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| N. 10 novembre 2011
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Maria, maestra di sequela Il primato della carità Canossiane: «Contemplare Gesù crocifisso, attingere da lui la tenerezza di Dio». Madre Moretta dopo la Fondatrice è la suora più conosciuta tra le Canossiane: la notorietà deriva da quel familiare e realistico appellativo per una donna africana come era la sudanese Giuseppina Bakhita, nome augurale significando fortunata (1869-1947), schiava e liberata dal Console italiano che portò con sé, quindicenne, a Venezia dove venne battezzata, conobbe le Canossiane ed entrò, ventisettenne, in quella Congregazione. La "schiava africana" (santa nell'anno 2000) trovò tra esse il posto giusto e riparatore: casa e cuore di carità. La denominazione identitaria della Congregazione, infatti, è Figlie della carità e serve dei poveri, fondata dalla marchesa Maddalena di Canossa (1774-1835; santa nel 1988) a Verona nel 1808 (nel 1831 anche il ramo maschile), approvata dal Vescovo locale nel 1818 e dalla Santa Sede nel 1828. Le due denominazioni esplicitano il "primato della carità", ovvero il duplice aspetto dell'amore come impegno di vita, che è, appunto, l'identità della Congregazione. «Come Figlie di Dio che è carità, dobbiamo a lui un amore filiale, tenero, profondo, nella disponibilità incondizionata alla sua volontà. Come serve dei poveri, ci adoperiamo a servire tutti i fratelli bisognosi, offrendo loro, attraverso i ministeri di carità, lo stesso amore con il quale il Signore li ama. Per i più poveri, soprattutto, sono le nostre cure, le nostre fatiche e i nostri pensieri» (Costituzioni, 7).
Giuseppina Bakhita (foto GIULIANI). Entrambe le sante canossiane sono mariane. La Fondatrice «nutre un tenerissimo affetto» per la Madre del Signore (Costituzioni, 6). Bakhita nella dolorosa agonia sussurrava e sorrideva come ad una presenza: «La Madonna! La Madonna!». Nelle Costituzioni vigenti dal 1981 (in attesa di revisione nel Capitolo generale del 2014) sono una decina i contesti mariani espliciti. Atteggiamento basilare è la fiducia verso Maria. Nel rito della professione la suora si appresta a vivere castità, povertà, obbedienza «confidando nella intercessione della Vergine addolorata», oltre che della santa Fondatrice (Costituzioni, 69). Solo per la castità viene evocata Maria: «Il pane della Parola e dell'Eucaristia e la tenera devozione a Maria alimentano il nostro amore consacrato» (Costituzioni, 30). Lungo la formazione quella fiducia diventa affido: «Ci affidiamo ogni giorno all'intercessione di Maria, che avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione con il Figlio fino alla croce » (Costituzioni, 62). Singolare riferimento fiduciale concerne la superiora generale: promuove la santificazione delle sorelle e la stretta comunione tra le comunità, nonché la fedeltà alla missione, «confidando in Maria vera superiora e madre dell'Istituto» (Costituzioni, 83). Nel ministero della carità le suore rimangono nel «grande esemplare, Gesù crocifisso», ma anche si ispirano a «Maria, corredentrice dell'umanità, per diventare evangelizzatrici efficaci e credibili» (Costituzioni, 52). Questi sono atteggiamenti impliciti di ispirazione. Solo una volta compare un esplicito ispirazionale come. «Il silenzio è per noi esigenza di amore per accogliere e custodire, come Maria, la Parola e per comunicarla attraverso rapporti autentici e gesti di umile carità, in apertura al mistero dell'altro» (Costituzioni, 18). L'Addolorata è icona mariana primaria lasciata in eredità dalla Fondatrice, la quale «ci ha esortate con la parola e l'esempio ad amare per dovere di giustizia, di verità e di gratitudine Maria addolorata, unica nostra madre, onorandola quale madre della carità sotto la croce» (Costituzioni, 10). L'espressione della Fondatrice si ripete nel più corposo articolo mariano. «Riconosciamo Maria unica e sola madre dell'Istituto. La veneriamo con cuore filiale, consolandola con la santità della vita e impegnandoci a impedire il peccato. Come Figlie della carità affidiamo a lei, costituita madre della carità sotto la croce, noi stesse e le nostre attività. Da Maria impariamo a compiere la volontà di Dio con carità ardente e fede incrollabile. Ne diffondiamo la devozione, facendola conoscere ed amare come madre di Dio e nostra speranza» (Costituzioni, 21). Dall'Addolorata irradiano preziosità di magistero mariano: «Da Maria santissima, madre e vergine, la serva del Signore, obbediente sino ai piedi della croce, impariamo l'amore che si dona in gratuità e letizia» (Costituzioni, 24). Compresi quelli citati, sono 16 i contesti in cui Maria è evocata o evocabile dolorosa o dolente, ossia quando contemplano il Crocifisso e la croce. Accoglienza, custodia, servizio della Parola sono solidi, consapevoli capisaldi della discepolanza d'un magistero mariano.. Le Canossiane sono 3.094 distribuite in 354 case (31.12.2005). Per informazioni: Curia generalizia, via della Stazione di Ottavia 70, 00135 Roma; tel. 06-30.81.53.92. Luigi M. De Candido |
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