Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2004

Con Maria, Regina degli Apostoli

"Regina Coeli, laetare…"

Amici lettori

I Santuari mariani luoghi di liberazione da Satana
  
Gabriele Amorth

"Caro Christi, caro Mariae…"
  
Stefano De Fiores

Dal Diavolo a Dio
  
Mons. Angelo Comastri

In che senso possiamo parlare di Maria Corredentrice?
  
Giuseppe Daminelli

Maria, la tenerezza materna di Dio
  
Alberto Rum

"Regina Coeli, laetare…"
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

L’Inno Akátisto alla Madre di Dio, Ricerca dei perduti e Gioia di tutti gli afflitti - 2
  
George Gharib

Il parentado di Gesù, gente tra fede e sfiducia
   Luigi De Candido

 "Non vivrò un solo istante senza amore"
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

La Mariologia del Beato don G. Alberione - 25
  
Bruno Simonetto

La Famiglia Paolina sulla via della santità con Maria

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 4 aprile 2004 - Copertina

 

 

 

 

Problemi attuali di mariologia

di GIUSEPPE DAMINELLI

In che senso possiamo parlare di
Maria Corredentrice

   

Tentiamo di riassumere, sia storicamente che concettualmente, la complessa vicenda del titolo mariano di "Corredentrice" riferito alla Madre di Dio.

L'insieme dei dogmi sulla Vergine Maria, il suo immacolato concepimento e l’esenzione dal peccato, la sua maternità divina, la sua verginità perpetua e la sua assunzione corporale, possono essere nuovamente oggetto della sistemazione teologica; si può porli in confronto con altre categorie della dottrina della fede e tentare di esprimere il loro rapporto con tali categorie.

In questo lavoro teologico sta un autentico sforzo per una più profonda intelligenza della fede, per progredire nella conoscenza della verità. D’altra parte, da questo lavoro derivano tuttavia tesi che non hanno propriamente la natura di dogmi. Sono sistemazioni più o meno riuscite all’interno dei concetti della fede, non genuini misteri; conseguenze, non fondamenti del pensiero della fede.

Perciò tali tesi, anche nel caso in cui asseriscono verità indiscutibili, non formano materia adatta per definizioni dogmatiche; devono appartenere al patrimonio della teologia e non devono diventare princìpi del patrimonio della fede, poiché la loro provenienza immediata sta nel sistema dei nostri concetti, più che in semplici posizioni da parte di Dio.

Van der Weyden, "Stabat autem iuxta Crucem Jesu mater ejus" – Museo del Prado, Madrid.
Van der Weyden, "Stabat autem iuxta Crucem Jesu mater ejus" – Museo del Prado, Madrid.

Maria e la Redenzione

Le sistemazioni teologiche nella dottrina mariana si sono sviluppate negli ultimi decenni soprattutto in due diverse direzioni. Si è cercato di ordinare la dottrina mariana o in rapporto con l’idea della Redenzione o in rapporto con l’idea della Chiesa.

Dal momento che queste due idee hanno tra loro stretti rapporti, ne deriva anche la varietà dei punti di incontro dei due tentativi di sistemazione. Qui, si deve esaminare come si possa esprimere in modo concettualmente esatto il rapporto di Maria con la Redenzione. Il termine circa il quale si cristallizza il problema è quello di "Corredentrice".

Circa questo argomento R. Laurentin ha elaborato un’indagine precisa ed esauriente. Ne risulta che dal secolo X in poi Maria è stata occasionalmente chiamata Redemptrix, ma unicamente nel senso di "madre del Redentore", che corrisponde press’a poco all’espressione di Ireneo "causa della nostra salvezza". Quando poi, nel secolo XII, con Bernardo di Chiaravalle fu attribuita a Maria una sua propria cooperazione ai piedi della Croce, si dovette evitare il titolo di "Redentrice", poiché esso in tale contesto s’era fatto troppo vicino all’opera redentrice di Cristo, unica in senso assoluto.

Si tenta di collocare accanto alla Passione di Cristo la "compassione" di Maria, finché in un inno anonimo proveniente da Salisburgo nel secolo XV, si deduce immediatamente dalla "com-passio" il titolo di "Corredentrice".

L’idea ‘più forte’ chiamò l’espressione più debole, poiché essa altrimenti non sarebbe stata accettabile secondo la fede; il titolo di Redentrice prevale però ancora fino nel secolo XVII; viene superato nel secolo XVIII da Corredentrice, e scompare soltanto nel secolo XIX. Contemporaneamente si sviluppa la tematica di questo concetto di Corredentrice.

Luca Giordano, La deposizione dalla Croce – Galleria dell’Accademia, Venezia.
Luca Giordano, La deposizione dalla Croce – Galleria dell’Accademia, Venezia.

All’inizio del secolo XVII, il gesuita Chinino de Salazar tratta per la prima volta espressamente il problema teologico della cooperazione diretta di Maria all’opera della Redenzione. Il titolo trova però i suoi oppositori come l’autore dei "Monita salutaria B.V. Mariae ad cultores suos indiscretos"

Anche Scheeben, che non si può accusare di minimalismo nella mariologia, vede nell’espressione più inconvenienti che pregi, e la definisce ‘guercia’ e ‘irritante’.

