Madre di Dio

 

N. 3 Marzo 2002

Verso la Pasqua con Maria, "donna del terzo giorno"
  
Editoriale

"Ciò che non mi serve, mi pesa"
  
Mons. Angelo Comastri

"Non preghiera a Maria, ma con Maria"
  
Giuseppe Daminelli

Atanasio dell'Athos e la fondazione del primo Monastero, la "Grande Laura"
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La vera devozione alla Vergine ha le sue radici nelle profondità della fede
  
Stefano De Fiores

Maria, Madre della Chiesa
  
Alberto Rum

"Shalôm, Jerušalaim!"
  
Bruno Simonetto

Faustina e l'Amore Misericordioso di Dio
  
Maria Di Lorenzo

Visioni e apparizioni: una sfida incessante
  
Luigi M. De Candido

Maria nella mia vita 
  
Sr. Elisabetta Patrizi

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione
  
Bruno Simonetto

Maria nei suoi Santi - S. Domenico Savio

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 3 marzo 2002 - Copertina

 

 

 

 

Un augurio nella Pasqua del Signore Risorto

di BRUNO SIMONETTO

"Shalôm, Jerušalaim!"
   

Un augurio pasquale di pace per Gerusalemme e per i Cristiani della Terra Santa di Palestina; un augurio di pace per gli Arabi palestinesi di fede islamica; un augurio di pace per gli Ebrei, "che Dio scelse per primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola".

Il Salmo 122 ci invita a pregare per la pace di Gerusalemme: "Implorate la pace per Gerusalemme!" (Sl 122, 6); aggiungendo: "Vivano in pace coloro che ti amano, sia pace entro le tue mura, prosperità nei tuoi palazzi!'. Per amore dei miei parenti e vicini io dico: 'Pace su di te!'. Per amore della casa del Signore, nostro Dio, voglio chiedere per te ogni bene" (Sl 122, 6-9).

Gerusalemme è, appunto, la città della pace. Non per nulla il Salmo si apre con il volto illuminato di gioia dei pellegrini che arrivano in vista della Città Santa: "Quale gioia, quando mi dissero: 'Andremo alla casa del Signore!' ". Nel loro cuore cantano, infatti, i ricordi di tutta una storia sacra: quello del raduno delle tribù presso la tenda del convegno (Numeri 2, 2); quello dell'epoca felice in cui Davide e Salomone regnavano nella loro capitale; e questa appariva loro come il simbolo dell'unità e della pace (che si dice appunto 'shalôm'). Nel loro desiderio di felicità, essi sognano già un raduno nei tempi futuri (cfr. Isaia 33, 20; Zacccaria 9, 9s).

Veduta panoramica della Città Santa (dal Monte degli Ulivi).
Veduta panoramica della Città Santa (dal Monte degli Ulivi).

Un giorno Paolo parlerà di Gesù presente nella sua Chiesa per ristabilire i legami della famiglia umana (cfr. Efesini 2, 19-22) e il veggente di Patmos canterà la definitiva unità ritrovata, nella stupenda descrizione della Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 21, 2-22, 5).

Ma il "canto a Sion", nel Libro dei Salmi, è sempre un "cantico dei cantici della fiducia" e un augurio di pace: "… Noi non temiamo se la terra trema, se vacillano i monti nel cuore dei mari. Si agitino, ribollano le acque, si scuotano i monti a causa dei flutti. Un fiume e i suoi canali rallegrano la Città di Dio, la santa dimora dell'Altissimo. Dio sta in mezzo ad essa, non può vacillare; Dio l'aiuta al sorgere dell'alba (…). Jahweh farà cessare le guerre sino ai confini della terra, infrangerà gli archi, spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi (…). Jahweh degli eserciti è con noi, nostra roccaforte è il Dio di Giacobbe" (Sl 46).

Con ancora maggiore forza, il Salmo 87 dichiara che "Jahweh ama le porte di Sion", poiché "tutti là siamo nati!": "Avendola fondata sui monti santi, Jahweh ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe (…). Iscriverò Rahab e Babilonia come miei conoscenti; ecco, Filistea, Tiro ed Etiopia: tutti costoro là sono nati! E di Sion si dirà: 'L'uno e l'altro sono nati in essa!', e 'Proprio l'Altissimo la rende salda!' (…) Cantano e danzano: 'Tutte le mie sorgenti sono in te!' " (Sl 87).

Beato Angelico, Ingresso di Gesù in Gerusalemme, Armadio degli Argenti, Museo San Marco, Firenze.
Beato Angelico, Ingresso di Gesù in Gerusalemme, Armadio degli Argenti, Museo San Marco, Firenze.

