Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2003

Il ‘programma mariano’ di Giovanni Paolo II

Maria privilegia gli umili
  
Mons. Angelo Comastri

"Donna, ecco Oscar Luigi: è tuo figlio!"
  
Sen. Oscar Luigi Scalfaro

Il Rosario di Papa Wojtyła
  
Luigi De Candido

Rosario e ritmo della vita
  
Giuseppe Daminelli

Maria, donna di frontiera
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Il Monastero di Dochiaríu e l’icona della Gorgoepíkoos
  
George Gaharib

Un miracolo ‘mariano’ per intercessione di Madre Teresa
  
Maria Di Lorenzo

Maria educatrice e mistagoga del cristiano
   Stefano De Fiores

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione - 11
  
Bruno Simonetto

Litanie Lauretane

 

Madre di Dio n. 1 gennaio 2003 - Copertina

 

 

 

 

Presto sugli altari la santa Suora della Carità

di MARIA DI LORENZO

Un miracolo "mariano" 
per intercessione di Madre Teresa

   

La miracolosa guarigione di una donna indiana di religione animista apre la strada alla ormai prossima beatificazione della Fondatrice delle Missionarie della Carità. 
Il Memorare, preghiera prediletta dalla santa di Calcutta.

Il 26 luglio 1999, con ben tre anni di anticipo sui cinque previsti dalla Chiesa, si è aperto a Calcutta il processo di beatificazione di Madre Teresa, scomparsa la sera del 5 settembre 1997. Tutto ciò per volontà del Santo Padre che, in via del tutto eccezionale, ne ha voluto accelerare la procedura: per la gente Madre Teresa è già santa da un pezzo.

La sua figura minuta, il suo fragile fisico piegato dalla fatica, il suo volto solcato da innumerevoli rughe sono ormai conosciuti in tutto il mondo. Chi l’ha incontrata anche solo una volta, non ha più potuto dimenticarla: la luce del suo sorriso rifletteva la sua immensa carità. Essere guardati da lei, dai suoi occhi profondi, amorevoli, limpidi, dava la curiosa sensazione di essere guardati dagli occhi stessi di Dio.

Dopo la sua morte (che lei amava definire "il ritorno a casa, da Gesù") sono sorte nuove Comunità sparse per il mondo, e sbocciate molte nuove vocazioni, mentre in gran numero sono le segnalazioni di grazie e di miracoli trasmessi alla Postulazione delle Missionarie della Carità. Uno di questi, una donna indiana malata di tumore e guarita per l’intercessione della suora di Calcutta, condurrà quest’ultima molto presto alla gloria degli altari.

Madre Teresa in Piazza San Pietro, nell’Incontro mondiale delle Famiglie, l’8-9 ottobre 1994: le è accanto sr. Mary Nirmale Joshi che alla sua morte, avvenuta il 5 settembre 1997, le succederà alla guida delle Missionarie della Carità di Calcutta.
Madre Teresa in Piazza San Pietro, nell’Incontro mondiale delle Famiglie, l’8-9 ottobre 1994:
le è accanto sr. Mary Nirmale Joshi che alla sua morte, avvenuta il 5 settembre 1997,
le succederà alla guida delle Missionarie della Carità di Calcutta.

Chiamata a servire i poveri

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nasce il 26 agosto 1910 a Skopje (ex-Jugoslavia, oggi Macedonia), da una famiglia cattolica albanese. Cresce nella parrocchia di Cristo Re dove frequenta il Sodalizio, un gruppo di preghiera e aiuto per le missioni. Lì incontra dei Padri gesuiti che lavorano nella lontana Calcutta, una città del Bengala. L'esperienza dei missionari la colpisce profondamente, tanto che a 18 anni decide di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto, presente anche in India.

Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è a Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya, per il periodo del Noviziato. Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù(scelto per la sua devozione alla Santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegnerà Storia e Geografia alle ragazze di buona famiglia nel Collegio delle Suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.