All’inizio del secolo XX, con il cinquantenario della definizione dell’Immacolata Concezione, s’accende una nuova discussione. "Il titolo di ‘Corredentrice’ diventa ciò che non era mai stato: il centro della discussione circa la partecipazione di Maria all’opera della Redenzione". Da questo momento la discussione si protrae fin ai nostri giorni.

Il problema speculativo viene posto in questo modo. Si distingue tra "Redenzione oggettiva" – cioè, "il prezzo del riscatto" che Cristo ha reso al Padre mediante la sua morte come soddisfazione e merito, in quanto causa sovrabbondante per la redenzione di tutti –, e "Redenzione soggettiva" – cioè, l’applicazione della Grazia di Redenzione guadagnata oggettivamente da Cristo al singolo uomo per la sua redenzione effettiva –.

I teologi più riservati attribuiscono a Maria, all’interno di questo schema, solo una cooperazione alla "Redenzione soggettiva" di tutti, mentre la sua cooperazione alla "Redenzione oggettiva" sarebbe stata indiretta, in quanto madre del Redentore. La corrente opposta sostiene l’opinione che Maria mediante la sua "com-passione" ai piedi della Croce, in dipendenza da Cristo ma insieme con lui, ha cooperato a meritare il prezzo stesso della Redenzione, la "Redenzione oggettiva".

Questa seconda è l’opinione della maggior parte dei mariologi che si dedicano in modo particolare a questo tema. Essa può poggiarsi ad un’espressione di San Pio X, secondo la quale Maria "merita de congruo ciò che Cristo ci ha meritato de condigno". Il contesto di questo passo sembra, però, veramente riferirsi inequivocabilmente alla "Redenzione soggettiva", alla mediazione della Grazia.

La parola del Papa è stata nel frattempo superata di molto dalla tesi secondo la quale il merito di Maria quale "Corredentrice" sarebbe un merito ‘de condigno’, ciò che significa di piena parità, non solo per benevola considerazione.

Il fondamento per questo è visto nella maternità divina di Maria che la rende secondo alcuni autori "Capo subordinato" del Corpo di Cristo, per cui si potrebbe parlare anche per lei di una certa ‘grazia capitale’.

Michelangelo Buonarrotti, Pietà (part.) – Basilica San Pietro in Vaticano.
Michelangelo Buonarrotti, Pietà (part.) – Basilica San Pietro in Vaticano.

Accogliere la Redenzione per tutti gli uomini

Con tali espressioni, però, si è raggiunto il punto in cui le asserzioni dei teologi cessano di avere un significato.

Il concetto di Capo, di grazia capitale, è coniato per esprimere l’unicità di Cristo rispetto a tutti i redenti. Perde il suo significato se viene applicato, pur con una modifica, a qualcuno che non è Cristo.

La stessa osservazione vale per il "merito adeguato": il concetto è quasi foggiato apposta in vista della persona divina di Cristo, in quanto è in questione la "Redenzione oggettiva". Non si lascia separare da lui.

Altri Autori sottolineano l’importanza della cooperazione di Maria alla Redenzione nel suo accoglimento della Redenzione per tutti, cioè nella "corredenzione ricettiva". Con ciò è abbandonata la categoria della questione del merito ed è evitata una inopportuna assimilazione del ruolo di Maria a quello di Cristo.

Rimane ancora aperta la questione se la distinzione in "Redenzione oggettiva" e "soggettiva" sia qui conveniente. Essa presuppone l’idea che mediante l’opera della Redenzione sia stata costituita una ‘provvigione’ concreta di Grazia che in un secondo tempo raggiungerebbe il singolo. Ma se si intende come "Redenzione oggettiva" il Signore stesso innalzato sulla Croce e nella Risurrezione – al quale il singolo deve partecipare mediante la fede e i Sacramenti –, allora la distinzione riceve un altro contenuto.

Così, per lo meno, non ha più significato parlare di una "cooperazione umana all’opera della Redenzione oggettiva", perché sotto questa è da intendere l’esistenza di Cristo come Capo divinizzante del suo Corpo, esistenza la quale esperimenta certo i suoi vari vertici attuali, come la morte in Croce e la Risurrezione.

D’altra parte, è una legge della Redenzione che l’inserimento nel Redentore Cristo si attui con la cooperazione umana, frutto della Grazia, e invero tanto soggettivamente, attraverso l’uomo redento qui e ora, quanto anche oggettivamente da un membro per le altre membra (cfr. Col. 1,24).

La qualità di Cristo come Redentore in quanto essere e agire, è propria solo a lui, e qualsiasi altra ipotesi non ha significato. Ma alla Redenzione in quanto insieme dei due poli appartiene anche la cooperazione dei redenti. Ogni "qualità di cor-redentore" deve quindi ascriversi a priori a questa categoria: è una qualità ‘ecclesiale’ di cor-redentore, in cui Cristo delega quasi la sua pienezza alle sue membra per le ulteriori membra.

Giuseppe Daminelli