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N. 4 aprile 2004
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Con Maria nel nuovo millennio di STEFANO DE FIORES "Caro Christi,
caro Mariae…" Nell’armonia della sua vita anche fisica Gesù rimanda al Padre e a Maria: sorgenti da cui attinge le qualità del suo corpo che rivelano l’infinita bontà di Dio e il cuore misericordioso della Madre. Le espressioni di Gesù nell’Ultima Cena, riportate dai sinottici e da Paolo, sono al centro del memoriale eucaristico. Giovanni le approfondisce nella sua teologia. "Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue". – "Chi mangia la mia carne…". – "E il Verbo si è fatto carne …". L’Eucaristia rimanda in maniera diretta all’evento dell’Incarnazione, al ‘farsi carne’ del Figlio di Dio. Matteo e Luca lo dicono con altri termini: "Maria, dalla quale è nato Gesù" (Mt 1,16). – "Si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1,18). – "Concepirai nel grembo" (Lc 1,31). – "Prima di aver concepito nel ventre" (Lc 2,21). "Deposto in una mangiatoia" (Lc 2, 7.12.16), mentre indica il segno, il dono di Maria e l’accoglienza, lascia intravedere lo scandalo futuro dell’élite: "Non conosciamo suo padre e sua madre?" (Gv 6, 42).
A mensa con i peccatori La moltiplicazione dei pani, come sottolinea Giovanni, evoca la molteplicità degli interventi di Dio nella storia d’Israele, specie il banchetto che Dio imbandisce per i suoi figli, quindi rimanda alla vicenda di Gesù che mangia e beve con i peccatori, al banchetto messianico, alla cena, al Risorto che si fa presente tra i suoi e prepara loro il cibo. In questi banchetti Maria è presente; anzi, per Giovanni, li anticipa: "Non hanno più vino… Fate quello che Egli vi dirà"; espressione che richiama l’altra: "Fate questo in mia memoria" (Gv 2, 3.5; Lc 22, 19). Cana si rapporta al Calvario dove dal costato del Crocifisso sgorga sangue ed acqua (cfr. Gv 2,1; 19, 25-27). Anche lì Maria è presente e dal Figlio viene introdotta nella maternità universale, e nella Chiesa primitiva partecipa all’Eucaristia (cfr. At 1,14; 2, 32). Solo lei ne può cogliere in profondità il mistero e introdurvi i discepoli nei secoli, come singoli e come Comunità. L’Eucaristia è il corpo e il sangue che il Figlio di Dio ha assunto da Maria: è il fondamento di Caro Christi, Caro Mariae. Paolo sottolinea il rapporto tra il corpo del cristiano e il corpo di Cristo, un’unione che salva, perché si fonda sull’Eucaristia (cfr. 1Cor 10, 16s; 11, 27.29). Nel suo corpo, nella morte, Cristo ha riconciliato il mondo (cfr. Ef 2, 16s; 4,4; Col 1, 22; 3, 15). Il corpo, quale tempio dello Spirito, è destinato alla resurrezione e in questa vicenda coinvolge il creato, una possibilità donata dal Cristo nel quale abita corporalmente la pienezza della divinità (cfr. Gv 1, 14-16). Egli ci riscatta, ci libera, ci riconcilia e fa pace nel suo corpo sulla Croce. Attua la comunione facendoci suo corpo, per cui si dà la reciprocità: noi in Cristo e Cristo in noi.