La tradizione cristiana ha visto nel Salmo 87 un canto alla stabilità e perpetuità della nuova ed eterna Gerusalemme Celeste; e da questa tipologia nasce per l'ermeneutica cristiana una lettura cristologica. Così, ad esempio, Tertulliano, Gerolamo, Agostino e Teodoreto, sulla base di una resa ipotetica del v. 5 ("homo natus est Altissimus"), vedranno nel salmo un'anticipazione del "Verbum caro factum est" di Gv 1, 14. Per Bossuet il salmo parla dell'edificio che ha per pietra angolare Cristo. Fiorisce, così, l'interpretazione ecclesiologica che sarà dominante in tutto l'arco della tradizione cristiana e che si fonda sulla famosa allusione di Gal 4, 26: "La Gerusalemme celeste è libera ed è la nostra madre". I credenti, liberi dall'ordinamento legalistico giudaico (la Gerusalemme di Agar, la schiava), costituiscono la Gerusalemme celeste, cioè la Chiesa di Dio. La città attesa per la fine è già ora presente nella Comunità dei credenti che si basano sulla fede.

La prospettiva ecclesiologica trascinerà con sé la lettura mariologica del Salmo 87. Questo, infatti, sarà tradizionalmente usato nella liturgia mariana come un testo specifico per illustrare il fatto che in Maria come in Sion si attua la pienezza della šekinah divina (Sof 3, 14-18). Gerusalemme nel salmo appare come madre, come vera 'metro-poli', e questo ne ha ulteriormente favorito l'applicazione alla Madre del Signore.

Anche a non addentrarci in difficoltà esegetiche del testo citato, rimane pur sempre questa considerazione di Gerusalemme madre di tutti i popoli; e, sulla scia di Ezechiele (che la considera ombelico e centro del mondo, cfr. Ez 5, 5; 38, 12), la visione della Città Santa come capitale religiosa dell'intera mappa del pianeta. In altre parole: la maternità universale di Gerusalemme, principio di cancellazione della maternità universale babilonica, fonte di frattura (cfr. Gn 11), comporterebbe una specie di partecipazione planetaria al culto mosaico e alla salvezza: Sion è fonte di compatezza cosmica, è radice di armonia per la planimetria della terra e delle nazioni, è strumento di luce per i popoli, è punto di riferimento radicale per i proseliti che nel post-esilio iniziavano ad infoltirsi in certe aree dove si era attestata la presenza della Diaspora (cfr. Zc 2, 15; 8, 23), città di Dio, città della pace.

Beato Angelico, Gesù distribuisce l'Eucarestia agli Apostoli e a Maria, nella Cena del Giovedì Santo, Cella 35 del Convento, Museo San Marco, Firenze.
Beato Angelico, Gesù distribuisce l'Eucarestia agli Apostoli e a Maria
nella Cena del Giovedì Santo, Cella 35 del Convento, Museo San Marco, Firenze.

Il 'Triduo Pasquale' con Maria

Il Vangelo di Luca ci dice a più riprese che Gesù si esprime sulla sua tragica fine in Gerusalemme, tanto essa è scritta profondamente in tutta la sua opera di salvezza: "Prese con sé i Dodici e disse loro: 'Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell'uomo si compirà" (Lc 18, 31).

Saliamo anche noi a Gerusalemme in questo 'tempo di passione' dell'anno 2002, per rivivere nella liturgia e celebrare nella vita gli eventi del Triduo Sacro della Settimana Santa: nel Cenacolo del Giovedì Santo, sul Calvario del Venerdì Santo e nell'Alba radiosa della Resurrezione della Domenica di Pasqua.

Con Mria, Madre di Gesù

Con Maria, presente all'istituzione dell'Eucarestia nell'Ultima Cena, come ce la raffigura il dipinto del Beato Angelico; con Maria ai piedi della Croce, dove in Giovanni le viene affidata l'umanità intera; con Maria alla luce dell'alba di Risurrezione, quando il Figlio Risorto non può non esserle apparso, come hanno saputo esprimere fede e arte di ogni tempo.

Ma è pur sempre in Gerusalemme che questi eventi centrali della nostra fede hanno avuto il loro svolgimento. Così, mentre per il Natale del Signore ci siamo idealmente recati tutti a Betlemme, per la Settimana Santa e per la Pasqua, anche noi "andiamo a Gerusalemme, perché tutto quello che fu scritto dai profeti ha il suo compimento" (Lc 18, 31).

Gerusalemme, Città di Dio: anche per questo invochiamo per te la pace!

L. Seitz, Cristo morente con Maria, Giovanni e le pie donne ai piedi della Croce, affresco della Cappella Tedesca, Santuario di Loreto.
L. Seitz, Cristo morente con Maria, Giovanni e le pie donne ai piedi della Croce
affresco della Cappella Tedesca, Santuario di Loreto.

La pace per tutta la Terra Santa, per Gerusalemme e per la Palestina, è anche questione di dignità e di sicurezza per quanti abitano nella terra di Gesù: per gli Ebrei, per i Cristiani e i Musulmani palestinesi.