Oltre il muro di cinta del Convento c’era Motijhil, con i suoi odori acri e soffocanti, uno degli slum più miserabili della megalopoli indiana, la discarica del mondo. Da lontano suor Teresa poteva sentirne i miasmi che arrivavano fino al suo Collegio di lusso, ma non lo conosceva. Era l’altra faccia dell’India, un mondo a parte per lei, almeno fino a quella fatidica sera del 10 settembre 1946, quando avvertì la "chiamata nella chiamata" mentre era in treno diretta a Darjeeling, per gli Esercizi Spirituali.

Madre Teresa, ricevuta in Udienza da Giovanni Paolo II il 13 dicembre 1979, al suo ritorno da Oslo, dove le è stato conferito il Premio Nobel per la Pace.
Madre Teresa, ricevuta in Udienza da Giovanni Paolo II il 13 dicembre 1979,
al suo ritorno da Oslo, dove le è stato conferito il Premio Nobel per la Pace.

Durante quella notte una frase continuò a martellarle nella testa per tutto il viaggio, il grido dolente di Gesù in croce: "Ho sete!". Un misterioso richiamo che col passare delle ore si faceva sempre più chiaro e pressante: lei doveva lasciare il Convento per i più poveri dei poveri. Quel genere di persone che non sono niente, che vivono ai margini di tutto, il mondo dei derelitti che ogni giorno agonizzavano sui marciapiedi di Calcutta, senza neppure la dignità di poter morire in pace.

Suor Teresa lasciò il Convento di Entally con cinque rupie in tasca e il sari orlato di azzurro delle indiane più povere, dopo quasi 20 anni trascorsi nella Congregazione delle Suore di Loreto. Era il 16 agosto 1948.

La sua abitazione divenne una baracca sterrata, dove ricoverava quelli che non venivano accolti negli Ospedali. Là, qualche tempo dopo, l’avrebbe raggiunta Shubashini Das, una ragazza di famiglia agiata, ex alunna del Collegio di Entally, che spogliandosi del suo sari elegante indossava la nuova veste a buon mercato e prendeva il nome di Agnes, quello secolare della fondatrice.

Presto le Suore divennero quattro, poi otto, poi dodici; la Comunità andava formandosi. La piccola Gonxha di Skopje diventava Madre Teresa e iniziava da questo momento la sua corsa da gigante.

Madre Teresa di Calcutta parla al Sinodo dei Vescovi, nel novembre del 1994.
Madre Teresa di Calcutta parla al Sinodo dei Vescovi, nel novembre del 1994.

Icona della carità

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità otteneva il primo riconoscimento, l’approvazione diocesana. Si trattava di una ricorrenza mariana, la festa del Rosario, e di certo non era casuale, dal momento che a Maria veniva dedicata la nuova Famiglia religiosa.

"La nostra Società – si legge infatti nel primo capitolo delle Costituzioniè dedicata al Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra gioia e Regina del Mondo, perché è nata su sua richiesta, e grazie alla sua continua intercessione si è sviluppata e continua a crescere".

Così, in aggiunta ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza, ogni Missionaria della Carità ne fa anche un quarto di "dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri", riconoscendo in Maria l’icona del servizio reso di tutto cuore, della più autentica carità.

Convinta che la santità è possibile a chiunque s’impegni seriamente nel seguire Gesù, Madre Teresa ne conosceva il segreto: l’affidamento a Maria. "Ricorrere a Lei con confidenza come di bambini in tutte le proprie gioie e pene", non mancava mai di raccomandare ogni giorno alle sue Suore. "All for Jesus through Mary": tutto per Gesù attraverso Maria.

Non a caso volle chiamare "Dono di Maria" la casa donatale dal Papa, a due passi da San Pietro, per farne una mensa aperta a tutti i poveri e diseredati di Roma. Un regalo di Giovanni Paolo II alla Fondatrice delle Missionarie della Carità che, come lo stesso Pontefice ricordò all’indomani della sua scomparsa, "ha fatto sentire a tutti gli sconfitti della vita la tenerezza di Dio".