L’Apocalisse presenta la donna, la Madre del Messia, la Chiesa, generatrice della nuova umanità nel mistero dell’Agnello immolato, nell’invocare con lo Spirito: "Vieni, Signore Gesù!" (Ap 22, 20); un’allusione all’Eucaristia. Maria è associata al Salvatore anche nella gloria, partecipa in maniera singolare alla sua mediazione pasquale, vivendo radicalmente nello Spirito del Risorto la duplice direzione dell’agape verso Dio e la creazione, nell’obbedienza della fede e nella solidarietà incondizionata. Gli apporti biblici e patristici in questa direzione sono tanti. Maria nei secoli intercede per noi nelle nostre necessità, pregando con la stessa preghiera di Gesù: "Padre, dacci il pane quotidiano!" (Lc 11, 3). La liturgia celebra il mistero del "Verum corpus, natum de Maria Virgine", nella spiritualità matura la consapevolezza, che si fa vita, di essere nutriti da Cristo, da Colui che si è posto a mensa con i peccatori fino a donare se stesso come nutrimento. Il discepolo è chiamato a condividere i sentimenti del Cristo, porsi a servizio, dare da mangiare come nella moltiplicazione dei pani, divenire cibo per sfamare la fame del mondo, porsi a mensa con i peccatori.
La comunione mediante il corpo Gesù utilizza i simboli tratti dalla vita fisica, dai sensi e dai suoi bisogni, dalla gestualità. Nella sua predicazione con le immagini, le metafore, i proverbi, le parabole, lascia trasparire il suo rapporto luminoso con il mondo e i suoi abitanti, dal filo d’erba all’uccello dell’aria, al sole, ai ritmi del tempo nelle giornate, nelle stagioni, nell’anno, alle bestie della campagna, dalla pecorella e la chioccia al lupo. Dal corpo, con la sua capacità simbolica, sa trarre tanti ammaestramenti, accoglie e porta a compimento la simbolicità della vita nella sua capacità di dire Dio e il suo mistero e di irradiarlo. Guarisce dentro la carne e offre la guarigione fisica e spirituale. Giovanni propone una ricca terminologia che parte dagli occhi e ha i suoi riflessi nei termini "luce" e "vita". Quelli che accolgono Gesù e lo seguono diventano "figli della luce". Dalla vita fisica, dal camminare, ascoltare, toccare, partono tante immagini simboliche che rimandano al mistero. Il camminare è simbolo del divenire nel tempo, della crescita spirituale. Lo spazio si associa al tempo. Gesù, il Figlio di Dio e Figlio di Maria, "Deus viator" che incrocia il cammino dell’uomo, da Adamo ad Abramo, a Israele nell’Esodo, a ognuno di noi che è sempre in cammino; Egli è l’Esodo: uscito dal Padre, viene nel mondo e torna al Padre ove prepara per i suoi la dimora. La sua vicenda terrestre di predicatore itinerante si compie nella sua vita di Risorto che si fa incontro ai suoi; e nell’Eucaristia si fa cibo per nutrire la Chiesa pellegrina verso il Regno. Il cammino, infatti, mentre dice spazialità orizzontale e circolare, dice pure verticalità: coniuga Cielo e terra. Nella pietà popolare ci si rivolge a Maria "donna del cammino". In questa prospettiva si può leggere il Magnificat, il canto della donna che si alza, esce, va nel pubblico della sollecitudine, la donna dell’itineranza nella fede, dei viaggi di passione da Nazaret a Ain-Karim, Betlem, Gerusalemme, Egitto… di nuovo a Gerusalemme, fino all’ultima Pasqua del Figlio, per raggiungere, poi, il mondo con il discepolo che Gesù amava. Il corpo richiama il nutrimento e il vestito. Maria nutre e veste il Figlio di Dio divenuto suo Figlio. Nell’esperienza di Gesù rimane pure una singolare attenzione alle necessità del cibo e delle vesti, incoraggiando ad alzare gli occhi in alto con totale affidamento alla Provvidenza del Padre. Nell’armonia della sua vita anche fisica, Gesù rimanda a Maria e al Padre: sorgenti da cui attinge l’amore e la gioia, la luminosità della sua intelligenza, la purezza del cuore, la libertà fedele che rivelano l’infinita bontà di Dio e anche il cuore misericordioso della Madre. I suoi tratti psicologici e spirituali, che emergono dalle sue parole, dai suoi atteggiamenti, dal suo operare, richiamano la vita di Maria e della famiglia di Nazaret, il profilo spirituale di Maria e di Giuseppe, la fenomenologia della loro spiritualità. Vi è, quindi, una somiglianza fisica, psicologica, spirituale in questa famiglia, pur nelle asimmetrie e nelle sproporzioni. Poeti e artisti hanno ritratto con realismo i volti simili, lasciando intravedere dai loro sguardi la comune missione. Il Magnificat e l’Inno di giubilo, quali composizioni ‘sintesi’ dell’esistenza oltre le dialettiche, come coniugazione nell’amore dei molteplici aspetti della vita nel centro organizzatore dell’agape, restano nella storia come una via da percorrere costantemente per meditare sul non-ancora del nostro comprendere. L’Eucaristia ne è il luogo singolare e unico.
