Madre di Dio

 

N. 3 Marzo 2002

Verso la Pasqua con Maria, "donna del terzo giorno"
  
Editoriale

"Ciò che non mi serve, mi pesa"
  
Mons. Angelo Comastri

"Non preghiera a Maria, ma con Maria"
  
Giuseppe Daminelli

Atanasio dell'Athos e la fondazione del primo Monastero, la "Grande Laura"
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La vera devozione alla Vergine ha le sue radici nelle profondità della fede
  
Stefano De Fiores

Maria, Madre della Chiesa
  
Alberto Rum

"Shalôm, Jerušalaim!"
  
Bruno Simonetto

Faustina e l'Amore Misericordioso di Dio
  
Maria Di Lorenzo

Visioni e apparizioni: una sfida incessante
  
Luigi M. De Candido

Maria nella mia vita 
  
Sr. Elisabetta Patrizi

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione
  
Bruno Simonetto

Maria nei suoi Santi - S. Domenico Savio

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 3 marzo 2002 - Copertina

 

 

 

 

La Madre di Dio nella liturgia orientale

di GIORGIO GHARIB

Atanasio dell'Athos e la fondazione
del primo Monastero, la 'Grande Laura'

   

Iniziatore della vita cenobitica sulla Santa Montagna, Atanasio è venerato come "gloria e vanto di tutti i Monaci e loro guida". - Fra i prodigi che segnano la sua vita, occupa un posto di riguardo quello dell'apparizione della Madre di Dio, qui venerata come 'Panaghìa Portaitíssa', e 'Panaghìa Iconomíssa', custode e amministratrice della 'Grande Laura'.

I monaci dell’Athos venerano con grandi onori due figure ascetiche prese a modello di vita monastica: Pietro l’Athonita e Atanasio, considerando modello di vita eremitica nella solitudine il primo, modello della vita cenobitica il secondo. Atanasio, infatti, dopo essere vissuto lunghi anni nella solitudine, trovò più utile raccogliere i fratelli in comunità, divenendo così il fondatore del primo grande Monastero della Santa Montagna, quello detto "Grande Laura".

Questo, che ha celebrato nel 1963 il millenario della sua fondazione, possiede in seno alla federazione athonita dei 20 Monasteri, un primato incontestabile di antichità e di autorità. Essa possiede un grande tesoro di architettura, di affreschi, di icone e altri oggetti preziosi di arte bizantina. La sua biblioteca è la più ricca dell’Athos e custodisce diecimila libri stampati e più di duemila manoscritti, fra cui Evangelari, Salteri, Menologi (libri liturgici bizantini che illustrano le vite dei Santi e dei Martiri) e crisobolle imperiali (bolle d'oro, forme solenni di privilegio).

Nel Santuario (vima) del katholikón (chiesa principale) si conservano numerose reliquie, fra cui il cranio di S. Basilio Magno, alcune ossa dell’Apostolo Andrea e dell’Evangelista Luca, dell’Imperatore Costantino e di sua madre Elena, la mano destra di S. Giovanni Crisostomo, la macella di S. Teodoro Stratilate e, dono dell’imperatore Niceforo Foca, un frammento della vera Croce.

Sant'Atanasio l'Athonita, affresco di scuola macedone del prótaton di Karies, XVI secolo.
Sant'Atanasio l'Athonita, affresco di scuola macedone del prótaton di Karies, XVI secolo.

Vita di Atanasio

Atanasio è nato verso il 925-930 a Trebisonda da una famiglia originaria di Antiochia di Siria, e fu battezzato col nome di Abramios. Avendo perso presto i genitori, compì gli studi nella città natale prima, a Costantinopoli poi, dove strinse una viva amicizia con l'abate del Monastero di Kiminas, Michele Meleinos, e con il nipote di questi, Niceforo Foca destinato, quest'ultimo, a diventare Imperatore di Bisanzio. Volendo farsi monaco, si mise sotto la direzione di Meleinos, cambiando il nome di Battesimo in quello di Atanasio. Per non essere eletto abate, si rifugiò l'anno 959 circa sul Monte Athos, già popolato da molti eremiti. Egli fu però presto scoperto dall'amico Niceforo che lo colmò di doni per la costruzione di un Monastero sulla Santa Montagna.

Atanasio si mise al lavoro iniziando la costruzione di quello che sarà il maggiore dei Monasteri dell'Athos al quale fu dato il nome di "Grande Laura", dall'inizio dedicato alla Vergine. Egli stabilì un 'Tipicon', ossia una Regola monastica, di natura cenobitica, pur annettendo attorno al Monastero degli eremitaggi. Nel 963 Niceforo divenne Imperatore e si dimostrò davvero generoso con Atanasio, colmandolo di molti aiuti e donazioni e gratificando la sua Laura con il titolo di 'imperiale', mettendola così sotto la sua propria giurisdizione e sottraendola persino all'autorità del Patriarca di Costantinopoli.

Atanasio ebbe non poche difficoltà ad imporre la sua regola ma, con tatto e saggezza, si dimostrò illuminato legislatore, consumato amministratore e ispirato direttore non solo per i suoi monaci, ma anche per gli altri Monasteri che via via andavano sorgendo sulla Santa Montagna. La sua fama, frattanto, aumentava con i prodigi da lui operati; numerose sono infatti le guarigioni miracolose a lui attribuite, tramandateci dal suo biografo. L'impulso dato alla fondazione di nuovi Monasteri fu così valido da meritare ad Atanasio l'appellativo di 'Fondatore del cenobitismo athonita'.

Veduta panoramica del Monastero della Grande Laura.
Veduta panoramica del Monastero della Grande Laura.

Morte e culto del Santo

La morte di Atanasio avvenne tragicamente: egli fu travolto da una trave assieme a cinque monaci durante la costruzione del tetto della chiesa principale (katholikón). Era il 7 luglio di un anno non meno precisato, tra il 1001 e il 1004. La sua morte fece grande scalpore e vide radunati tutti i monaci del Santo Monte per i funerali. Le sue spoglie mortali furono deposte in una cappella nella chiesa principale della Laura, dove sono tuttora custodite.

Atanasio fu molto presto proclamato Santo; e la sua memoria liturgica fu fissata al 7 luglio, giorno della sua morte. Per la stessa occasione egli divenne patrono della 'Grande Laura', dedicata ora alla sua dormizione, o morte. Il Proprio della festa del Santo è del tutto anonimo, ma sembra sia stato composto subito dopo la sua morte.

Egli vi è celebrato come "colonna splendida della divina contemplazione, padre teoforo, fiaccola della temperanza, intercessore presso Cristo, guaritore delle anime e dei corpi, amico di Cristo e suo vero discepolo, eponimo dell'immortalità, gloria e vanto di tutti i Monaci e loro guida, regola e modello dei veri buoni Pastori, tesoro di comprensione, colonna luminosa che poggia sulle virtù e conduce verso il Cielo i Monaci del Sacro Monte, gioiello dei Santi Padri, gloria degli asceti di Cristo, fonte divina di miracoli, caloroso intercessore dei Monaci presso Dio". Gli inni sono lunghi e prolissi ma vi traspare la grande ammirazione dei Monaci athoniti per il loro padre fondatore ed un immenso, sconfinato amore.

Il Tropario cantato in tutte le ore dell'Ufficio così lo celebra: "Le schiere degli Angeli furono ammirate della tua vita nella carne, o degno di ogni lode. Con il corpo, infatti, tu hai condotto lotte invisibili e messo in rotta le falange dei demoni. Per questo, o padre Atanasio, Cristo ti ha dato in compenso doni senza numero. Supplica Cristo Dio di salvare le nostre anime".

La tradizione locale mostra ancora i luoghi santificati dalla sua presenza sul Santo Monte: la grotta dove amava ritirarsi per pregare, il luogo dove sconfisse definitivamente il demonio, la tomba oggetto di grande venerazione; infine, i luoghi dell'apparizione mariana di cui vogliamo ora parlare.

Interno del refettorio della Grande Laura, che risale alla fondazione del Monastero.
Interno del refettorio della Grande Laura, che risale alla fondazione del Monastero.

Il racconto dell'apparizione mariana

Fra i prodigi che riempiono la vita di Atanasio, occupa un posto di riguardo quello dell'apparizione della Madre di Dio. Il fatto, che avrà grande risonanza sulla storia del sacro Monte, non si trova nella più antica "Vita" del Santo, scritta subito dopo la sua morte, ma è riferito in molti altri documenti scritti posteriormente e viene ricordato nei luoghi stessi dove la visione ebbe luogo.

Secondo il racconto, durante un periodo di siccità (molto frequenti sull'Athos), la cui data non viene precisata, la carestia provocò la dispersione dei Monaci che in diversi periodi si erano riuniti attorno ad Atanasio. Atanasio stesso, al colmo della disperazione, non poté resistere alla prova e decise a malincuore di fare altrettanto e di abbandonare il suo Monastero. Strada facendo e mentre si era fermato per riposare, vide venirgli incontro una bella giovane, molto dolce e graziosa. Per Atanasio un incontro del genere in un luogo interdetto alle donne, poteva essere interpretato solo come apparizione diabolica.

Atanasio si sentì chiedere: "Dove vai, vegliardo?"

Stupefatto, Atanasio chiese a sua volta, con timore e rispetto: "Chi sei tu, e donde vieni? Perché stai qui, in questo luogo vietato alle donne?"

