Madre di Dio

 

N. 3 Marzo 2002

Verso la Pasqua con Maria, "donna del terzo giorno"
  
Editoriale

"Ciò che non mi serve, mi pesa"
  
Mons. Angelo Comastri

"Non preghiera a Maria, ma con Maria"
  
Giuseppe Daminelli

Atanasio dell'Athos e la fondazione del primo Monastero, la "Grande Laura"
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La vera devozione alla Vergine ha le sue radici nelle profondità della fede
  
Stefano De Fiores

Maria, Madre della Chiesa
  
Alberto Rum

"Shalôm, Jerušalaim!"
  
Bruno Simonetto

Faustina e l'Amore Misericordioso di Dio
  
Maria Di Lorenzo

Visioni e apparizioni: una sfida incessante
  
Luigi M. De Candido

Maria nella mia vita 
  
Sr. Elisabetta Patrizi

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione
  
Bruno Simonetto

Maria nei suoi Santi - S. Domenico Savio

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 3 marzo 2002 - Copertina

 

 

 

 

Problemi attuali di mariologia

di GIUSEPPE DAMINELLI

"Non una preghiera a Maria, ma con Maria"
   

La preghiera cristiana è rendere grazie a Dio con Maria e per Maria, cogliendo e attualizzando il legame esistente fra lei e noi, in Gesù Cristo e nella comunione dei Santi.

L'ultimo dato della Rivelazione su Maria è la sua estesa presenza nel culto cristiano, nella preghiera cristiana e nella vita quotidiana della Chiesa. Maria ha iniziato ad essere presente nel culto cristiano solo dopo i Martiri, che le prime generazioni celebrano come parte integrante e prolungamento di Cristo nella sua Passione, ad iniziare dal Il secolo. Maria è presente nel culto qualche tempo dopo, gradualmente-progressivamente, ma in maniera necessaria e integrante.

Si sa poco della liturgia primitiva della Chiesa in un culto essenzialmente orale, senza messale, senza carta, codificato solamente nelle complesse memorizzazioni di allora.

Il Magnificat (come ho avuto modo di sottolineare in un articolo precedente) fece senza dubbio parte del culto della Chiesa primitiva di Gerusalemme, dove Luca lo raccolse. Egli attesta che la preghiera primordiale della Chiesa aveva fatto propria la preghiera di Maria, membro orante per eccellenza di quella Comunità. Ella aveva un posto nell’azione di grazie trasmessa a quella Comunità: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Cantando quel versetto, la Comunità primitiva rendeva anche grazie a Dio per le grandi cose che Lui aveva fatto per Maria, prima di estenderle alla Chiesa. In breve, la prima Comunità cristiana, una delle più conosciute, ha prolungato l’azione di grazie che Maria rivolse a Dio solo, per l’incarnazione del Salvatore in cui si sono compiute le promesse fatte al popolo: «ad Abramo e alla sua discendenza per sempre» (Lc 1,55).

Pier Antonio Bernabei, Nozze di Cana, la preghiera della Madre di Gesù al Figlio, Parma, Chiesa di santa Maria dei Servi.
Pier Antonio Bernabei, Nozze di Cana, la preghiera della Madre di Gesù al Figlio,
Parma, Chiesa di santa Maria dei Servi.

Preghiera con Maria

Non è che un aspetto del posto che Maria occupa nella liturgia, ma è senza dubbio il primo: non una preghiera a Maria, ma una preghiera con Maria; il che è ancora più importante.

Infatti, la presenza di Maria nel culto non si limita alla preghiera a Maria, che è invece una forma particolare, secondaria e relativamente tardiva.

L’antica regola della preghiera liturgica, formulata a Roma sin dal IV-V secolo, intende rivolgersi al Padre attraverso Cristo. Tale regola è stata salvaguardata sia nelle orazioni che nella parte centrale della Messa, come si nota nell’anafora, in cui Maria ha una collocazione già dalla fine del IV secolo.

Ella viene evocata nel canone greco adottato nel V secolo dalla Chiesa romana e ancora in vigore, il primo canone (detto di s. Pio V), che ne ha ispirati altri analoghi.

Si tratta del Communicantes - immediatamente prima della consacrazione -, che ben manifesta l’inalienabile presenza di Maria all’Incarnazione e ad ogni nascita di Cristo, ivi compresa quella sacramentale.

«Uniti in comunione con tutta la Chiesa, ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo (...)». Maria viene in testa alla comunione dei Santi.

Secondo tale modello, ella ha un posto anche in molteplici orazioni della Messa che sono sempre rivolte al Padre attraverso Cristo: mai a Maria, mai allo Spirito Santo, e solo eccezionalmente a Cristo stesso nella Messa del Sacro Cuore in cui gli è rivolta una preghiera.

Maria interviene come motivo di domanda, modello o intercessione.

Pentecoste, Maria in preghiera con gli Apostoli, Cod. Rossiano 1192, foglio 2r, Biblioteca Apostolica Vaticana.
Pentecoste, Maria in preghiera con gli Apostoli, Cod. Rossiano 1192, foglio 2r, Biblioteca Apostolica Vaticana.

Il Ciclo santorale

Le feste dedicate alla persona di Maria sono così una risultanza successiva, relativamente tardiva, del suo posto nel culto.

Ella trovò posto dapprima nel Mistero di Natale. I Vangeli di questa festività fornivano un’occasione per parlare di lei e si iniziò a chiarirne il ruolo con ogni tipo di celebrazione che precedeva o seguiva Natale (come l’Avvento, in cui i Vangeli dell’Annunciazione e della Visitazione sono stati mantenuti).

Alcune liturgie celebravano Maria otto giorni prima di Natale (18 dicembre) e 8 giorni dopo (1 gennaio). L’ottava di Natale, consacrata alla verginità di Maria, segno specifico dell’Incarnazione, venne per un certo periodo svisata come «festa della Circoncisione». Fu riportata al suo primitivo significato dopo il Concilio. Oggi è la festa di Maria Madre di Dio.

La liturgia bizantina evidenzia il ruolo meraviglioso occupato da Maria nel Mistero di Pasqua. A confronto, la liturgia latina appare più povera: dopo la soppressione della 'festa della compassione' che, prima del Concilio, veniva celebrata al venerdì della Passione, ella ha tuttavia mantenuto un discreto rilievo nella liturgia del Venerdì Santo. Vi si legge la Passione secondo San Giovanni, in cui Gesù morente ci rende figli di Maria («Figlio, ecco tua Madre»).

Si può ritrovare Maria, in maniera ugualmente biblica e discreta, nella liturgia di Pentecoste, in cui gli Atti degli Apostoli segnalano la presenza di Maria al centro di questo Mistero.

Infine, Maria è presente nelle feste bibliche di Cristo: l’Annuncio della nascita del Salvatore (Annunciazione), la Presentazione (a lungo chiamata 'purificazione di Maria', termine ambiguo e poco felice, dato che il Vangelo di Luca aveva appositamente evitato di attribuire a Maria quella purificazione che egli situava a Gerusalemme: «la loro purificazione»,Lc 2,22), ribattezzata in seguito Presentazione di Cristo.

La nuova denominazione non diminuisce, bensì rivaluta, secondo il suo pieno significato, il ruolo di Maria che portò e presentò Gesù al tempio, e in quella occasione ricevette da Simeone la doppia profezia sulla Gloria del Salvatore e sulla sua trasmissione attraverso la compassione.

Annunciazione, la prima 'Ave Maria', da un Vangelo armeno, Cilicia, sec. XIII.
Annunciazione, la prima 'Ave Maria', da un Vangelo armeno, Cilicia, sec. XIII.

Genesi della preghiera a Maria

A quando risale la preghiera rivolta a Maria? In Occidente è relativamente tardiva. Sant’Agostino l’ignorava, nonostante vi vada vicino nel suo Discorso 291 Nel Natale di Giovanni Battista in cui si rivolge così a Maria: «Chi sei tu che sarai madre? Come lo hai meritato? da chi lo hai ricevuto? perché si formerà in te chi ha creato te? Come mai, dico, un bene così grande a te?».

Ma non è una preghiera, è una prosopopea: «Pare che stia facendo una domanda indiscreta alla Vergine (...). Sia l’angelo a risponderti» (Discorso 291,6 Nel Natale di Giovanni Battista 5; PL 38,1319).

Lo stesso dicasi per l’istanza, ben presto utilizzata come preghiera, che Agostino rivolge a Maria: «Allatti il nostro Pane, venuto dal Cielo, deposto in una mangiatoia, con lo stesso nutrimento degli animali» (Discorso 369).

Ma nella prima metà del V secolo la preghiera a Maria si traduce in poesia con Sedulio: «Salve, Madre santa, genitrice del Re che governa il cielo e la terra».

Presso i Greci, la preghiera a Maria apparve già nelle omelie del IV secolo in cui il saluto dell’Angelo «Chaire Maria - Rallegrati Maria», divenne preghiera rivolta a Maria. Ne abbiamo un esempio in un graffito di Nazaret che gli archeologi fanno risalire al III secolo.

Anche la seconda frase della nostra Ave Maria, l’apostrofe biblica di Elisabetta «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno» (Lc 1,42), viene ripresa come preghiera nelle omelie a partire dal IV secolo.

Un papiro ritrovato nella sabbia, in Egitto, contiene un notissimo testo che si riteneva d’origine latina e medioevale. I paleografi lo hanno attribuito al III secolo, mentre i teologi hanno optato per una data più tardiva giacché contiene il titolo Theotókos. L’obiezione è però priva di valore perché quel titolo veniva usato in Egitto sin dal III secolo, prima di diffondersi, nel IV, a tutta la Chiesa.

Pare che Origene l’abbia impiegato nel suo commento (andato perduto) dell’Epistola ai Romani, secondo la testimonianza di Socrate, che risale agli inizi del IV secolo. Ecco quella prima preghiera alla Vergine: «All’ombra della tua misericordia ci rifugiamo, o Madre di Dio (Theotókos). Non ignorare le nostre suppliche nella tentazione, ma liberaci dai pericoli, (tu) sola pura, sola benedetta» (papiro n. 470 della John Rylands Librairy, Manchester, oggetto di un’immensa letteratura, a partire da Doni Mercenier, in Muséon 52, 1939, pp. 229-233).

In sostanza, se la preghiera a Maria risulta secondaria, marginale nella liturgia, non è certo inusuale 'dialogare' con la nostra Madre nella comunione dei Santi.

Giuseppe Daminelli