Mons. Pietro Sambi, Nunzio in Israele e Delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, il 23 ottobre scorso ha guidato i Patriarchi e i capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme in una marcia della pace fino a Betlemme, volendo così significare quanto sia ancora urgente lavorare per la pacificazione di tutti, particolarmente per quel 2 per cento della popolazione della Terra Santa che sono i Cristiani. "La loro forza - dice il Nunzio - è data dalla fede, dalla testimonianza e dai valori che proclamano e vivono. La violenza chiama violenza, l'odio distrugge l'uomo dentro e fuori. Ci si deve sedere al tavolo del negoziato con volontà di pace, senso di giustizia, rispetto reciproco, serietà negli impegni, amore per il futuro pacifico dei popoli. Anche perché Israeliani e Palestinesi sono stanchi di vivere in guerra". Ma resteranno ancora una volta, queste del rappresentante della Santa Sede, parole vuote?

E sono ascoltati gli appelli al dialogo del Papa, sempre accompagnato dal tormento per quanto continua ad accadere in Terra Santa, dove si è recato nell'Anno del Giubileo sognando un approdo definitivo di pace? "Ogni giorno porto nel cuore i problemi della Terra Santa!" - ha esclamato il giorno dell'ultimo Natale.

Padre Giovanni Battistelli, il francescano Custode della Terra Santa, all'indomani dell'incontro del 13 dicembre scorso convocato in Vaticano alla presenza del Papa e dei vertici della Curia Romana, con Patriarchi e Vescovi del Medio Oriente, sul "Futuro dei Cristiani in Terra Santa", ha detto: "Stiamo vivendo una situazione ed un momento nel quale i Cristiani si trovano in grandissima difficoltà e molti sono tentati di andarsene: circa 470 famiglie se ne sono già andate. Si sta verificando quello che temeva Paolo VI, quando auspicò "che i Luoghi Santi non diventino musei". È quello che rischia inesorabilmente di accadere. Dobbiamo fare in modo che non continui così".

Dalla deprecata guerra in Afghanistan, secondo alcuni commentatori politici, possono nascere uno Stato sovrano in Palestina e la pace in tutto il Medio Oriente; oppure un conflitto senza fine tra Israeliani e Palestinesi, con alta probabilità di vedervi coinvolta l'intera regione. Dipende, dicono, da quanto durerà e come procederà la lotta contro Bin Laden e i Taliban di Al Qaeda. Se la guerra si conclude in tempi relativamente brevi, con il sostanziale raggiungimento degli obiettivi finali, è probabile che l'Occidente cercherà di ottenere parallelamente un accordo di pace tra Israele e Autorità Palestinese: sarebbe il sistema migliore per smentire la tesi del "conflitto tra civiltà" e della "crociata" contro l'Islam. Ma se la guerra in Afghanistan durasse anni e non ottenesse lo scopo fissato, il Medio Oriente potrebbe esplodere: un golpe fondamentalista in Arabia Saudita, uno scambio di colpi a suon di missili balistici tra Israele e Iraq, sono soltanto due degli scenari più pessimistici tracciati dagli strateghi militari per un simile sviluppo…

Tiziano Vecellio, Il Risorto appare alla Madre, Chiesa parrocchiale, Medole (Mantova).
Tiziano Vecellio, Il Risorto appare alla Madre, Chiesa parrocchiale, Medole (Mantova).

Noi, ovviamente, ci auguriamo che la guerra in Afghanistan finisca presto e bene, per portare finalmente a conclusione anche in Medio Oriente quel processo di pace di cui ha tanto bisogno la Palestina, proprio mentre continua l'intifada e la reazione violenta di Israele non si fa mai attendere; e quando la via dell'incomprensione - assieme a quella dell'odio reciproco - continua ad apparire interminabile…

Un augurio pasquale di pace per la Terra di Gesù e per i Cristiani di Palestina; un augurio di pace per gli Arabi di fede islamica; un augurio di pace per gli Ebrei, con il sentimento di rispetto che ebbe Papa Giovanni Paolo II, quando si recò al Memoriale dell'Olocausto di Yad Vashem a Gerusalemme.

Per i Palestinesi Cristiani, nostri fratelli di fede, la pace augurata da Cristo Risorto; per i Palestinesi Arabi Musulmani, nostri fratelli in umanità e nella comune fede di Abramo, la protezione dell'unico vero Dio in cui credono, nella vera libertà e nella vera pace; per gli Ebrei l'augurio e la preghiera che la Chiesa ci fa innalzare a Dio nel Venerdì Santo: "Il Signore nostro Dio, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza".

Per Gerusalemme, Città di Dio e Città Santa per tutte e tre le religioni monoteiste, ancora l'invocazione struggente della pace: "Shalôm, Jerušalaim!".

 Bruno Simonetto