Quella rispose: "Ma tu, perché mi apostrofi in questo modo? Tu sei monaco e dunque diverso dagli altri, tu dovresti praticare la dolcezza e la modestia. Chi sei e dove vai così in fretta?"

Atanasio sbottò: "Sono un semplice monaco, questo ti deve bastare".

Monaci della Grande Laura al lavoro nei campi.
Monaci della Grande Laura al lavoro nei campi.

La donna insistette: "So da dove vieni: tu sei in fuga perché non sopporti la carestia. Dov'è la tua fede? Torna indietro. Io voglio venirti in aiuto".

Il dialogo proseguiva; alla fine la giovane comandò ad Atanasio di tornare nella propria cella, di non dubitare più della grazia di Dio, e di riporre la propria fiducia nel Signore.

"Ma chi sei?" - egli chiese ancora, con insistenza.

"Sono colei al cui nome tu hai consacrato il tuo Monastero; sono colei alla quale tu hai affidato il tuo destino e la tua propria salvezza. Sono la Madre del tuo Signore".

Neppure così, però, il cuore dell'asceta si placava; egli rimaneva in preda al dubbio.

"Anche i demoni - rispose - possono tramutarsi in Angeli di luce".

Allora, compassionevole, Maria gli dette una prova molto semplice: "Vedi questa roccia? colpiscila con il tuo bastone e riconoscerai colei che ti parla. Ormai sarò io stessa l'economa della Laura". Atanasio colpì la roccia, che si frantumò e ne sgorgò un getto d'acqua che si diresse verso il mare vicino. Il Santo si gettò ai piedi della sconosciuta la quale però sparì e non fu più visibile al suo sguardo. Atanasio, rincuorato, ritornò al Monastero e costatò che i vasi che vi aveva lasciato vuoti erano ricolmi di olio e di farina.

Il katholikón della Grande Laura.

Il Monte Athos e la Torre degli Amalfitani, situata a circa tre ore di cammino dalla Grande Laura.

Il katholikón della Grande Laura.

Il Monte Athos e la Torre degli Amalfitani,
 situata a circa tre ore di cammino
dalla Grande Laura.

La presenza della Madonna nella 'Grande Laura'

A tutt'oggi i calogeri della Grande Laura (nome che designa i Monaci e che significa "bei vegliardi") mostrano con devozione e soddisfazione i luoghi del miracolo. In questo stesso luogo dell'apparizione è stata costruita una piccola Cappella; all'interno è dipinta una icona che riproduce il fatto miracoloso: davanti è posta una lampada ad olio che arde giorno e notte. Inoltre, sulla strada che conduce al Monastero, vi è una specie di galleria che permette ai pellegrini ed ai devoti della Madonna di ripararsi, specie in estate quando il caldo da queste parti è soffocante.

Inoltre, all'entrata del Monastero esiste a tutt'oggi una piccola Cappella che i calogeri chiamano della 'Panaghìa Portaitíssa', o della 'Portinaia Tuttasanta': il nome è dato alla Madonna, considerata come portinaia preposta alla guardia del Monastero. Nella stessa Cappella troneggia una icona della Madonna chiamata 'Panaghìa Iconomíssa', o 'Economa', come la Madonna stessa si era chiamata durante l'apparizione al Santo. Infatti, i Monaci considerano Maria come la vera 'economa' o 'amministratrice' del Monastero, mentre al monaco incaricato di questo ufficio viene dato il nome di 'Intendente dell'Iconomíssa'. Nell'icona si vede la Madre di Dio seduta su un trono; essa mostra il suo divin Figlio appoggiato sulle sue ginocchia; alla sua destra è raffigurato Sant'Atanasio dell'Athos che le offre il suo Monastero; alla sinistra della Madonna c'è l'Arcangelo Michele.

Scena di vita quotidiana del Monte Athos: un monaco con il suo mulo da carico.
Scena di vita quotidiana del Monte Athos: un monaco con il suo mulo da carico.

Da ricordare anche che nella stessa Cappella si venera un'altra icona taumaturgica della Madonna, detta 'Panaghìa Kukuzélissa', o di Giovanni Kukuzelis. Questi, vissuto nel secolo XIII, era un cantore del palazzo imperiale di Costantinopoli che rinunciò alla sua alta carica per ritirarsi da monaco e fare da cantore nella 'Grande Laura'.

La leggenda narra che un giorno, essendosi addormentato in chiesa di fronte all'icona della Vergine, questa uscì dalla tavola dipinta e gli si avvicinò, mettendogli nella mano una moneta d'oro che il cantore trovò al suo risveglio. Circondata da numerose altre leggende l'icona, insieme a quella dell'Iconomíssa, è una delle più venerate dell'Athos.

Giorgio Gharib