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N. 1 gennaio 2012
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Prospettive Un culto gradito al Padre Poiché il Padre sceglie Maria come madre di Gesù e la rende termine del suo amore, siamo chiamati ad assumere la Vergine a modello delle modalità con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri.
Folla all'Amman Stadium (Giordania) per la Messa presieduta dal beato Giovanni Paolo II (21.3.2000, foto GIULIANI). Il "luogo" più importante in cui la Chiesa vive il suo rapporto spirituale con la Trinità e con Maria è indubbiamente la liturgia. Nel corso dell'anno liturgico, all'interno dell'unico ciclo cristologico, anche l'ordinarietà della vita quotidiana rientra nel mistero della salvezza, perché illuminato dalla Pasqua, culmine e sintesi dell'amore misericordioso del Padre per gli esseri umani. Ogni domenica il fedele si raduna con la comunità cristiana per attualizzare il mistero pasquale del Signore. Nelle feste di Maria e dei santi essa celebra il successo della Pasqua. La partecipazione alla liturgia domenicale o feriale deve essere devota, attiva e consapevole. Per realizzare tale partecipazione la Marialis cultus (MC) raccomanda di assumere Maria a «modello degli atteggiamenti con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri». Maria infatti è la Vergine in ascolto, in preghiera, offerente e madre (MC 16-20). Sulla scia della Madre di Gesù, ogni cristiano è invitato ad ascoltare la Parola, a pregare con fede, a offrirsi con il sacerdote e per mezzo di lui, e a impegnarsi nell'evangelizzazione perché Cristo nasca ancora nel mondo. La Quaresima è un tempo di grazia, in cui il fedele deve rivivere l'iniziazione cristiana, approfondendo i sacramenti del battesimo, della confermazione, della riconciliazione e dell'eucaristia. Nell'impegnato cammino di conversione egli è convocato con Maria presso la croce del Signore, per apprendere la via dell'amore senza limiti verso il Padre e verso i fratelli. La croce rappresenta l'ora di Gesù, che manifesta in modo sommo il suo amore per gli uomini e passa da questo mondo al Padre. è pure l'ora della Madre di Gesù, il cui cuore è dilatato a una maternità universale. Ma è anche l'ora di tutti i fedeli, che si impegnano a vivere il mistero pasquale mediante la fedeltà alle promesse del battesimo. Il ricorso a Maria è finalizzato a vivere più fedelmente tali promesse rinnovate nella Veglia pasquale. La Pentecoste, in cui si commemora il dono dello Spirito sulla prima comunità di Gerusalemme, conclude il tempo pasquale. Il Paraclito, dono del Signore risorto, rende presente la grazia della redenzione perché il fedele realizzi il passaggio dalla morte alla vita. È il tempo adatto per approfondire il sacramento della confermazione. Nella liturgia di Pentecoste e nella Veglia di preghiera la Chiesa implora la venuta dello Spirito, sull'esempio degli apostoli e dei discepoli che pregano unanimi con Maria madre di Gesù (At 1,14). La Vergine pneumatofora e pneumatiforme conduce i cristiani all'adorazione e alla docilità allo Spirito. Il Tempo ordinario, culminante nell'ultima domenica dell'anno dedicata a Cristo re dell'universo, costituisce lo spazio celebrativo della storia della salvezza, nella quale sono implicate le persone, le società e il mondo intero. È in gioco la formazione cristiana, cioè la trasformazione della vita secondo la superiore logica della rivelazione. Lo scopo mistagogico della liturgia, nella celebrazione dell'Eucaristia e degli altri sacramenti, consiste appunto nell'introdurci sempre più profondamente nel mistero di Cristo. Maria appare un prototipo meraviglioso di persona riflessiva che medita questo altissimo mistero trinitario e lo celebra con la sua vita di ascolto della Parola, di offerta di sé al Padre, di preghiera nello Spirito e di testimonianza del Vangelo nel mondo. Ella insegna a fare della vita un culto a Dio gradito. La spiritualità di Maria. L'incarnazione e il mistero pasquale tendono essenzialmente a darci lo Spirito di adozione filiale per realizzare una profonda e liberatrice esperienza del Padre (Gv 1,12; 4,23-24; 14,6-11; 20,17). Nel processo di realizzazione di questa vita filiale si inserisce Maria come elemento scelto da Dio che rende possibile e collabora alla rinascita spirituale degli uomini (Gal 4,4; Gv 19,25-27; Lc 1,26-28). La dimensione mariana della spiritualità tiene conto di questa dinamica del piano di Dio, presentandosi come maturazione della vita filiale e dell'esperienza del Padre. Nel dialogo con lei alla luce del Magnificat è possibile scoprire il vero volto di Dio: un Dio trascendente e santo e nello stesso tempo misericordioso e fedele, un Dio che coinvolge l'uomo in un rapporto di amicizia, di comunione e di collaborazione e insieme un Dio che detesta l'ingiustizia ed è presenza salvifica per gli oppressi. Il contatto con Maria, muovendo dalla sua figura biblica, concentra e conduce a perfezione la spiritualità dei "Poveri di JHWH". Questa è costituita da precisi atteggiamenti: adesione incondizionata al Padre e al suo disegno salvifico senza chiusura nei propri progetti, gioiosa attesa della realizzazione delle sue promesse, lode e azione di grazia nell'anamnesi dei suoi interventi nella storia, servizio cosciente e impegnato, ascolto e meditazione della Parola.