I significati antropologici e teologici del corpo Sarebbe utile esplicitare i significati antropologici e teologici dei termini corpo e carne per individuare il tipo di rapporto – conflittuale, consequenziale, interdipendente – tra caro e corpus. Si dovrebbero valorizzare i contenuti biblici e storico-patristici, ma anche la pietà popolare nei suoi molteplici linguaggi, dalla preghiera ai proverbi, all’arte, evidenziando i collegamenti con l’Eucaristia e con Maria, mettendo pure a tema l’antropologia di genere capace di rispondere, non in maniera responsoriale, alle domande e istanze emergenti dal contesto contemporaneo credente e non. Mercedes Navarro ha tentato un approccio interessante coniugando il punto di vista biblico con una spiccata attenzione alle scienze umane, specie psicologiche. Il richiamo alla carne indica non solo la fragilità, ma anche la consistente realtà fisica del Cristo e della Madre contro ogni tentazione di docetismo che sarebbe lo svuotamento della storia della salvezza. Alcune mistiche hanno sperimentato il rapporto con Gesù sulla scia di Maria, la Madre; parlano del parto della Vergine con un realismo carico di simbolismo teologico. Si potrebbe instaurare un rapporto tra il modo di sentire di alcuni Padri, dottori e teologi della Chiesa, che nei secoli si sono lasciati guidare dal ricco simbolismo biblico, specie dal Cantico dei Cantici, e alcune pagine redatte da donne. Esistono consistenti pubblicazioni che riscattano il corpo femminile, per molto tempo chiamato in causa per discriminare la donna e, in tal senso, è stato pure utilizzato il riferimento a Maria. Nel Corpo eucaristico è possibile parlare del corpo di Maria, delle donne e degli uomini, in maniera salvifica – del resto, Paolo l’ha fatto –; è possibile soprattutto riscattare Maria per le donne come amica e sorella, nella sua maternità, nella quale sono come associate, per risignificare in senso teologale il generare umano. Tutta la mariologia, in questa prospettiva, andrebbe rielaborata proprio mettendo a tema la fisicità del corpo e, per estensione, la fenomenologia della sua esistenza teologale e solidale. Un richiamo ad umanizzare la figura di Maria come donna e come madre, ma anche a sottolineare la capacità di simbolizzazione del femminile e del maschile. Anche per Maria vale il principio: se è un ideale disincarnato, apparente, apparente è la salvezza. I riferimenti e i nessi tra corpo-carne-sangue di Cristo e salvezza umana totale nella unità psicofisica spirituale sono costanti. L’Eucaristia e la pietà mariana sono al centro di questa consapevolezza e danno consistenza, realismo, a questi nessi. Dall’Eucaristia scaturisce la profezia del modo evangelico, pienamente umano, di curare e valorizzare il corpo attraverso una profonda spiritualità, delimitando le proprie esigenze secondo il progetto vocazionale e trasformando il corpo in irradiazione dello spirito. Questa profezia ha spazi sconfinati in ambito pastorale perché conduce la Chiesa ad evangelizzare in maniera ‘nuova’ l’areopago che è il corpo umano, una via pedagogica per educarsi ed educare ad accogliere la propria esperienza corporea, la propria evoluzione. Anche la caduta della doppia morale, che imputava gli errori nell’esercizio della sessualità in senso genitale unicamente alla donna, conduce nella direzione dell’amore, della libertà come responsabilità. Stefano De Fiores |
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