile, ché anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della croce, ove era affisso il Figliuolo» (Pio XII, Radiomessaggio al Congresso mariano di Sicilia, 17.10.1954). La figura di Maria cessa in tal modo di essere considerata come rutilante di gioia per la visione e il possesso beatifico di Dio unitrino, ma chiusa nella sua letizia inalterabile e congiunta ad un'impassibilità di tipo stoico. Pio XII modifica questa immagine gloriosa, ma impassibile, di Maria. Nega a lei il dolore e la tristezza come sono sperimentati nella vita terrena e perpetua in lei, secondo l'effato scolastico della gloria che perfeziona la grazia, la sua situazione di «madre… dolorosa e lacrimante… ai piedi della croce». Maria, pur felice, è compassionevole nei riguardi del «misero genere umano, cui fu data per madre». Stefano De Fiores smm |
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