Madre di Dio

n. 4 aprile 2012

 Presenza materna

 Esulta l'anima mia
   Madì Drello

 Eppure tua madre era lì
   Giovanni Ciravegna

Semplicemente, donna feriale
   Giuseppe Daminelli

«Maria, prima educatrice»
   
Salvatore M. Perrella

Pietà popolare e liturgia
   Stefano De Fiores

Una sorta di "quinto Vangelo"
   

Una maternità pasquale
   Sergio Gaspari

Quella singolare dignità
   Fiorino Triverio

Fatti e persone
   

L'altro, la mia priorità
   
Giuseppe Maria Pelizza

In filiale devozione
   
Luigi M. De Candido

Sulla buona strada
   
Mario Piatti

"Imbarcati" con Dio
   
Maria Di Lorenzo

Nel segreto della nostra salvezza
   
Luisa Tarabra

Informazioni

Annotazioni

Scaffale

"Consolatrice degli afflitti"
   
Carlo Ciattini

Famiglia Paolina
   

La Madre di Dio nella musica
   Franco Careglio

Madre di Dio n. 4 aprile 2012- Copertina

 Istantanee

  di MARIO PIATTI ICMS

Sulla buona strada

Nei tratti dell beato Giovanni Paollo II sii potevano scorgere ii lineamenti propri della nostr aMadre celeste.

Nelle vivaci discussioni, che si intrecciano tra Gesù e i suoi interlocutori – così come sono riportate, in particolare, nel vangelo di Giovanni – si delinea, con crescente chiarezza, la reale identità del Signore. Egli è vero uomo, del tutto "imparentato" con noi, in tutta la fragilità della nostra condizione (escluso il peccato, come preciserà la Lettera agli Ebrei); e, d'altra parte, appartiene totalmente al mondo di Dio: parla del Padre con una familiarità che sconcerta i suoi avversari; compie "segni" e prodigi attribuibili soltanto a Dio. Con sottile ironia, nel quarto Vangelo, proprio gli oppositori più tenaci e accaniti, con le loro provocatorie domande e con le loro contestazioni, contribuiscono a farci conoscere la persona di Gesù, rivelandone l'identità di vero uomo e di vero Dio. «Chi sei tu? Che dici di te stesso?», domandano al Signore. «Quali sono le tue origini? Con quale autorità operi?».

Giotto (1267-1337), San Francesco davanti al Sultano, Basilica superiore di san Francesco, Assisi.

Annecy (Francia): il beato Giovanni Paolo II in preghiera davanti alla tomba di san Francesco di Sales (7.10.1986) (foto FC)

Noi pure siamo invitati a riflettere e a interrogarci sulla nostra "ascendenza", sul "ceppo santo" da cui proveniamo. C'è qualcosa, infatti, anche nella nostra vita, che non è quantificabile secondo i criteri e i parametri umani e terreni; qualcosa, cioè, che non si può circoscrivere dentro i limiti della nostra intelligenza e che sfugge alle indagini più accurate, né si può ricondurre semplicemente ai nostri genitori o agli scarni dati registrati all'anagrafe. Si tratta di quella scintilla, unica e irripetibile, di provvidenza e di amore, che ci ha generati, per la quale siamo quello che siamo. E il cammino della nostra esistenza è come un progressivo ritorno alla sorgente, da cui siamo scaturiti. Il beato Giovanni Paolo II volle apporre l'espressione Totus tuus sul proprio stemma pontificio: Totus tuus, cioè tutto della Vergine, possesso di quel cuore benedetto e immacolato che è stato tutto di Dio e che, perciò, si è totalmente donato anche ai suoi figli. Quella è l'"ascendenza" più vera, più umana, più santa: la Vergine Maria. Quella è la beata radice che ci ha generati, ai piedi dell'albero della croce, e che continua a germinare nella storia, visitandoci come grazia e come luce di cristiana speranza..

«Chi vede me, vede il Padre», aveva detto Gesù ai suoi discepoli. Nei tratti di quel Papa indimenticabile si potevano scorgere i lineamenti propri della nostra Madre celeste: la sua ineffabile bontà, la sua dolcezza, il suo limpido candore, la sua sublime carità. Totus tuus: tanto da farsi piccolo con i più piccoli, teneramente amati e ricercati sempre, paternamente; Totus tuus: per essere solidale con i poveri, con gli ammalati, con le vittime della violenza, della guerra, delle sciagure naturali; Totus tuus: per rendersi "compagno di viaggio" dei giovani, ai quali il Papa dedicò ampio spazio di tempo e le sue migliori energie e con i quali condivise straordinarie esperienze in tutti i continenti; Totus tuus: per camminare, fianco a fianco, con le famiglie, spesso in crisi e bisognose di riferimenti certi e di guide sagge e illuminate. Il cuore di Cristo e il cuore di sua Madre sono il solo criterio di lettura credibile per provare a comprendere la vita di Giovanni Paolo II. La santità è un mistero inafferrabile agli occhi del mondo: qualcosa si percepisce all'esterno, se ne colgono i frutti, ma è infinitamente di più quanto resta nascosto. È stato un Papa santo non per l'impatto mediatico, per la sua straordinaria capacità di comunicazione, ma per il mistero avvenuto di giorno in giorno nel suo cuore. Santo, non per aver conquistato la simpatia della gente, ma per essersi lasciato conquistare da Cristo.

In un mondo che si emoziona facilmente, ma che dimentica in fretta, è quanto mai necessario imparare la lezione di vita e di fede di papa Wojtyla. La risposta più bella è il rinnovato impegno della nostra vita. Se anche noi ci lasciamo conquistare da Cristo; se, come quel Cardinale, venuto nel 1978 «da un Paese lontano», anche ciascuno di noi – per quanto peccatore – può dire Totus tuus alla Vergine Maria, allora siamo sulla buona strada e l'esempio, il sacrificio eroico, il servizio instancabile alla Chiesa e al mondo di Giovanni Paolo II non saranno stati invano (cf Zenit, 22.10.2011).

Mario PIATTI icms