Madre Teresa negli anni degli inizi della sua opera, tra bambini e ragazzi indiani.
Madre Teresa negli anni degli inizi della sua opera, tra bambini e ragazzi indiani.

Un miracolo col sigillo di Maria

La preghiera del Memorare era una delle devozioni predilette da Madre Teresa. Attribuita a San Bernardo di Chiaravalle, risale al XII secolo: per chi la recita devotamente, il ‘Manuale delle Indulgenze’ prevede l’indulgenza parziale. Madre Teresa era solita recitarla per nove volte di seguito, in ogni circostanza nella quale aveva bisogno di aiuto soprannaturale.

E a tale preghiera squisitamente mariana si lega l’evento della guarigione miracolosa e "scientificamente inspiegabile" avvenuta a Patiram, cittadina indiana del West Bengala, a 300 chilometri a nord di Calcutta.

Monika Besra, una trentenne sposata e madre di cinque figli, agli inizi del 1998 era stata colpita da meningite tubercolare, alla quale si era successivamente aggiunta una forma tumorale che l’aveva ridotta in fin di vita. Residente in un piccolo villaggio tribale nel quale si pratica la religione animista, Monika era stata portata dal marito nel Centro di accoglienza delle Missionarie della Carità, a Patiram, il 29 maggio di quell’anno. Debolissima, Monika era in preda a continue febbri, con vomito e atroci mal di testa. Non aveva la forza neppure per stare in piedi e non poteva più trattenere il cibo, quando alla fine di giugno la donna avvertì la presenza di una tumefazione all’addome. Sottoposta a un consulto specialistico nel Collegio medico del Nord Bengala, a Siliguri, la diagnosi segnalò un tumore ovarico di grandi dimensioni.

La veneratissima tomba di Madre Teresa di Calcutta.
La veneratissima tomba di Madre Teresa di Calcutta: sulla lapide è inciso il versetto
del Vangelo di Giovanni: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi".

L’operazione non poteva essere eseguita a causa dello stato di grave deperimento organico della paziente che non era in grado di affrontare l’anestesia. La poverina fu perciò rimandata a Patiram. Suor Bartholomea, Superiora del Convento delle Missionarie della Carità del luogo, con suor Ann Sevika, responsabile del Centro di accoglienza, il pomeriggio del 5 settembre 1998 si recò al capezzale di Monika.

Quel giorno era l’anniversario della morte della loro fondatrice. Venne celebrata una Messa e per tutto il giorno fu esposto il Santissimo Sacramento. Alle ore 17 le Suore andarono a pregare attorno al letto di Monika. Suor Bartholomea si rivolse mentalmente a Madre Teresa: "Madre, oggi è il tuo giorno. Tu ami tutti quelli che si trovano nelle nostre case. Monika è malata; per favore, guariscila!". Si recitò per nove volte il Memorare, la preghiera prediletta da Madre Teresa, quindi fu poggiata sullo stomaco dell’ammalata una medaglia miracolosa che aveva toccato il corpo della Madre subito dopo la morte. Dopo pochi minuti, la donna si assopì dolcemente.

Svegliandosi il giorno seguente, non sentendo più alcun dolore, Monika si toccò l’addome: la grande massa tumorale era scomparsa. Il 29 settembre fu portata a una visita di controllo e il medico restò stupefatto: la donna era guarita, e in maniera perfetta, senza che si fosse effettuato alcun intervento chirurgico.

Poco tempo dopo Monika Besra poteva tornare a casa, tra la sorpresa e l’incredulità del marito e dei figli, per la sua improvvisa quanto inspiegabile guarigione.

Maria Di Lorenzo
    
   

Memorare (Orazione di S. Bernardo)

Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo
che qualcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto,
chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza a te ricorro, o Madre, o Vergine delle Vergini;
a te vengo, e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere,
ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen.