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N. 4 aprile 2004
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Il
miracolo della Pasqua si ripete Dal Diavolo a Dio La singolare storia della conversione di Adolfo Retté, scrittore pornografico francese dell’inizio del secolo XX. La sera del Venerdì Santo, mentre alcuni scendevano dal Calvario e altri osservavano da lontano la scena terribile e umiliante della crocifissione, non erano pochi a pensare che la veloce carriera del giovane Profeta di Galilea fosse definitivamente conclusa; e in un fallimento totale e irreversibile! Ma il Profeta di Galilea… era Dio, Dio fatto uomo per amore di ogni uomo: e la sua morte era una divina avventura di amore, per riaccendere l’amore nel gelido freddo della storia umana. Un’avventura degna soltanto di Dio! "E il terzo giorno risuscitò": appunto! Unico caso nella storia, perché era unico il personaggio. E, dalla sera di quel giorno di Pasqua, è possibile incontrare Cristo dovunque. È Lui, sempre Lui, dovunque Lui…inatteso, eppure rispondente alle attese del cuore umano. Dal ‘Diario’ di Adolfo Retté Adolfo Retté, uno scrittore pornografico dell’inizio del secolo XX, così sintetizza la sua vita: dal Diavolo sono passato a Dio! Nel suo ‘Diario’ egli racconta l’ultimo decisivo passo verso l’abbraccio della salvezza. Questo passo, però, era precluso dalla relazione impura con la "donna dagli occhi neri". Ella, nel frattempo, si era accorta che qualcosa di strano stava accadendo nell’uomo che, per anni ed anni, aveva dominato con le sue seduzioni; lottò per riconquistarlo e, alla fine, quando si accorse che non aveva più il potere di seduzione di un tempo, prese da sola la decisione di allontanarsi per sempre. Adolfo Retté racconta questo fatto con lo stupore di chi capisce che è stato un dono di Dio, un intervento della Grazia, un laccio tagliato dall’Alto.
Intanto ritorna a Parigi e, presentato da Francesco Coppée (poeta e scrittore famoso, fervente cattolico), si reca da un Sacerdote pio e dotto, Vicario di San Sulpizio. Esita prima di entrare, ritorna la paura e riaffiora la vergogna; vorrebbe scappare… ma poi bussa alla porta e una voce buona lo invita ad entrare: e trova davanti a sé un Sacerdote anziano, con gli occhi pieni di luce e con il volto amabilmente sorridente. Inizia il dialogo interrotto dal pianto, dal silenzio: il sacerdote ascolta, incoraggia, parla di "festa del perdono", di "gioia di Dio per il ritorno del figlio perduto". E spalanca nuovi orizzonti di luce e di speranza. Ad un certo punto il Sacerdote, come se fosse una cosa scontata, dice ad Adolfo Retté: "Facciamo un bel segno di Croce!". Retté abbassa la testa e sussurra: "Padre, non l’ho mai fatto. Non so come si fa!". Il Sacerdote glielo insegna, ripetendolo più volte e… poi lo invita a tornare a casa per riposarsi a dovere: "Si vede che lei è stanco per tante notti insonni. Ci rivedremo domani, alla stessa ora". Retté torna a casa con l’anima liberata dall’angoscia e, prima di addormentarsi, esclama: "Madre del mio Dio, mi affido completamente alle Vostre mani e Vi dono l’anima mia. DegnateVi di presentarla al Vostro Figlio!". Ripeté il segno della Croce e si addormentò d’un sonno tranquillo, che da tanto tempo non conosceva più. Quando arriva Dio, arriva la pace. Da allora la sua vita divenne un canto di gioia. E, dopo la Prima Comunione ricevuta allora, in età adulta, esclama: "Perché non si può arrestare il tempo in quest’ora solenne di calma e di innocenza? Durante la giornata che seguì la Santa Comunione, vissi in una specie di sogno luminoso. Tutti i miei pensieri si volgevano al Signore; mi pareva che ogni cosa avesse assunto un aspetto festoso. Alla lettera: vedevo l’universo con occhi nuovi". Anche Gilberto Chesterton, nel 1922, dopo la sua conversione e la prima Confessione, esclamò: "Quando mi inginocchiai davanti al Sacerdote e confessai le mie colpe, il mondo si rovesciò davanti a me.. e divenne dritto". Questi sono i veri miracoli che Cristo continuamente compie, quando un cuore gli apre umilmente la porta della libertà. È il miracolo della Pasqua che si ripete nel tempo… Mons. Angelo Comastri |
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