Quaresima, tempo di grazia: l'imposizione delle ceneri nel Tempio di San Paolo di Alba (Cuneo, foto MARCATO). Maria di Nazaret è la figlia di Sion, personificazione di Israele che diventa Chiesa e apice della preparazione spirituale del popolo eletto: la sua vicenda terrena a questo livello teologale invita il cristiano a seguire la traiettoria verso Dio, termine ultimo e significante della vita di fede. Il rapporto filiale con Maria non può separarci dal vivere in Cristo come figli del Padre. La maternità di Maria, infatti, non è opera autonoma, ma di cooperazione alla rigenerazione soprannaturale (LG 61), che avviene attraverso i sacramenti della fede e il dono dello Spirito. Esiste una convergenza tra Maria e il Padre: ambedue orientano a Gesù perché sia obbedito (Gv 2,5) e ascoltato (Mt 17,5).
Ignoto, Pentecoste, miniatura fiamminga del sec. XVI, British Museum, Londra (foto LORES RIVA). Maria e la Chiesa. Maria appartiene alla Chiesa in quanto suo membro, tipo, madre. La Chiesa la riconosce tale nella sua vita spirituale e liturgica. La Madre di Gesù è presentata dal libro degli Atti degli Apostoli 1,14 come umile fedele della comunità primitiva, in un contesto di partecipazione e di funzionalità, non di privilegio né d'isolamento. Maria va pertanto situata non in un ordine intermedio tra Cristo e la Chiesa – secondo la prospettiva medievale – ma nella Chiesa, come inizio e presenza materna e salvifica. Maria costituisce l'inizio concreto della Chiesa, è un membro così eminente e perfetto da personificarla e rappresentarla nella sua intima essenza di santità e di comunione col Cristo: «La Madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (LG 62). Con termini cari alla tradizione patristica e ai mistici, il Vaticano II chiama la Chiesa «sposa di Cristo» (LG 4, 6, 7, 9, 39, 41, 46), «madre» e «vergine» (LG 63-64). In quanto tale la Chiesa trova il suo prototipo nella Madre di Dio e si rispecchia in lei: «Infatti, nel mistero della Chiesa, la quale è pure giustamente chiamata madre e vergine, la beata Vergine Maria è andata innanzi, presentandosi in modo eminente e singolare, quale vergine e madre» (LG 63). La Chiesa e Maria. La Madre di Gesù diviene una figura esemplare per la Chiesa pellegrinante, che si sforza di «crescere nella santità debellando il peccato » (LG 65). La comunità cristiana, quando fissa lo sguardo su Maria muovendo da Cristo, raggiunge un maggiore approfondimento del mistero del Verbo incarnato e matura una risposta sponsale più adeguata: «La Chiesa, pensando a lei con pietà filiale e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nell'altissimo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo Sposo» (LG 65). Nella mente del Concilio Maria è elemento strutturale dell'essenza mistica e teologale della Chiesa, la quale, anche non guardando direttamente a lei, ma seguendo la propria vocazione, assume i connotati della Vergine Madre: «A sua volta la Chiesa, mentre persegue la gloria di Cristo, diventa più simile alla sua eccelsa figura, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e seguendo la divina volontà» (LG 65). Questo nuovo approccio alla persona di Maria tende a conferire alla spiritualità ecclesiale una dimensione mariana caratterizzata fondamentalmente dall'imitazione di Maria, anzi da una certa identificazione tipologica con lei.
Stefano de Fiores, smm |
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